STATI UNITI: Obama e Hillary a caccia del voto gay

«Valgono quasi il 7% dei voti. Pesano più dell’Udc in Italia e sono un volano formidabile per la caccia ai finanziamenti. Ecco perché – scrive Klaus Davi su “La Stampa” del 18 febbraio 2008





«Valgono quasi il 7% dei voti. Pesano più dell’Udc in Italia e sono un volano formidabile per la caccia ai finanziamenti. Ecco perché – scrive Klaus Davi su “La Stampa” del 18 febbraio 2008 – gli elettori gay sono uno dei grandi terreni di scontro tra gli agguerriti staff di Obama e della Clinton, che si contendono non solo il loro voto, ma anche gli strateghi elettorali specializzati nella conquista mirata di questo target».

Hillary Clinton ha un precedente: il marito aveva un campaign manager gay sin dal 1992, David Mixer, che «diede vita ai primi eventi gay per la raccolta fondi di un candidato alle presidenziali. Mixer, dopo aver lavorato per Edwards, ha preferito Obama alla Clinton (…). Barack lo ha fortemente voluto per tentare di insidiare il primato che Hillary vanta sul target omosessuale: l’ex first lady ha infatti dalla sua il 63% dei consensi, contro il 29% del rivale. Resta saldamente in cima al consenso del popolo lesbo e gay Usa, ma proprio su questo fronte il suo staff ha registrato allarmanti defezioni a favore del competitore nero». Omosessuale è anche Steve Hildebrand, Vicedirettore della campagna di Barack Obama, attivo nella raccolta fondi nel mondo hollywoodiano.

Hillary ha dalla sua molti gruppi gay democratici di New York e autorevoli personaggi politici, «come il Sindaco di San Francisco Gavin Newsom, (…) tra i primi a promuovere i matrimoni gay in Usa, il quale si è vendicato di Obama, che nel 2004 si era rifiutato di fare una foto con lui sull’onda della polemica dei matrimoni fra persone dello stesso sesso». I Clinton, decisi a raschiare la pentola «hanno pescato perfino nell’esercito, guadagnandosi l’appoggio del veterano Keith Kerr, Generale di brigata della Guardia nazionale in California, gay dichiarato». Inoltre Hillary ha tenuto «infuocati comizi a favore delle unioni civili» in svariati locali gay californiani.
Obama è corso ai ripari «in Iowa, a Des Moines, ospite della tavola calda Palmer’s Deli, dove ha distribuito t-shirt nere sulle quali campeggiava un programmatico Gay guys for Obama». Poi ha promosso un evento semi improvvisato a Los Angeles, presso il W Hotel, durante cui ha ribadito che «nessuno più di lui può capire e dare risposte alla questione dell’uguaglianza dei diritti».

I due candidati democratici hanno attuato intense campagne telefoniche mirate al target omosessuale: nel Sud Carolina, nel New Hampshire e finanche nel conservatore Texas, decine di volontari omosex hanno subissato di telefonate e di visite elettorali librerie e palestre della comunità gay. E mentre Lady Clinton rimarcava il suo appoggio alla “causa” dai microfoni dello show televisivo di Ellen De Generse, lesbica storica, in Columbia Obama «ha organizzato un concerto gospel in compagnia del reverendo Andy Sidden, famoso referente religioso e dichiaratamente gay».

Se i Democratici rincorrono la pink lobby, lo stesso non si può dire dei Repubblicani. Rudolph Giuliani, a New York, poteva contare addirittura sul 50% dei voti della comunità gay mentre McCain era fermo al 23%. Senza Giuliani «l’influente minoranza – scrive “La Stampa” – non ha un vero e proprio interlocutore». Anzi, la campagna del Grand Old Party sembra avviarsi sul cammino dell’ostilità: «sul “Los Angeles Times”, Mike Huckabee si è veementemente schierato contro i matrimoni fra persone dello stesso sesso, arrivando a invocare la volontà di Dio».

Il Log Cabin Republican, organizzazione dei Repubblicani gay attiva nella raccolta fondi, osserva cosa dirà McCain, che fino a questo momento si è defilato: «Il suo staff è stato addirittura accusato di aver diffuso robo call (chiamate telefoniche automatiche) a contenuto anti gay nello Stato del New Hampshire. Ma sulla vicenda il candidato repubblicano non ha, sino ad ora, preso una chiara posizione».

Alterne vicende segnano i rapporti fra la Destra americana e le comunità GLBT omosessuali: «Bush padre non fu mai appoggiato dai Repubblicani “rosa” per le sue posizioni troppo conservatrici». Il figlio, invece, «nel 2000 decise di incontrarli ad Austin per garantirsi il loro appoggio. Per poi, comunque, “divorziare” nel 2004» allorché il Log abbandonò l’attuale Presidente che aveva promosso un emendamento costituzionale per vietare i matrimoni omosessuali.

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