Spagna, la jihad ordina: “Liberate i nostri detenuti!”

carcereLa jihad ha lanciato il segnale alle proprie cellule nascoste, ai sostenitori ed ai “simpatizzanti”: vuole che i suoi seguaci vengano “liberati” dalle carceri spagnole. La “chiamata”, particolarmente esplicita e fatta «in nome di Allah», riguarda tutti coloro che siano detenuti con l’accusa di terrorismo di matrice musulmana. Ma non si limita a questo: vuole attaccare mediaticamente il governo per isolarlo, creando sfiducia nei suoi confronti presso l’opinione pubblica, affinché questa consideri i sospetti dell’esecutivo contro l’islam eccessivi, falsi e ingiustificati.

E’ questa la reazione di Isis, al-Qaeda e di altre sigle eversive non solo all’efficienza sin qui dimostrata dalle indagini condotte dalle forze dell’ordine, ma anche al cosiddetto «Programma di intervento contro la presenza islamica intestina», che si propone, tra l’altro, grazie a rigorosi controlli, l’obiettivo di far sì che i penitenziari non diventino un centro di reclutamento dei futuri mujaheddin o covi per la pianificazione degli attentati. Sino ad oggi tale progetto ha permesso di mantener sotto controllo circa 2 mila reclusi, la maggior parte dei quali provenienti proprio da Paesi musulmani.

L’inquietante segnale, apparso lo scorso 18 luglio su un sito web di ispirazione jihadista ed ora ripreso dal quotidiano spagnolo Abc, pare sia partito dalla penisola arabica ed è stato ritenuto particolarmente attendibile, ciò che ha convinto gli esperti di antiterrorismo a mantenere il livello di massima allerta. Per questo motivo ai prigionieri non viene consentita alcuna visita, né comunicazioni di sorta, neppure con familiari ed amici, tanto meno con gli imam. Ciò ha spiazzato le sigle eversive, spuntando le loro armi. Da qui la richiesta di solidarietà giunta in Spagna dalle centrali della jihad, lamentando peraltro di non aver finora avuto «alcuna risposta positiva da parte dei loro fratelli musulmani» di stanza in Occidente. «Questo sacrificio può esser benedetto dall’Onnipotente – hanno assicurato, perché l’appello risultasse ancor più convincente- Noi musulmani siamo come un solo corpo, se un membro soffre, anche tutto il resto soffre con esso».

Ciò cui i terroristi islamici puntano da tempo è la cosiddetta «jihad globale» ovvero sferrata ovunque, Occidente compreso, definita «giorno J». In tale ottica, in un recente passato, l’Isis ha già fatto appello ai propri «lupi solitari», invitandoli a colpire nei propri Paesi di residenza ed ovunque possano con qualsiasi mezzo a disposizione: coltelli, machete, bastoni, veleno, anche investendo con le auto. Non è certo il clima adatto per abbassare la guardia. Anzi…

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