SPAGNA: atti sacrileghi nelle Università

Dopo l’umiliazione inflitta al presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, nonché Arcivescovo di Madrid, Antonio María Rouco Varela, a cui due mesi fa è stato impedito di tenere una lectio magistralis nell’università della sua stessa città (una vicenda che ha riproposto con modalità e contenuti pressoché identici la tristemente storica “cacciata” di Papa Benedetto XVI dall’Università La Sapienza), la scorsa settimana nuovi episodi di intolleranza anticristiana si sono registrati in diverse università del Paese.


Sempre a Madrid, stavolta presso l’Università Complutense, una settantina di studenti sono entrati nella cappella del campus e, urlando slogan contro il Papa e contro la Chiesa, si sono denudati dalla vita in su, scambiandosi baci omosessuali sull’altare. Quindi, prima di abbandonare la cappella, hanno imbrattato le pareti della stessa con scritte blasfeme.

Non è la prima volta che la cosa accade: già all’inizio di marzo la cappella dell’Università era stata presa di mira. Il gesto sacrilego è stato rivendicato con orgoglio da parte della “Asociación Universitaria Contrapoder”, un gruppo anarco-comunista che si batte per la “laicizzazione” (cioè la scristianizzazione) di scuole e università spagnole e che preannuncia altre azioni analoghe, finché la cappella – considerata a loro dire offensiva per la “libertà di coscienza” degli studenti – non sarà definitivamente chiusa.

Qualche giorno dopo è toccato all’Università di Barcellona. Qui, alcuni ragazzi hanno impedito l’accesso alla piccola cappella che si trova davanti alla facoltà di economia mostrando scritte e disegni blasfemi. Nel più grande di questi era raffigurata l’immagine di Gesù Bambino blasfemamente ritratto con un braccio alzato (a mo’ di saluto nazista, evidente richiamo al Paese natale del regnante Pontefice) e la croce nell’altro. Sotto la scritta: «Non passerai, senza la tessera da cristiano». Fra l’altro, la cappella era stata appena riaperta dopo un periodo di tensioni e attacchi da parte di diversi gruppi radicali, per cui il Rettorato – incapace di garantire l’ordine – aveva preferito chiuderla, sopprimendo perfino la celebrazione della Messa quotidiana chiesta dagli studenti. Stessa situazione all’Università di Valladolid, dove il luogo di preghiera è stato chiuso, ufficialmente per «contingenze tecniche».

Il fatto paradossale è che non di rado le medesime autorità ospitano nelle Università “eventi” di segno opposto che nulla hanno a che fare con la ricerca e il sapere, per di più con chiari obiettivi propagandistici: così, ad esempio, l’Università di Madrid il mese scorso ha autorizzato un chiassoso sit-in di protesta – ideato dalla Associazione Madrilena degli Atei e dei Liberi Pensatori – che ha visto la partecipazione di sigle ed esponenti gay, lesbiche e transgender per protestare contro la prossima visita del “seňor Benedicto” (sic). È la dimostrazione più evidente di come la tanto invocata imparzialità e neutralità delle istituzioni pubbliche il più delle volte sia solo un concetto astratto e inesistente nella realtà.

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