Sono i cartoni la nuova frontiera della propaganda Lgbt

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(Mauro Faverzani) Prosegue l’offensiva Lgbt d’indottrinamento mediatico delle nuove generazioni. L’operazione non è nuova, per la verità: si pensi, in passato, a casi quali l’episodio della fiction dal titolo «C’era una volta», in cui Mulan rivelò il proprio amore – non corrisposto – per la Bella Addormentata oppure al merchandising “arcobaleno” distribuito dalla Disney in tutti i propri negozi per celebrare l’“orgoglio-gay” o ancora all’ospitalità concessa ai «Gay Days» annuali non ufficiali a Disneyland e Disneyworld… Ma la Disney ha ormai da tempo fatto coming out aziendale, inficiando così la propria credibilità ed autorevolezza quanto meno nei confronti delle famiglie intenzionate ad educare i propri figli secondo la morale ed il diritto naturali.

Ora si ricandida, però, nel medesimo ruolo anche il canale televisivo americano per ragazzi CN-Cartoon Network, che già l’anno scorso aveva pubblicato un post, in cui augurava «a tutti un HAPPY PRIDE», incoraggiando nel contempo «tutti i fans Lgbtq+ ad essere orgogliosi tutto l’anno». Ebbene, anche nel 2020 ha deciso di riproporre la stessa solfa: Cartoon Network ha annunciato, infatti, l’intenzione di celebrare a modo suo, questo giugno, il «mese dell’orgoglio Lgbt», trasmettendo programmi, che promuovano omosessualità, ideologia gender e dintorni.

«Il nostro mondo cambia ogni giorno ed è il coraggio dei singoli a far progredire – ha twittato nei giorni scorsi il canale tv Usa – Mentre il mondo continua a far pressioni per l’eguaglianza, CN celebra le persone e le famiglie della comunità Lgbtq+ per l’intero mese e per l’intero anno». Al tweet è abbinato un video, che mostra diversi preadolescenti ed adolescenti impegnati nella promozione dell’attivismo Lgbt, invocando parole-chiave polisemiche quali «amore» e «inclusione», in modo decisamente ambiguo ed ideologico. Alle immagini di sfilate Lgbt si alternano diverse testimonianze: il tutto si conclude con alcuni piccoli, che si dichiarano «fieri» di essere «transgender», «queer» o «alleati Lgbtq».

Anche il sito web di Cartoon Network ospita per l’intero mese un elenco di letture “a tema” consigliate sull’«orgoglio Lgbt», una selezione di video delle serie animate Steven Universe e Craig of the Creek: il primo di questi video ha peraltro vinto uno dei premi Media Awards, assegnati dall’organizzazione Lgbt GLAAD.


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La promozione dell’omosessualità e del transgender è divenuta, insomma, uno dei cavalli di battaglia di questo canale ed è bene che i genitori ne siano consapevoli, anche perché Cartoon Network, originariamente, conquistò popolarità e pubblico, diffondendo tutt’altro ovvero i classici della Warner Bros. Quel tipo di proposta, oggi, non esiste praticamente più ed è giusto che si sappia. Cartoon Network ha presto prodotto anche proprie serie, avventurandosi nella trattazione di temi vieppiù scabrosi: ad esempio, nel 2018 l’ultima stagione della serie, purtroppo di successo, Adventure Time ha presentato un bacio lesbico; nello stesso periodo, anche il personaggio di Steven Universe ha proposto un matrimonio tra donne. Da notarsi come, di recente, anche altri prodotti di animazione «per bambini» o «per tutti», ma di fatto con contenuti Lgbt, siano stati segnalati nelle programmazioni di Netflix e di Disney Channel. Occhio al telecomando, quindi!

Secondo l’agenzia francese Médias-Presse.info, «spesso i registi attendono che ad una serie animata si fidelizzi un pubblico numeroso, prima di includere negli episodi seguenti vera e propria propaganda Lgbt. L’effetto è così ancor più devastante in quanto i genitori non sospettano» l’immissione di questi contenuti, a dir poco, problematici e tali da interferire a loro insaputa con l’educazione da loro scelta per i propri figli.

La questione si presenta ancor più inquietante, tenendo conto di come tutto questo sembri corrispondere ad una precisa linea editoriale ammiccante nei confronti di una sostanziale morbosità di fondo: non a caso v’è un blocco di programmazione, denominato Adult Swim, destinato al pubblico adulto con serie animate, anche giapponesi, proposte in modo integrale e senza sostanziali tagli o censure a tarda notte su Cartoon Network Usa, dalle ore 2 alle ore 6 del mattino. Ma non mancano nemmeno parodie quali A Day in the Life of Ranger Smith e Boo Boo Runs, i cui contenuti sessuali trent’anni fa, quando furono ideate, faticavano a trovare una propria collocazione in una programmazione ancora sostanzialmente classica, poi però modificata al punto da consentirne purtroppo una sempre più agevole sistemazione, creandole addirittura spazi “dedicati”.


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Da tener presente che Cartoon Network è una catena americana, ma diffonde i propri programmi in molti altri Paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Irlanda, Francia, Polonia, Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Romania, Australia, Nuova Zelanda, Argentina, Brasile, Colombia, Giappone e Corea del Sud.

Avvertenza: questo articolo, benché costituisca mera informazione e si configuri nei casi di libertà di pensiero tutelati dall’art. 21 della Costituzione italiana, se fosse già stato approvato il disegno di legge – cosiddetto – sull’“omofobia”, assolutamente liberticida, proposto dal deputato Pd e noto attivista Lgbt Alessandro Zan, non si sarebbe potuto scrivere, o meglio, scrivendolo si sarebbe incorsi in una possibile condanna fino a 6 anni di carcere oppure in mega-sanzioni. Riteniamo che chi siede in Parlamento abbia l’obbligo morale di evitare agli Italiani nuovi odiosi cappi ed ulteriori bavagli ideologici, degni di un regime e non di uno Stato, che ama definirsi “democratico”.

Insomma, si fa presto a dire: «Tanto sono cartoni». Piazzare i propri figli senza la supervisione di un adulto davanti al televisore può costare caro. Sarebbe bene che sempre più genitori prendessero provvedimenti consoni… 


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