Solo prodotti “halal” nei ristoranti Quick: l’islam avanza

QuickNuovo passo avanti nella conquista musulmana dei mercati e dell’economia occidentali: dalla fine del primo semestre 2016 i punti-vendita che manterranno il marchio Quick proporranno solo ed esclusivamente carne halal ovvero «conforme» alla sharia, alla legge islamica.

E’ questo il frutto di complesse operazioni finanziarie da tempo in atto ed ora giunte a conclusione: dopo il via libera dell’Authority sulla Concorrenza, infatti, il Gruppo Bertrand, azionista di maggioranza dei Burger King francesi, ha acquisito il gruppo Quick con i suoi 509 ristoranti. A mediare le manovre, ha provveduto Qualium Investissement, società di gestione di capitali francesi e stranieri per conto terzi, che, come filiale della Cassa Depositi con un portafoglio da 1,2 miliardi di euro ed oltre 40 sottoscrittori istituzionali, non fa fatica ad accreditarsi, nel pilotare investimenti di questo tipo, quale partner di fiducia delle piccole e medie imprese francesi, soprattutto di quelle a gestione familiare e ad alto potenziale di crescita. Investimenti, che in questo caso han permesso al Gruppo Bertrand, già proprietario anche di ristoranti, hotel e di società per la distribuzione di bevande, di rilevare una realtà, il gruppo Quick, con un giro d’affari pari a 1,029 miliardi di euro ed oltre 20 mila dipendenti, divenendo così in Francia la seconda realtà per importanza, dopo McDonald’s, anche nel campo della ristorazione rapida.

Senonché, fiutato l’affare, il nuovo proprietario ha deciso di proporre, d’ora in poi, solo prodotti halal nella quarantina di locali che manterranno il marchio Quick, tanto in Francia quanto in Belgio, Lussemburgo, nonché nei dipartimenti francesi di La Réunion, Nuova Caledonia e Martinica. La notizia, ripresa dall’agenzia Médias-Presse-Info, è stata diffusa dai quotidiani Le Parisien e Le Figaro e conferma un trend iniziato già nell’ultimo trimestre del 2009 con i primi menù di hamburger Quick con carne halal, “certificati” dalla moschea d’Evry, che non equivale propriamente alle nostre autorità sanitarie. Tant’è vero che in Austria, Olanda, Svizzera, Danimarca e Svezia questo ed ogni altro tipo di macellazione rituale viene espressamente vietato. Ed anche la normativa italiana è, di per sé, incompatibile con tale procedura.

Eppure ormai, complice la rete della grande distribuzione, nei maggiori supermercati del mondo è possibile trovare prodotti halal. La Nestlé in Malesia, ad esempio, si è specializzata nel settore, realizzando ed immettendo sul mercato circa 300 noti marchi conformi alla sharia, dal Nespray al Nescafé, dal Maggi al Kit Kat, esportati in ben 50 Paesi del mondo. Per i musulmani è obbligatorio consumare solo cibi halal. In un articolo pubblicato il 25 febbraio dell’anno scorso dal World halal Council si legge: «Musulmani e non-musulmani devono capire che il Nuovo Ordine Mondiale sorgerà solo con l’halal e col tayyib!» ovvero rispettivamente con ciò che è conforme e con ciò che è buono secondo la sharia. Chiaro, no?

Ha scritto Magdi Allam nel suo libro Vincere la paura: «L’islamizzazione dal basso avviene principalmente tramite il controllo delle moschee e delle scuole coraniche, la gestione di enti e aziende che producano profitto e che siano compatibili con l’etica islamica (macellerie, finanziarie, librerie, ristoranti, ditte di importazione ed esportazione di prodotti alimentari halal e consorzi di certificazione della carne halal)». Pare, purtroppo, che, complice un Occidente sopito ed inebetito, ci stiano riuscendo (fonte: Corrispondenza Romana).

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