Siria. Ucciso perché portava la croce al collo

FondamentalistiUn delitto orribile. Yohannes A. si trovava su un pulmino diretto ad Aleppo, poi fermato da un gruppo di fondamentalisti. Yohannes pare fosse l’unico non musulmano. Subito perquisito per via del suo cognome cristiano, la scoperta della croce al collo ha fatto impazzire uno del gruppo, che non ci ha pensato due volte. Presa la mira sulla croce, ha fatto fuoco “dilaniando il petto dell’uomo”.
Secondo una fonte di Fides nella comunità armena, i “terroristi erano esaltati, fuori di sé, come sotto l’effetto di droghe”. Ma per Yohannes, ucciso così barbaramente, si
parla di “martire, ucciso in odium fidei”.
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21 febbraio 2013

Siria: cristiano trucidato perché portava la croce al collo. La comunità armena: «È un martire»

Yohannes A. è stato trucidato da un gruppo di ribelli, estremisti islamici, su un pulmino mentre si dirigeva ad Aleppo. La comunità armena: «Ucciso in odium fidei».

Yohannes A. è stato trucidato in Siria da un gruppo di ribelli mentre si dirigeva nella città di Aleppo perché cristiano. Il pulmino su cui si trovava insieme ad altri civili, tutti musulmani, è stato fermato a un posto di blocco da un gruppo di fondamentalisti, che usano questa tattica per prendere ostaggi o derubare i civili approfittando del caos generato dalla guerra civile. Quando i ribelli hanno capito dal cognome di Yohannes che era un cristiano armeno, l’hanno preso e perquisito, scoprendo la croce che portava al collo.

MARTIRE. Secondo Fides, che ha ascoltato la comunità cristiana, informata dai testimoni oculari, uno degli uomini ha sparato sulla croce dilaniando il petto di Yohannes. La comunità dei cristiani armeni parla di «martire, ucciso in odium fidei».

SACERDOTI SEQUESTRATI. All’interno della guerra civile siriana, che va avanti ormai da quasi tre anni, terroristi ed estremisti islamici si sono inseriti nella battaglia tra il regime di Bashar al-Assad e i diversi gruppi di ribelli. I terroristi stranieri sono i più abili nella guerriglia e servono alla causa, anche se, come testimoniato da più voci, prendono di mira le comunità cristiane e derubano e rapiscono i cittadini siriani. Michel Kayyal e Maher Mahfouz, ad esempio, sacerdoti armeno cattolico il primo e greco ortodosso il secondo, sono stati sequestrati da una di queste bande il 9 febbraio scorso e ancora non si hanno notizie di loro.

PAURA FONDAMENTALISMO. Secondo l’Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, monsignor Silvano Maria Tomasi, «bisogna creare le premesse politiche per un dialogo con tutte le parti coinvolte. Altrimenti i gruppi dell’opposizione più fondamentalisti prenderanno sempre più potere rendendo sempre più difficile un futuro democratico per la Siria dove possano partecipare tutte le minoranze in particolare, anche la minoranza cristiana».

Leone Grotti

Fonte: Tempi

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