Siria: Jihadisti europei, si teme il rientro

JihadA far problema è il fatto che tornino: il rientro in Patria degli europei affiliati alla jihad e trasferitisi in Siria, per combattere a fianco dei cosiddetti ribelli al regime del Presidente Bashar al-Assad, potrebbe comportare dei rischi. Il primo dei quali è il fatto che le loro idee si siano fatte ancora più radicali e che per questo covino sentimenti di vendetta contro chiunque la pensi diversamente. Il che, in Occidente, è abbastanza frequente…

Il timore è stato espresso a chiare lettere dall’ex-ufficiale dell’intelligence francese, Alain Shue, all’incontro internazionale dei rappresentanti europei, tenutosi gli scorsi 8 e 9 maggio a Bruxelles. Al summit erano presenti anche Paesi extra-Ue coinvolti nella missione siriana, come gli uffici anti-terrorismo di Usa, Turchia, Marocco e Tunisia.

Nessuno può dire con esattezza quanti siano attualmente i mercenari stranieri andati a combattere Assad, ma si stima che possano oscillare tra le 5 e le 11 mila unità, il che già equivarrebbe alla più grande mobilitazione di forze jihadiste internazionali dopo la guerra antisovietica, condotta in Afghanistan trent’anni fa.

Si tratterebbe soprattutto di francesi, inglesi, tedeschi, belgi, olandesi, norvegesi ed irlandesi.

Tra le soluzioni proposte, quella avanzata dal Belgio di ritirare i passaporti. Il che non risolverebbe però il problema, poiché i reduci potrebbero sempre passare come clandestini attraverso la Turchia oppure attraverso il Mediterraneo, accolti ed assistiti dall’operazione “Mare Nostrum”. Il che sarebbe il colmo: un vero paradosso.

Donazione Corrispondenza romana