Simboli religiosi derisi, il Gay Pride brasiliano in tribunale

BrasileL’Ufficio di Presidenza del Consiglio di Regione Lombardia, circa un mese fa, ha concesso – col voto decisivo del rappresentante di Lega Nord, Fabrizio Cecchetti – il patrocinio all’imminente Milano Pride, un’intera settimana di manifestazioni Lgbt, promosse dal 22 al 28 giugno. Ebbene, è giusto che al Pirellone si sappia quanto accaduto al recente Gay Parade promosso in Brasile, dove simboli cristiani sono divenuti oggetto di scherno, insulto e profanazione, tanto da spingere i Vescovi cattolici a denunciare pubblicamente l’accaduto, a stigmatizzarlo ed a chiedere che vengano intraprese azioni legali contro i responsabili. La dissacrazione di simboli religiosi, infatti, «viene riconosciuta come reato dal Codice Penale» brasiliano. Per questo l’episcopato chiede ora al governo federale, «custode della Costituzione», di «difendere i diritti calpestati».

La Conferenza episcopale della prima Regione Sud, con un proprio comunicato, ha denunciato le «chiare manifestazioni di disprezzo verso la coscienza religiosa del nostro popolo e verso il principale simbolo della fede cristiana, Gesù crocifisso», ostentate nel corso dell’iniziativa Lgbt. Inoltre, ha espresso «stupore nel constatare come eventi di questo tipo possano essere autorizzati ed ottenere il patrocinio del governo», pur promuovendo «atti, che offendono chiaramente lo stato di diritto garantito dalla Costituzione». Vasta l’indignazione suscitata presso la popolazione dalla parata annuale, svoltasi per le strade di Sao Paulo, parata durante la quale sono state distrutte immagini sacre, individui nudi si sono seduti su di esse oppure le hanno utilizzate per coprirsi le pudenda. Non ultimo, è stato mostrato un transessuale seminudo su di una croce, mentre un altro si è spogliato davanti ad una chiesa. Atti inqualificabili, atti che suonano come una vera e propria bestemmia.

L’on. Rogério Rosso, rappresentante del Distretto federale presso la Camera dei Deputati, ha proposto una legge, che vieti tali disgustose e blasfeme pagliacciate, infliggendo anche ai responsabili una pesante ammenda, oltre ad 8 anni di carcere. Anche il sen. Magno Malta ha denunciato il fatto che queste sfilate usino i soldi pubblici, stanziati dal governo, per «andare oltre» un discorso di correttezza, per seminare «l’intolleranza e la totale mancanza di rispetto verso la libertà religiosa». Così ha chiesto ai procuratori federali di avviare un’indagine penale contro tali comportamenti.

L’offesa recata ai simboli religiosi cari ai fedeli cattolici richiede ora un atto di riparazione, per domandare a Dio il perdono e la conversione dei cuori.

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