Shangai: Diocesi saccheggiata e Vescovo ai domiciliari

Ma DaqinIncredibile, sarebbero stati capaci anche di rubare in chiesa. I funzionari della Cina comunista avrebbero sottratto spudoratamente soldi, tanti soldi dalla diocesi cattolica di Shangai: questa, almeno, l’accusa mossa dall’agenzia UCANews, fondandosi su fonti anonime, ma ritenute affidabili. Solo nell’ultimo anno, diverse decine di milioni di yuan sarebbero state così dirottate dai conti bancari della Curia a quelli di enti governativi oppure di singoli. E tutto, per ordine dei «funzionari dell’Ufficio per gli Affari Religiosi», l’organismo preposto ad esercitare una stretta sorveglianza sulle religioni ufficialmente riconosciute dalle autorità.

Soldi spariti e Vescovo ai domiciliari

Si stima che circa 90 milioni di yuan [pari a 13,1 milioni di euro-NdR] siano stati così sottratti alla Chiesa negli anni scorsi. Un ultimo dato da tener presente, per aver chiaro il quadro della situazione: il Vescovo di Shangai, mons. Ma Daqin (nella foto), ha iniziato il proprio quarto anno agli arresti domiciliari presso il seminario di Sheshan. Gli viene tuttora impedito l’esercizio del suo ministero episcopale, essendosi lui rifiutato di divenire presidente dell’Associazione Patriottica. Il “vuoto di potere” determinato è stato riempito dalle autorità con un «Comitato di direzione», composto da cinque preti: in pratica, questo è il pretesto, con cui l’Ufficio per gli Affari Religiosi e l’Associazione patriottica giustificano il «rafforzamento dei controlli» sulla vita e le finanze della Diocesi, trasformatasi in autentica preda.

L’immensa Diocesi di Shangai è una delle più importanti della Cina per numero d’anime, ma è scossa da gravi problemi, dopo la morte del suo emblematico Vescovo «ufficiale», mons. Jin Luxian, avvenuta il 27 aprile 2013. Egli, grazie ai suoi contatti all’estero ed al fatto d’esser un brillante poliglotta, aveva saputo ripristinare contatti con istituti e società missionarie un tempo attive in loco, sollecitare gli organismi di finanziamento della Chiesa universale e – da quando le autorità cinesi avevano iniziato a rendere le proprietà confiscate a partire dagli Anni Cinquanta – era riuscito a recuperarne un gran numero. La sua è divenuta così una Diocesi autonoma e relativamente prospera da un punto di vista finanziario, quindi particolarmente appetibile.

Prosegue l’opera di indottrinamento

Nel frattempo, l’Ufficio per gli Affari Religiosi e l’Associazione patriottica hanno proseguito la costante opera di indottrinamento: nei giorni scorsi, una trentina di preti ed una dozzina di religiosi sono stati convocati per una sessione di studi promossa presso l’Istituto del socialismo di Shangai con un programma di corsi sul «rafforzamento dello Stato di diritto» in Cina e sulla «cinesizzazione» delle religioni, principio caro al presidente Xi Jinping. Un’altra sessione di studi è già stata pianificata per settembre.

Corruzione occidentale e ideologia comunista: è questa l’incredibile contraddizione, che scuote oggi quello che anticamente fu il potente e fiero Impero di Mezzo.

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