Sfiorato l’ennesimo blitz abortista nel quartier generale dell’Onu

OnuCi hanno provato. Ancora. Con quella pervicacia, che purtroppo manca in casa cattolica. Ed in modo «subdolo», come diversi delegati hanno osservato. Proprio nel quartier generale delle Nazioni Unite. Il motivo del ricorso ormai a stratagemmi e giochi di prestigio è presto detto: difficile in Assemblea Generale far passare l’idea dell’aborto come di un “diritto”, accordare tra loro i 193 Stati membri; per questo, i nemici della vita han pensato bene di aggirare l’ostacolo, spostando semplicemente le competenze in una Commissione ristretta, discrezionale ed a mandato limitato, quindi meglio gestibile e manovrabile.

Da qui è uscita l’ennesima risoluzione, presentata da un delegato svizzero e sostenuta dai gruppi pro-choice, per trasformare la Csw-Commissione annuale sulla condizione delle donne in un organismo totalmente diverso dall’attuale, con competenze nuove ed inedite, molto più influente, addirittura in grado d’impostare un intervento normativo, col rischio d’interferire indebitamente e pesantemente con le singole legislazioni nazionali. Contro ogni codice e contro il buon senso. Secodo quanto riferito dall’agenzia LifeSiteNews, il pacchetto completo è stato presentato come una banalissima «integrazione» delle risoluzioni precedenti, una bazzecola insomma, un pro forma, roba da niente… Invece, no. Era tutt’altro, qualcosa di mai visto in passato, con poteri mai concessi da nessun precedente accordo. Al punto da lasciare sconcertati gli altri delegati, quando han preso visione del testo.

Se il progetto fosse passato, le Nazioni più potenti e ricche avrebbero potuto utilizzare le nuove procedure per esercitare pressioni a favore della legalizzazione dell’aborto, oltre che per promuovere il concetto di «orientamento sessuale e identità di genere» nel diritto internazionale, sovvenzionando chiunque sostenesse le loro posizioni. Contro ogni principio di trasparenza e di legittimazione democratica. Tutto è sfumato per un soffio.

Perché proprio la CSW? Innanzi tutto, perché di questa Commissione Onu non fanno parte 193 Paesi – come per l’Assemblea Generale -, bensì soltanto 45, quindi è più manovrabile dietro le quinte. Specie dando a ciascuno Stato membro ed anche alle organizzazioni non governative la possibilità di elargire raccomandazioni e biasimare gli “inadempienti”. Non solo: dal 1996 tale Commissione è stata incaricata di «proseguire e rivedere» quanto deciso alla Conferenza delle Donne, tenutasi a Beijing nel 1995.

Certo, tutto questo, da solo, non basta: occorreva cambiar pelle a tale organismo, oggi in grado al massimo solo di rivolgere cortesi inviti. Ma la risoluzione sull’attività del prossimo decennio è passata senza questa clausola, al momento bocciata. Già sapendo, tuttavia, che presto – v’è da scommetterci – qualcuno tornerà alla carica…

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