“Senza dubbio”, in scena a teatro una bestemmia

InnauratoCi siamo già occupati in più occasioni – purtroppo – dei violenti attacchi, che pressoché quotidianamente vengono sferrati contro la fede cattolica attraverso la televisione. L’ultimo caso in ordine di tempo è lo show “Black Jesus”, messo in onda da Cartoon Network. V’è però da evidenziare come anche il teatro non neghi malauguratamente rappresentazioni almeno altrettanto blasfeme e provocatorie.

Un esempio è dato dalla commedia “Senza dubbio” di Albert Innaurato, che verrà messa in scena in un teatro di New York fino al prossimo 30 agosto. Già nel titolo è una parodia, in questo caso dell’opera di Patrick Shanley dal titolo “Dubbio”, rappresentata tra il 2004 ed il 2006 e poi adattata per il piccolo schermo con l’interpretazione di Meryl Streep. “Senza dubbio” va decisamente oltre: non tanto perché sopra le righe, quanto perché scade nella blasfemia più bieca e vergognosa. La foto, che pubblichiamo a corredo del presente articolo, è peraltro una delle poche proponibili.

Esasperati i tratti dei personaggi: sacerdoti e suore omosessuali, sacrileghi, rozzi e sboccati. Non da meno le situazioni proposte, sino alla rappresentazione di un’orgia. Mentre a Gesù Cristo viene riservata la parte del vampiro. Non è soltanto un’indecenza, è un’autentica bestemmia. E l’aspetto più deplorevole è che una simile farsa abbia anche trovato un teatro disposto a metterla in cartellone.

Provvidenzialmente è stata stroncata dalla critica e dalla stampa. Lo stesso New York Post lamenta il fatto che abbia«fatto fuggire da teatro anche gli appassionati». Ma nessuno si illuda: ciò non è dipeso dai contenuti blasfemi, bensì dalla fragilità artistica ed interpretativa degli attori. Un dissenso tecnico, quindi, non morale. Il che, a sua volta, dà il quadro clinico del livello di degrado raggiunto non solo dal teatro in quanto tale, bensì anche da quei soloni radical-chic, che si atteggiano ad “esperti” solo per aver trovato un editore disposto a pubblicare i loro pareri.

Bill Donohue, Presidente della Catholic League, in un proprio intervento dà una chiave di lettura psicoanalitica della vergognosa rappresentazione. Ritiene che Innaurato, come tanti altri drammaturghi così feroci contro la Chiesa Cattolica, sia schiavo dei problemi del proprio vissuto profondo: «Lui è un ex-cattolico omosessuale – spiega – Quando era a Yale, molti anni fa, fece amicizia con Christopher Durang, nella sua stessa situazione. Perciò, anche lui, divenuto anti-cattolico. E’ questo che li ha spinti a recitare insieme in diversi spettacoli, vestiti da preti che interpretavano donne». Non sappiamo se la causa sia soltanto questa e, pertanto, se sia riconducibile semplicemente al cosiddetto inconscio. Di certo v’è che Innaurato è stato lontano dai palchi di New York per un quarto di secolo, senza che alcuno ne sentisse l’assenza. Tornarvi in questo modo ne ha fatto capire il perché. Sperando che ora per altri 25 anni ci voglia esonerare dal rivederlo.

Donazione Corrispondenza romana