Sentenza: l'”interesse” d’un bimbo in provetta? Aver 2 “madri” divise!

provettePrima le due donne si sono “sposate” in Spagna, a Barcellona. Poi hanno voluto un figlio tramite fecondazione eterologa: l’ovocita dell’una, fecondato da un “donatore”, è stato tenuto in grembo dall’altra sino al giorno del parto. Infine, per non farsi mancar nulla, le due, qualche mese fa, hanno anche divorziato. Ed, a quel punto, per il bambino ha avuto inizio un’inedita “querelle” giudiziaria.

Nel Paese iberico il magistrato ha tagliato corto, entrambe sono state ritenute “madri” e si è deciso pertanto per l’affidamento congiunto. Ma, essendo una delle due italiana, questa, guarda caso, ha chiesto anche alla nostra Giustizia di pronunciarsi in merito. In primo grado il Tribunale di Torino non ha confermato la sentenza spagnola, in quanto ritenuta contraria all’ordine pubblico, introducendo un concetto di “famiglia omosessuale” inesistente nella nostra Costituzione.

La Corte d’Appello, invece, ha incredibilmente fatto marcia indietro: ha accolto la richiesta delle due donne, ha preso atto di quanto sancito dai giudici iberici ed ha ordinato pertanto all’ufficiale di stato civile di trascrivere la nascita del piccolo come figlio di entrambe. Sebbene l’Anagrafe attenda, in realtà, delucidazioni dal Prefetto, trattandosi di un’anomalia giuridica evidente e senza precedenti.

Secondo i magistrati d’Appello, peraltro tutte donne, l’«interesse del minore» e l’accessoria «copertura giuridica» sarebbero da intendersi superiori, in questo caso, all’«ordine pubblico». Solo che l’interesse del minore non è certo quello di ritrovarsi al centro di un guazzabuglio bioetico, anzi “bio-non etico”, assolutamente voluto – nonostante tutto e nonostante tutti -. Né, tanto meno, è interesse del minore ritrovarsi con due sedicenti madri e padre ignoto.

Donazione Corrispondenza romana