Sempre più ricca la letteratura su Fatima

(di Cristina Siccardi) Per commemorare i cento anni trascorsi dalla prima apparizione della Vergine Santissima a Fatima, sono recentemente usciti diversi libri. Alcuni di essi, come quello spagnolo di José María Zavala, El secreto mejor guardado de Fatima (Ediciones Temas De Hoy), cerca di portare nuovi elementi di indagine sul terzo segreto, che continua ad essere causa di investigazioni, dibattiti e curiosità.

Altri testi sono, invece, di carattere più di memento che di novità, come Fatima. Tutta la verità. La storia, i segreti, la consacrazione di Saverio Gaeta (San Paolo), autore che ha scritto anche L’ultima profezia. La vera storia di Medjugorie (Rizzoli), dove queste presunte apparizioni vengono definite azzardatamente come «l’evento più clamoroso del cristianesimo dopo la risurrezione di Gesù»; altri libri che vanno segnalati sono Inchiesta su Fatima. Un mistero che dura da cento anni di Vincenzo Sansonetti (Mondadori) con la prefazione di Vittorio Messori e 2017 Fatima. Centro del mondo di Luciano Garibaldi (Mimep-Docete). Fatima dunque continua ad interessare il variegato e piagato mondo cattolico.

Un’attenzione editoriale che denota, soprattutto nei nostri giorni, confusi e affannati, la consapevolezza dell’esistenza di un ampio bacino di lettori che ancora credono nei segni e negli interventi divini. L’ultimo Papa ad essere andato a Fatima, Benedetto XVI, disse: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. (…) Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità». Ora attendiamo ciò che dirà il 13 maggio a Fatima Papa Francesco.

In questi giorni, inoltre, il ricercatore portoghese Pedro Sinde, dopo la lettura del libro Fatima et la passion de l´Eglise (Éditions Le Drapeau blanc, Roquepine 2017), versione francese di Fatima e la Passione della Chiesa (Sugarco, Milano 2012), tradotto anche in polacco (Wydawnictwo Esprit, Cracovia 2014), si appresta a fare conoscere nella sua terra il sorprendente legame che ha unito per secoli Fatima a Casa Savoia.

Nel XII secolo i lusitani, ovvero i portoghesi, avevano vinto gli islamici che dominavano la penisola iberica. Alfonso I (1109-1185), detto il Conquistatore (Conte del Portogallo dal 1128 al 1139 e poi primo Re del Portogallo dal 1139 fino alla morte), affidò al suo eroico condottiero, Don Gonçalo, il compito di difendere il Paese dai musulmani. Prima della decisiva battaglia di Ourique (26 luglio 1139), Alfonso stava pregando per la protezione del popolo portoghese, quando gli apparve Gesù Cristo sulla croce.

La guerra fu vinta e, in segno di gratitudine, il Re incorporò le cinque ferite di Cristo nella bandiera, inserendo cinque pallini bianchi all’interno dei cinque scudi azzurri, che rappresentano i cinque sovrani moreschi sconfitti proprio ad Ourique: piaghe e scudi sono tuttora presenti sul drappo portoghese. Quale premio per la vittoria ottenuta il Re concesse al fedele Gonçalo il privilegio di scegliersi in sposa la giovane più bella fra le musulmane prigioniere e quest’ultimo elesse Fatima, nome assai noto fra gli islamici, perché appartenuto alla figlia di Maometto. Ma a Fatima venne imposta una condizione, che la giovane accolse benignamente: la conversione alla religione cattolica. Maestra e catechista fu la moglie di Alfonso I, Mafalda di Savoia, prima Regina del Portogallo.

L’unione fra il condottiero, conosciuto come Matamoros, e la bella Fatima durò poco: la sposa morì prematuramente e Gonçalo decise di ritirarsi a vita di preghiera e di penitenza nell’abbazia cistercense di Alcobaça, tra i figli di San Bernardo, abbazia fondata e donata a San Bernard de Clairvaux (1090-1153) dallo stesso Alfonso I. Don Gonçalo, al fine di avere un più vivo ricordo dell’amata sposa, ne fece trasferire la salma in una località vicina e che da lei prese il nome: Fatima.

Fra le antiche carte dell’archivio del monastero delle Domenicane di Alba (Cuneo), fondato dalla Beata Margherita di Savoia, è custodita una straordinaria documentazione: scritti rivelanti che nel XV secolo Casa Savoia venne informata delle future apparizioni di Fatima e degli annunci mariani circa i castighi che si sarebbero abbattuti sull’umanità. Era il 16 ottobre 1454 quando, in questo monastero di Santa Maria Maddalena, una certa suor Filippina de’ Storgi (?-1454), prima di spirare, lasciò una profezia: la Madonna sarebbe apparsa a Fatima. Suor Filippina era la figlia di Filippo II di Savoia-Acaia (1340-1368), vittima di una congiura familiare che lo condusse ad essere legato e gettato ancora vivo nelle gelide acque del lago di Avigliana (Torino).

Tuttavia, avendo chiesto l’intercessione del Beato Umberto di Savoia (1136-1189), si salvò miracolosamente. Fu così che decise di fuggire e di vivere da pellegrino penitente e orante per essere perdonato dei propri peccati, prendendo il nome di Frate Guglielmo. Visitò così i santuari della Francia, della Svizzera, della Spagna, del Portogallo e giunse fino a Fatima, dove era stata edificata una chiesa per volere di Mafalda di Savoia, figlia di Amedeo III di Savoia (1087-1148), detto il Crociato, poiché aveva partecipato, richiamato alle armi da Papa Callisto II, alle guerre in Terrasanta.

Filippo di Savoia-Acaia entrò nella modesta chiesetta di Fatima e scorse, davanti all’altare, sul nudo pavimento, una pietra tombale con una scritta latina che recitava: «Qui giace Mafalda ovvero Matilde figlia di Amedeo III Conte di Savoia e sorella di Umberto III Conte di Savoia, consorte di Alfonso Eriquez I Re del Portogallo insieme alla sua figlia spirituale Oureana già chiamata Fatima. Questa chiesa e l’attiguo convento li fece erigere quella Regina per onorare la Gran Madre di Dio nell’anno 1154».

Fatima e Mafalda erano, dunque, state sepolte insieme. La Regina, morta a Coimbra il 4 novembre del 1157, lasciò scritto nel suo testamento che aver «portato Oureana alla fede cristiana è stata la mia grande gioia. Lascio a lei il compito di continuare il culto della Vergine nella chiesetta che feci costruire alla Sierra de Aire che tanto somiglia alla mia Savoia e dove desidero essere seppellita io stessa per riposare nella quiete eterna ai piedi della Vergine Maria, lontano dall’eco della città». Gli auspici di Mafalda di Savoia si realizzarono e la chiesetta del borgo di Fatima divenne centro universale di spiritualità mariana.

In punto di morte la veggente Suor Filippina de’ Storgi «parlava de’ futuri eventi, prosperi e funesti della Casata Sabauda, fino a un tempo non preciso di terribili guerre, dell’hesilio di Umberto di Savoia [Re Umberto II] in Lusitania, di un certo mostro d’Horiente, tribulatione dell’Humanità, ma che sarebbe ucciso dalla Madonna del S. Rosario de Phatima, se tutti li huomini l’havessero invocata con penitentia grande» (In C. Siccardi, Fatima e la passione della Chiesa, Sugarco, Milano 2012, p. 53).

Inoltre il 16 settembre 1454 la mistica sabauda rivelò che «là nella Lusitania c’è una chiesa in un paese che si chiama Fatima, edificata da una antenata della nostra Santa Fondatrice Margherita di Savoia, Mafalda e che una statua della Vergine SS.ma ha detto degli avvenimenti futuri molto gravi perché Satanasso farà una guerra terribile ma perderà perché la Vergine SS.ma Madre di Dio e del SS.mo Rosario di Fatima “più forte di ogni esercito schierato a battaglia” lo vincerà per sempre» (Ibidem).

Questa cronaca storica offre un’idea dell’immensità del progetto che la Divina Provvidenza ha riservato a Fatima, un progetto che ebbe inizio con la fondazione del Regno del Portogallo e si è poi sviluppato attraverso i secoli, coinvolgendo anime prescelte: dai primi sovrani della nazione lusitana, che liberarono la loro terra dalla presenza dei violenti seguaci di Maometto ai tre pastorelli di Fatima, portavoci delle esortazioni e dei richiami della Madonna, che, nella comunione dei Santi, li lega alla monaca Suor Filippina, morta in odore di santità. (Cristina Siccardi)

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