Se questi sono santi… Robert Schuman

Il 29 maggio del 2004 il radiogiornale della Radio Vaticana annunciò la chiusura del processo diocesano, aperto il 9 giugno 1990 dal Vescovo di Metz, Monsignor Pierre Raffin, per la beatificazione di Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’attuale Unione Europea. Per l’occasione venne invitato a parlare il Cardinale Paul Poupard, all’epoca Presidente del Pontificio Consiglio della cultura, il quale disse: «Schuman era un uomo profondamente cristiano e si è dimostrato un abile politico: ha infatti promosso l’integrazione europea, una realtà oggi evidente. Schuman risponde perfettamente all’idea che ho sull’uomo politico: il suo compito è di rendere possibile il necessario, guardando lontano e pensando al futuro delle nuove generazioni, preparando questo futuro».

La concezione di santità è stata stravolta dagli uomini di Chiesa del postconcilio. La formula del mito politico da “santificare”, che segue parametri ideologici affini ai membri del potere ecclesiastico, è quella attualmente più seguita sotto il Pontificato di Papa Francesco; tuttavia questo paradigma proviene da un sentire democristiano, dialogante, remissivo alle logiche del potere e del mondo, dove il compromesso è sempre lecito purché il “dialogo” non avvenga con la Verità rivelata, poiché quest’ultima è causa di divisione con i sostenitori dei principi del liberalismo, del socialismo e del relativismo, proprio quei principi, rimandabili al motto LEF (Liberté, Égalité, Fraternité), di cui si fece interprete europeo il politico francese Robert Schuman.

Nacque in Lussenburgo, a Clausen, il 29 giugno 1886, da padre loreno e cittadino tedesco. Compì gli studi universitari in giurisprudenza a Bonn, Berlino, Monaco di Baviera, Strasburgo e nel giugno 1912 aprì uno studio da avvocato a Metz. Iniziò ben presto la carriera politica, quando nel 1918 divenne consigliere comunale di quella città. Per la sua attività a favore dei rifugiati verrà arrestato dalla Gestapo, prima a Metz, poi a Neustadt an der Weinstraße. Evaso nell’agosto 1942, fu eletto nelle fila del Movimento Repubblicano Popolare. Il 24 giugno 1946 venne nominato Ministro delle finanze e il 24 novembre 1947 divenne Presidente del Consiglio, rimanendolo fino al 26 luglio 1948. Subito dopo, e fino all’8 gennaio 1953, fu Ministro degli esteri. In tale veste divenne protagonista dei negoziati che si svolsero alla fine della seconda Guerra mondiale e che portarono alla creazione del Consiglio d’Europa, della NATO, della CECA.

Schuman si lasciò ispirare da Jean Monnet (1888-1979), anch’egli fra i padri fondatori dell’Unione Europea. Monnet, il 5 agosto 1943 ad Algeri, quando divenne membro del Comitato francese di Liberazione nazionale, dichiarò: «Non ci sarà mai pace in Europa se gli stati si ricostituiranno su una base di sovranità nazionale… [ciò] presuppone che gli stati d’Europa formino una federazione o una entità europea che ne faccia una comune unità economica». L’identità europea sta nella capacità, per costoro, di trascendere le proprie identità e si innesta in un’etica che trova le sue origini nelle idee illuministe, quelle idee che furono fortemente veicolate dalla massoneria. Così Schuman, Ministro degli esteri, nonché cattolico evoluto ed adulto, e Monnet, banchiere ed ex Segretario generale aggiunto della Società delle Nazioni, si fecero interpreti di un ideale laico di pace perenne in Europa.

Nel 1950 il grande passo: a fronte di nuove tensioni internazionali, dopo l’ecatombe della guerra mondiale, Monnet lancia la sfida verso l’unione dei Paesi europei; così, insieme ad alcuni collaboratori, prepara il testo della cosiddetta Dichiarazione Schuman, dove il collante, per creare l’unità europea, è l’economia. Si legge: «La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative creative all’altezza dei pericoli che ci minacciano. Mettendo in comune talune produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i Paesi che vi aderiranno, saranno realizzate le prime fondamenta concrete di una federazione europea indispensabile alla salvaguardia della pace… La solidarietà di produzione (del carbone e dell’acciaio) renderà manifesto che ogni guerra tra la Francia e la Germania diventa non soltanto impensabile, ma materialmente impossibile». A legare il continente non più i valori cristiani di un tempo, da cui ebbe origine l’Europa, bensì il carbone e l’acciaio. Poi arriverà la moneta, l’euro.

Certamente le «iniziative creative» di Schuman, che frequentava personaggi come Monnet, in odore di massoneria e non di santità, e allo stesso tempo lodava le encicliche di Pio XI (cfr. Per L’Europa, libro ripubblicato nel 2017 dalla Casa Editrice Ave, con la prefazione di Romano Prodi), hanno dato origine ad un’Europa ingannevole, senz’anima, materialista.

La Dichiarazione Schuman portò alla formazione della CECA e costituì il punto di partenza della composizione dell’artificiale Unione europea. Per ricordare tale evento, il 9 maggio viene celebrata annualmente la Festa dell’Europa, una “festa” ben distante dal sentire della gente. Dal 19 marzo 1958 al 1960 Robert Schuman fu il primo Presidente dell’Assemblea parlamentare europea, eletto all’unanimità e, alla fine del suo mandato, la stessa Assemblea lo proclamò «padre dell’Europa».

Per tutte queste ragioni Schuman dovrebbe essere un santo da imitare, a cui guardare con devozione e a lui rivolgersi per implorare grazie e miracoli da Dio? Se questo è un uomo è il titolo del celebre libro di Primo Levi, divenuto uno dei simboli letterari dell’Europa moderna e anticattolica. Se questi sono santi si potrebbe dire oggi della schiera di miti politici che hanno contribuito in maniera determinante a togliere il Crocifisso dalle leggi e dai cuori dei popoli europei di cui erano responsabili. (Cristina Siccardi)

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