Scuola cattolica dice no a divenir set di un film “gay friendly”

ScuolaC’è anche chi è capace di dire no. Di non piegarsi al politicamente corretto, di non ossequiare il mondo, di non compiacere servilmente le “mode” gay friendly del pensiero unico imperante. E’ quanto ha dimostrato la Salesian High School di New Rochelle, Stato di New York, Usa (nella foto). Questa scuola cattolica privata era stata scelta dallo staff del film Freeheld come set: qui si sarebbe dovuta girare la scena di un matrimonio, quello tra le protagoniste. Già, perché la pellicola racconta l’ormai trita e ritrita vicenda di due lesbiche. Ad una delle due, Laurel, interpretata da Julianne More, viene diagnosticato un tumore. A quel punto le tenta tutte non per un esame di coscienza globale utile a salvarsi l’anima, bensì per fare in modo che l’altra, Stacy, interpretata da Ellen Page, riceva la pensione di reversibilità dopo la sua morte.

La produzione aveva scelto l’istituto religioso per trasformarlo, nella finzione filmica, nella sede del municipio, ove si sarebbero dovute celebrare le “nozze gay”. Per questo è stata presentata domanda alla scuola, il consiglio d’amministrazione si è riunito ed ha dato risposta negativa. Scatenando le vivaci reazioni non solo della troupe sui social network, ma anche dei media di tutto il mondo, che hanno gridato allo scandalo, come il settimanale francese L’Express dimostra. «Hanno detto di no a causa del soggetto del film», ha spiegato Michael Shamberg, il produttore. Ovvio. Ciò che stupisce è che ciò stupisca.

L’attrice-protagonista, Ellen Page, pubblicamente dichiaratasi lesbica lo scorso 14 febbraio, ha vomitato su Twitter il suo rammarico per il fatto che, a suo giudizio, «si prenda pretesto dalla religione, per giustificare il settarismo. Tutto il mio sostegno va agli allievi Lgbt della scuola, che spero giungano a sentirsi accettati». Si noti: non risultano casi di discriminazione, di maltrattamenti o di “respingimenti” in quell’istituto. L’allusione è, dunque, del tutto infondata e gratuita. Senza con questo che il rispetto, dovuto a chiunque, esoneri dall’obbligo di denunciare il peccato ed il disordine sessuale, come previsto dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

Anche la produttrice del film, Kelly Bush, ha strumentalizzato l’accaduto pro domo sua: «Che l’accesso venga rifiutato al film a causa del suo soggetto – una coppia omosessuale, che si batte per i suoi diritti – mostra fino a che punto sia importante la storia che vi si racconta». No: mostra solo come al degrado morale si possa anche rinunciare o, quanto meno, non rendersene complici.

Immediata la replica del Preside, giunta per iscritto, ferma ma pacata: «Tutti sono i benvenuti alla Salesian High School. La nostra scuola sceglie di abbracciare i problemi sociali come la fame nel mondo, la piaga dei senzatetto, la povertà, e d’aiutare i meno fortunati». Sceglie cioè i problemi concreti, veri, dando loro risposte altrettanto concrete e vere. Non insegue le pretese contro natura. Sconsolata la risposta di Shamberg: «Rispetto il loro diritto a dir di no (e ci mancherebbe!-NdA), ma è triste». Si è comunque consolato in fretta: la pubblicità indirettamente data alla pellicola è stata tale che in pochissimo tempo si è trovata un’altra location. Il Sindaco di una città vicina ha offerto il proprio municipio – questa volta quello vero – per girare la scena controversa. E postare un selfie su Twitter, che lo ritrae sull’improvvisato set. Pur di farsi pubblicità, tutto fa brodo… E qualcuno pronto a metter l’etica sotto i tacchi, lo si trova sempre.

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