Scandalo Weltbild, vescovi nel ciclone

(di Vito Punzi su “La Bussola” del 11/11/2011) «Weltbild è un’impresa nel settore dei media e della vendita online che in ogni ambito d’attività è orientata secondo i principi cristiani. I libri ed altri media possono contribuire a rendere più comprensibile il mondo. […] Il soci del gruppo editoriale Weltbild sono 12 diocesi cattoliche, l’Unione delle Diocesi di Germania e l’Ufficio d’Assistenza Spirituale ai Soldati di Berlino.

“Weltbild deve lavorare con efficienza senza perdere di vista gli obiettivi ideali”, dice il presidente del consiglio d’amministrazione, Carel Halff». Così si presenta, sul proprio sito, Weltbild GmbH, il gruppo editoriale messo all’indice nei giorni scorsi dal giornale online Welt.de perché propositore di letteratura erotica, pornografica e perfino nemica della chiesa cattolica.

«Da trent’anni la chiesa traffica con Weltbild», ha scritto l’autore dell’articolo, Bernhard Müller, «un flirt con il denaro e con il potere che dura da un trentennio. In spregio agli obblighi etici e teologico-morali, la Chiesa ha trasformato il proprio gruppo in un major player nel settore dei media». Del resto già nell’articolo di fondo del mensile che dirige, PUR lo stesso Müller aveva titolato “Vescovi produttori di pornografia?”.

La questione è seria (anche perché Weltbild.de, uno dei portali del gruppo per la vendita online, in Germania ha un giro d’affari secondo solo ad Amazon), ma non nuova. Per anni sono arrivate richieste di chiarimento, proteste, in particolare da semplici cattolici, finché nel 2008 il citato Müller, insieme ad altri, non presentò una documentazione di settanta pagine, inviata a tutti i vescovi delle diocesi con quote nella società, con la quale si dimostrava che Weltbild «guadagnava molto denaro grazie alla diffusione di libri erotici, sull’esoterismo, sulla magia, sul satanismo e esaltanti la violenza». Ma non servì a nulla.

Il commento più significativo fu quello arrivato a Müller dalla diocesi di Monaco-Frisinga, per mano del responsabile finanziario, Sebastian Anneser, il quale su incarico dell’arcivescovo Reinhard Marx scrisse che il dossier «aveva scovato tutte le erbacce», tuttavia, «come sacerdote per il quale anche la credibilità di una grande impresa ecclesiastica è una grossa faccenda mi risulta difficile impiegare l’energia esclusivamente per strappare via fino all’ultima erbaccia, pur sapendo bene che in questo modo corro il rischio di distruggere lo stesso grano che è nel campo».

Lette queste considerazioni Müller non ha voluto credere alla volontà espressa allora dal cardinale Marx: «Nelle nostre case editrici non vogliamo né pornografia, né esaltazione della violenza. Qualora ne venissimo a conoscenza le perseguiremmo col fine di impedirle». Da allora, purtroppo, non è cambiato praticamente nulla. Dunque, come dare torto a Müller e a chi ha reiterato la denuncia nei giorni scorsi?

Anche a proposito del catalogo, che viene inviato a quattro milioni di famiglie, il direttore di PUR ha qualcosa da ridire: è vero che non vi si trovano prodotti pornografici, tuttavia «vi si riscontra spesso una spaventosa mancanza di livello, con la promozione di libri che dileggiano in toto il catechismo cattolico».

Particolarmente grave, secondo  Müller, la situazione a proposito della partecipazione azionaria di Weltbild nell’editore tedesco Droemer Knaur (il 50% fin dal 1998), al punto da far affermare al giornalista che «in questo modo i vescovi sono indirettamente editori di libri pornografici». «Perché il vescovo delegato per i media Gebhard Fürst», si è chiesto Müller, «evita costantemente di discutere pubblicamente di una questione così scottante e come pastore non intraprende nulla per impedire che la chiesa risulti coproduttrice di Giochi peccaminosi. Un romanzo erotico?» (autrice Lara Joy, editore, appunto, Droemer Knaur).

Tanto per proseguire con il gioco delle scatole cinesi si scopre poi che la stessa Droemer Knaur gestisce una casa editrice buddista, O.W. Barth, di cui i vescovi tedeschi, attraverso Weltbild, possiede il 50% della proprietà.

Una particolare responsabilità ricade su Klaus Donabauer, direttore finanziario della diocesi di Augusta e presidente del consiglio d’amministrazione di Weltbild.de, dunque corresponsabile dei prodotti venduti dall’azienda. Appena lo scorso 20 ottobre aveva emesso un comunicato firmato insieme a padre Hans Langendörfer, il gesuita segretario della Conferenza Episcopale Tedesca, con il quale sottolineava che «quanto viene offerto da Weltbild viene costantemente verificato in relazione ai vincoli dettati dai valori cari ai soci ecclesiastici».

Oltre a questa presa di posizione, la sola risposta alle nuove accuse lanciate da Welt.de è arrivata il 27 ottobre da parte della società (i vescovi delle diocesi con quote in Weltbild continuano a tacere). Dopo essersi lasciata andare a una sottile, quasi ridicola distinzione tra “pornografia” ed “erotismo”, Eva Grosskinsky, la responsabile dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico, ha ritenuto di poter offrire una risposta degna con precisazioni sui numeri delle vendite («Né Weltbild né i suoi soci guadagnano “milioni” con la pornografia») e spiegando che «l’offerta attivamente compilata da Weltbild viene integrata in internet da ciò il mercato librario tedesco può offrire a livello di commercio all’ingrosso».

Sarebbe lì che «si trovano pubblicazioni di contenuto erotico». Non una parola sul tema della partecipazione a Droemer Knaur. L’unico risultato del can can scatenatosi nei giorni scorsi è stata un po’ di cosmesi: se si entra su Weltbild.de alla ricerca di titoli che abbiano attinenza con «Sex» o «Erotik» non si troverà al momento più nulla. Lo stesso non vale ancora per Droemer Knaur…
A quando una risposta e qualche gesto davvero chiarificatori?

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