Sanzioni a Buenos Aires per chi difende il diritto naturale

Ruben di MonteOra sono previste sanzioni per chiunque difenda il diritto naturale. E’ quanto deciso dalla Legislatura della Città autonoma di Buenos Aires, ente locale con potere legislativo: la normativa è stata approvata con 50 voti su 50, vale a dire all’unanimità e viene considerata di grande «potere simbolico, politico e pedagogico». Purtroppo è davvero così, poiché appare ancora più rigida dell’analoga legge nazionale argentina. Nel mirino vi sono tanto le azioni quanto le omissioni di chiunque «impedisca, ostacoli, limiti o comprometta in qualsiasi modo» i «gruppi vittima di discriminazioni». Agli accusati il compito e l’onere eventualmente di difendersi, dimostrando la ragionevolezza e la legittimità del proprio operato.

Più di ciò che dice, è tuttavia ciò che il testo non dice a preoccupare, quanto cioè non vi venga con chiarezza definito e delimitato. Si tratta, infatti,di una normativa, per così dire, “aperta”, che termina includendo nel novero anche le casistiche non esplicitamente contemplate ovvero «qualsiasi altra condizione o circostanza personale, familiare o sociale, temporanea o permanente», preludio di un’applicazione senza limiti ovvero di un’autentica, potenziale persecuzione contro chiunque, nell’esercizio dei propri diritti fondamentali, metta in discussione le pratiche omosessuali, bisessuali, pedofile o qualsiasi altra aberrazione, sia pure dissimulata con eufemismi.

Certamente, il progetto di legge prevede delle eccezioni, quali le «motivazioni religiose», non perseguibili come previsto dalla norma nazionale: poi, però, “sfratta” a priori «determinati dogmi dal dibattito» e si lancia contro la «gerarchia cattolica», accusandola di discriminare la comunità Lgbt per il fatto di negare che le unioni tra persone dello stesso sesso possano «equipararsi» al matrimonio vero e proprio. Ecco perché la Cha-Comunità Omosessuale Argentina ha potuto querelare l’allora Arcivescovo di Mercedes-Luján, mons. Rubén Di Monte (nella foto), “reo” di aver declamato durante la S.Messa il capitolo primo della Lettera di San Paolo apostolo ai Romani, come peraltro previsto dalle letture del giorno. Medesima sorte potrebbe colpire il docente, che, parlando di famiglia, non vi includesse anche le pretese «tipologie» oppure il seminario, che respingesse la candidatura di un attivista gay. L’Inadi, segreteria nazionale per i diritti umani, potrebbe promuovere azioni legali o amministrative contro chiunque, anche contro un centro di recupero per omosessuali, ed infliggere – oltre a risarcimenti e sanzioni – anche il sostegno ad azioni di indottrinamento come la promozione di campagne pubbliche di sensibilizzazione contro le discriminazioni, programmi di formazione ed informazione sui presunti diritti umani e su quello all’”uguaglianza”, l’attuazione di misure a favore dei gruppi discriminati, l’imposizione di pubbliche scuse.

La cosa ancor più sconcertante è che il progetto di legge sia stato proposto tanto da esponenti del Fpv-Fronte per la Vittoria – partito di Sinistra, aderente all’Internazionale Socialista, il che non stupisce -, quanto da esponenti di Pro-Proposta Repubblicana, formazione che formalmente si colloca nelle fila del Centrodestra. Secondo l’agenzia InfoCatólica, che ha dato la notizia, ora l’unico in grado eventualmente di arginare i venefici effetti di tale normativa potrebbe essere il Sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri. Ma v’è da sperare che non sia il solo…

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