Santa Teresa e l’Istruzione Cor Orans

(di Cristina Siccardi) I santi, quando si tratta di difendere l’integrità della fede, il bene della Chiesa, la Regola del proprio ordine/congregazione non si risparmiano e, dispiegando eroicamente ogni tipo di risorsa, sostenuti dalla Grazia divina, escono vittoriosi con i loro figli e le loro figlie spirituali.

Il loro agire nello scontro è forte, determinato, paziente, mai iroso, mai sarcastico, mai acido. Santa Teresa d’Avila (Ávila, 28 marzo 1515 – Alba de Tormes, 15 ottobre 1582) è colei che, protagonista straordinaria del XVI secolo per la rivitalizzazione e la sana riforma dei Carmelitani, si sarebbe levata di fronte alla Costituzione apostolica Vultus Dei Quaerere e la sua Istruzione applicativa Cor Orans dei monasteri di clausura emanate quest’anno dalla Santa Sede per demolire l’autonomia giuridica (sui juris), decapitando la sacra identità e la sacra inviolabilità di ogni singolo chiostro.

Santa Teresa, quando si avvide del deterioramento carmelitano, innescò una reazione di anima e di atti concreti di enorme portata per combattere, seguendo la volontà di Dio, la corruzione della Regola originaria. Carmelitana del monastero dell’Incarnazione di Avila, dove era entrata nel 1536, vive una visione intensa nel settembre 1560, quando è già dotata di carismi mistici.

Il terrificante realismo della sua esperienza sarà in grado di conferire alla sua vocazione una dimensione nuova: per alcuni istanti si vede all’inferno, torturata sia nel corpo che nel cuore e si sente soffocare dalla disperazione, con l’anima che «si lacera», come lei stessa scriverà nell’autobiografia.

La sua angoscia è tale che assume subito l’impegno di vivere secondo la Regola monastica nel modo più perfetto possibile, ma anche di lavorare con la preghiera e la penitenza per la salvezza dei peccatori. Ormai il terrore lancinante per la perdita delle anime, in un’Europa dilaniata da Lutero e dagli eretici, non la lascia più.

L’idea di ritornare ad una Regola più perfetta, quella data agli eremiti del Monte Carmelo da Sant’Alberto nel XIII secolo, nasce al termine di una lunga e tormentata maturazione, nel settembre del 1560, durante una conversazione fra Santa Teresa, alcune amiche religiose e pie donne laiche. Esse hanno in mente il modello della riforma delle francescane operata da San Pietro di Alcantara (1499-1562).

Sono animate dalla stessa ansia di purezza e di rigore, perciò si mobilitano e Doña Guiomar offre una rendita per garantire la fondazione di un monastero. Il Provinciale carmelitano Angel del Salazar approva il progetto. La popolazione di Avila beffeggia e copre di sarcasmi Teresa. Si minaccia di avvertire l’Inquisizione per lo scandalo. Suor Teresa informa Padre Pietro di Alcantara, che la incoraggia nel proseguire il progetto.

Ma il provinciale, timoroso di complotti e impressionato dall’ostilità delle religiose dell’Incarnazione, si rifiuta di accettare la fondazione di un nuovo monastero sotto la propria giurisdizione. Teresa non si scoraggia e scrive una lettera al Papa per ottenere un breve e, nell’aprile del 1561, è autorizzata a riprendere il suo piano. Con discrezione fa comprare la piccola casa di San José e la nuova fondazione viene posta sotto la dipendenza del Vescovo Alvaro de Mendoza.

Il 24 agosto 1562 la piccola casa di San José è pronta, culla della riforma teresiana. Quattro novizie vi prendono l’abito. La priora dell’Incarnazione intima a Suor Teresa di rientrare, mentre bande di esagitati accerchiano il piccolo monastero. Le passioni si scatenano. Tuttavia il piccolo chiostro vive e segue la Regola primitiva nella povertà assoluta e nella stretta clausura.

Nel momento in cui i conflitti religiosi lacerano l’Europa, Teresa ha un’acuta consapevolezza della necessità di aiutare i sacerdoti nella loro opera di apostolato e di denuncia degli errori per il rinsavimento delle coscienze. Padre Rubeo, Superiore generale dell’ordine del Carmelo, la autorizza a fondare in Castiglia tanti monasteri «quanti sono i capelli del suo capo» .

La Madre ha 52 anni e inizia una nuova tappa della sua esistenza. Per 15 anni percorre in lungo e in largo le strade della Castiglia a dorso di mulo o su carri coperti, nel freddo più rigido, nelle estati cocenti e polverose. Ed ecco sorgere 15 monasteri: Medina, Malagone, Valladolid nel 1568; Toledo e Pastrana nel 1569; Salamanca nel 1570; Alba de Tormes nel 1571; Segovia, Beas, Siviglia nel 1574; Soria nel 1581; Burgos nel 1582… L’importante, per la Madre, è che i monasteri siano composti da pochi membri al fine di mantenere un maggior riserbo, un maggior silenzio, una più perfetta vita claustrale.

Lei, sempre e solo con la fiducia in Dio e con la preghiera, affronta con coraggio ostilità di autorizzazioni, difficoltà di negoziazioni, tempi burocratici, negate collaborazioni. Per fondare i monasteri la mistica si era messa alla ricerca di religiosi che desideravano vivere secondo la Regola primitiva. Il primo fu il priore del convento dei Carmelitani a Regola limitata di Medina, Padre Antonio de Jésus, il quale le aveva fatto conoscere, nel 1567, un giovane carmelitano, studente a Salamanca, appena ordinato sacerdote: Giovanni di San Mattia, futuro San Giovanni della Croce. «Era così buono», dirà la santa, «che ero io a dover imparare da lui molto più di quanto potessi insegnargli».

A 60 anni Teresa d’Avila, dopo aver fondato il convento di Beas, incontra un giovane carmelitano entrato nella riforma carmelitana nel 1572, Padre Girolamo Graziano, al quale fa voto di obbedienza. La persecuzione nei confronti della riforma teresiana, a questo punto, assume un’accelerazione: il Padre generale disapprova le iniziative degli Scalzi dell’Andalusia. Il clima si fa avvelenato e nel dicembre del 1575 riceve l’ordine di sospendere qualsiasi fondazione: si ritiri in uno dei suoi monasteri e non ne esca più!

Dopo aver dato vita al Carmelo di Siviglia, obbedisce e va nel monastero di Toledo La morte del protettore principale dei Carmelitani riformati, il nunzio Nicolas Ormaneto, priva Teresa del suo appoggio, tanto da venir sostituito da un nemico degli Scalzi, Padre Filippo Sega. Inoltre, poiché le religiose dell’Incarnazione di Avila hanno osato eleggere Teresa priora del convento, nel 1577 vengono scomunicate dal loro provinciale, mentre San Giovanni della Croce viene arrestato. La Madre, trattata come un’esagitata, vive ora da reclusa a San José.

La sua opera sembra condannata a morte, ma Santa Teresa non demorde: fa appello a Filippo II e nel 1580 un breve papale di Gregorio XIII costituisce gli Scalzi in provincia separata, ponendo in tal modo fine a dieci anni di acerrime lotte fra i due rami del Carmelo. Teresa d’Avila rimane in piedi ed è vincente, sapendo che la sua battaglia è per il bene non solo del suo ordine, ma di tutta la Chiesa. (Cristina Siccardi)

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