Santa Sede sempre più isolata nelle relazioni internazionali

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(Luca Della Torre) Nelle relazioni internazionali e nel diritto internazionale vige una regola aurea da sempre perseguita: non conta convincere e persuadere lo Stato interlocutore, che sia un partner o un avversario, conta portare a casa risultati concreti. La visita in Vaticano del Segretario di Stato americano Mike Pompeo, svoltasi la settimana scorsa, è stata una cruciale tappa della complessa e pericolosa trama nelle relazioni internazionali che vede oramai da tempo l’oppressivo regime comunista cinese sul banco degli imputati dell’intera comunità internazionale. Il Pontefice Francesco si è rifiutato di incontrare il Segretario di Stato Pompeo, delegando al Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano il compito di affrontare il confronto con il rappresentate della prima potenza mondiale del pianeta. La politica diplomatica internazionale della Santa Sede si è sempre caratterizzata nei secoli per una incondizionata strategica capacità di mantenere aperto ogni canale di comunicazione con i principali global players della geopolitica del pianeta, senza deflettere mai dal perseguimento del fine supremo della “salus animarum”, sia in tempo di pace che in tempo di guerra.

Purtroppo si fanno invece sempre più numerosi e incontestabili i segnali di una progressiva inarrestabile perdita di autorevolezza morale della diplomazia vaticana sotto il pontificato del Papa argentino, in un periodo così denso di nuvole nere per la pace e la sicurezza nel mondo. Se si osservano i commenti della stampa USA, sia liberal che conservatrice, risulta inequivocabile la delusione dell’establishment americano nei confronti della Santa Sede, che con le sue recenti prese di posizione su differenti temi scottanti a livello internazionale pare perdere sempre più il polso della situazione isolandosi dalla comunità politica internazionale.

Il nodo gordiano sempre più stretto tra USA e Santa Sede, ed in verità tra Santa Sede ed una parte sempre più consistente ed autorevole della comunità politica internazionale è tutto qui: nel momento in cui la Santa Sede è chiamata a rinnovare il trattato segreto di cooperazione in materia di libertà religiosa con il governo di Pechino per ulteriori due anni, in Vaticano c’è piena consapevolezza della strategia politica profondamente aggressiva che il regime di Pechino sta ponendo in atto a livello internazionale contro la pace, la sicurezza ed i diritti umani, ovvero contro i tre pilastri che sono alla base dell’art.1 dello Statuto dell’ONU?

La Santa Sede si rende conto che la Repubblica Popolare Cinese ha avviato un programma strategico di lungo periodo – con il fine di divenire la prima potenza politica economica militare mondiale – basato su un’ideologia totalitaria antidemocratica che opprime sistematicamente i diritti civili e politici fondamentali della persona umana? Sono domande molto impegnative, quelle che de facto le principali cancellerie del pianeta pongono al Pontefice Bergoglio, direttamente, con brutale ma franco pragmatismo, come gli USA, o indirettamente, con non meno franchezza, come la Ue. Il Libro Bianco per il 70° anniversario della Repubblica Popolare Cinese è un manifesto chiarissimo del progetto della leadership comunista di aggressione alla pace ed ai diritti di libertà della persona umana su tutto il pianeta: le linee guida del governo cinese non rispettano infatti il modello della piattaforma giuridica internazionale basato sulla Rule of Law (lo stato di diritto, N.d.R) definita dall’ONU come un principio di governance nel quale le persone, le istituzioni e gli Stati sono tenuti a rispondere al sistema di leggi applicate in maniera eguale e in accordo con quelli che sono gli standard sul riconoscimento della preesistenza dei diritti della persona a livello internazionale, ma piuttosto creano un modello basato sull’idea di Rule by Law.


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Un concetto che vede le autorità politiche del sistema monopartitico comunista come al di sopra della legge, con il potere dittatoriale permanente di creare leggi ad hoc in base alle necessità, senza curarsi degli effetti che queste possono avere sulle libertà della popolazione. Ciò che ne risulta è quindi un modello di stato di emergenza permanente, in cui comunque il Partito Comunista Cinese, in quanto depositario della virtù politica appare sempre libero da vincoli normativi nel perseguire i suoi obiettivi strategici. Alla luce di questo piano politico, la pur mite Unione europea, attraverso la Commissione UE ha definito la Cina addirittura un rivale sistemico, portatore di un modello di governance, nel quale il potere statale non è soggetto alla legge, ed i cittadini sono ridotti a schiavi della volontà politica del Partito Comunista.

Su questo punto delicatissimo, ovvero l’obbligo del rispetto concorde della piattaforma della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la Santa Sede, durante il pontificato di Francesco non ha mai sollevato un sollecito monito di moral suasion al governo di Pechino: prassi viceversa utilizzata per dubbie invasioni di campo politico da parte del Pontefice nei confronti della Ue riguardo il dramma della migrazione, o nei confronti degli USA riguardo i disordini e le violenze di matrice razziale degli ultimi mesi.

Nel frattempo l’aggressività del regime cinese sotto la spinta autocratica del leader XiJinping si sta proiettando su molteplici fronti. Sul versante della gravissima pandemia da Covid-19 le risposte del governo cinese alle circostanziate richieste di chiarimenti ed assunzione di responsabilità da parte della comunità internazionale sono state di totale chiusura: il risultato è stato che l’intera comunità internazionale ha approvato la creazione di una Commissione di indagine ONU per valutare le responsabilità della Cina nella violazione dei principali protocolli in materia di sicurezza sanitaria mondiale. Anche in questa vicenda drammatica che ha cagionato la morte di centinaia di migliaia di esseri umani il Vaticano di Papa Francesco non ha mai espresso una qualsivoglia posizione di moral suasion nei confronti dell’arrogante governo cinese.


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L’India, il secondo gigante politico ed economico del continente asiatico, destinato in pochi anni a superare a livello demografico la Cina, denunzia da tempo le provocazioni militari del regime di Pechino, che – nel quadro del grande progetto SilkBeltRoad, la “Via della seta”, una serie di trattati bilaterali con cui mira ad appropriarsi delle materie prime del pianeta – sta cercando di impossessarsi dei territori indiani al confine cinese per poter avere il pieno controllo delle fonti di acqua del Gange, del fiume Azzurro, del fiume Giallo. La diplomazia della Santa Sede è sostanzialmente apparsa del tutto indifferente anche in questa pericolosa vicenda, mantenendo un silenzio tombale sulle comprovate aggressioni militari cinesi al territorio indiano, nonostante le stesse Nazioni Unite si siano espresse con una risoluzione.

Australia, Canada, Nuova Zelanda, Giappone hanno denunziato ancora recentemente le gravi ripetute violazioni in materia di contraffazione di marchi di impresa, concorrenza sleale, violazione dei diritti dei lavoratori, da parte del governo cinese in seno al WTO, il Trattato del Commercio internazionale, disponendo la sospensione di differenti accordi di import-export. Un quadro delle relazioni internazionali in cui le ripetute, arroganti violazioni di importantissimi trattati di diritto internazionale da parte della arrogante criminale leadership comunista cinese sono sostanzialmente ignorate dalla S.Sede.

Risulta evidente agli analisti ed ai diplomatici delle cancellerie più importanti come la posizione ambigua della Santa Sede sull’affaire Cina sia foriero di gravi contraccolpi sull’autorevolezza del Vaticano e della persona di Papa Francesco in tema di soft-diplomacy.


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Le parole del Cardinale Parolin secondo cui questo accordo non ha a che fare con la politica e permetterà ai cinesi di essere pienamente cattolici – suonano come un vulnus all’autorevolezza morale del Vicario di Cristo in terra: in seno alla Chiesa cinese fedele al Papa, ed in seno alla stessa Santa Sede sono in realtà moltissime le voci di dissenso nei confronti di questa temeraria quanto velleitaria manovra politica. Con ammirevole limpidezza intellettuale Padre Cervellera, direttore di Asia News, profondissimo conoscitore del mondo cinese, ha affermato che con questo accordo i sacerdoti cattolici diverranno funzionari dello Stato cinese. Sostanzialmente schiavi di un regime politico dittatoriale che ha in odio la fede religiosa. 

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