San Pio V. Storia di un Papa santo, di Roberto de Mattei

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(Veronica Rasponi) La Chiesa cattolica celebra in questi giorni la festa liturgica di san Pio V (1566-1572), il 30 aprile secondo il nuovo calendario, il 5 maggio secondo l’antico. Quest’anno ricorre anche il 450° anniversario della grande vittoria di Lepanto, avvenuta il 7 ottobre del 1571, grazie alle preghiere e all’opera infaticabile del grande pontefice domenicano. Giunge dunque nel momento migliore una nuova biografia di san Pio V, ad opera del professor Roberto de Mattei, pubblicata simultaneamente in Italia dalla casa editrice Lindau (Pio V. Storia di un papa Santo, pp. 466, euro 32) e negli Stati Uniti dal Sophia Institute (Saint Pius V, The Legendary Pope Who Excommunicated Queen Elizabeth I, Standardized the Mass, and Defeated the Ottoman Empire, pp. 464, $24.95). Il lavoro è frutto di una meticolosa ricerca, seguendo il metodo già utilizzato dall’autore nei suoi precedenti volumi su Pio IX e su Leone XIII e nella sua storia del Concilio Vaticano II. La storia di Pio V è inserita nel complesso e tumultuoso contesto del suo tempo e la narrazione è arricchita di dati non solo bibliografici, ma anche biografici e informativi, per rendere più agevole anche per i non specialisti la comprensione degli eventi.

San Pio V emerge come una figura possente e carismatica. Michele Ghislieri era nato nel 1504, a Bosco Marengo, in Piemonte. Entrato a 14 anni nell’Ordine dei Predicatori, si distinse per la pietà personale e l’ortodossia della fede, tanto da essere nominato, nel 1558, Summus ac perpetuus inquisitor (1558), inquisitore generale a vita di tutta la cristianità. Consacrato vescovo di Nepi e di Sutri, e creato poi cardinale, alla morte di Pio IV, partecipò a un burrascoso conclave, descritto in tutti suoi retroscena dal prof. de Mattei, e fu eletto Papa il 7 gennaio 1566, grazie all’appoggio decisivo del cardinal Carlo Borromeo, destinato come lui alla gloria degli altari.

Nel suo breve pontificato, Pio V oppose un argine al dilagare delle eresie protestanti, stringendo alleanze con alcuni sovrani cattolici e affrontandone con determinazione altri. Se il suo più fedele alleato fu il re di Spagna Filippo II, le sue più tenaci avversarie furono due regine: Caterina di Francia ed Elisabetta di Inghilterra. Contro quest’ultima il Papa non esitò a lanciare la scomunica, sciogliendo dal giuramento alla sovrana i sudditi inglesi.

San Pio V fu anche un grande riformatore dei costumi, che ristabilì la disciplina ecclesiastica, combatté la sodomia, la simonia e restaurò la liturgia della Chiesa devastata dal protestantesimo. Nella sua ultima sessione, il Concilio di Trento aveva dato mandato al papa Pio IV di procedere alla pubblicazione del Catechismo, del Breviario e del Messale. Ma fu il suo successore Pio V a promulgare i tre documenti: nel 1566 il Catechismo; nel 1568 il Breviario e nel 1570 il Messale romano. Le espressioni “Messa tridentina” o “Messa di S. Pio V”, con cui è conosciuto il rito codificato da Pio V sono improprie perché, come dimostra l’autore di questa biografia, il Papa non fece altro che fissare e circoscrivere un rito già in uso a Roma da secoli. Catechismo, Messale e Breviario sono dunque espressioni diverse, ma complementari, della medesima Fede della Chiesa.


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Il nome di Pio V, che il cardinale Georges Grente (1872-1959) definì, «il Papa delle grandi battaglie», è legato soprattutto al trionfo di Lepanto. Il grande pontefice impiegò tutte le sue forze per creare una “Lega Santa” contro gli Ottomani, sostenne l’impegno militare finanziariamente e con la costituzione di una flotta pontificia, ma soprattutto determinò la vittoria con l’efficacia della sua preghiera. Il Pontefice attribuì il trionfo dell’armata cristiana all’intercessione della Vergine e in suo onore istituì la festa del Rosario, stabilendo che nelle Litanie lauretane si aggiungesse l’invocazione “Auxilium christianorum”.

Il cardinale benedettino Domenico Serafini (1852-1918), arcivescovo di Spoleto e assessore al Sant’Uffizio, chiamato a commemorare Pio V durante le celebrazioni per il secondo centenario della sua canonizzazione così affermava: «Se lo considero religioso nella sua cella, intorno alla pietà e agli studi, Pio V mi appare perfetto discepolo del grande patriarca Domenico. Se lo considero inquisitore, egli mi sembra emulo di quei molti che nell’inclito ordine dei predicatori diedero a difesa della fede i sudori, il sangue e la vita. Se lo vedo pastore delle anime egli è il modello dei pastori. Se finalmente lo miro innalzato alla cattedra di Pietro il suo breve pontificato è così denso di opere grandiose, che ben pochi, specialmente in quel secolo XVI, possono stargli alla pari, nessuno superarlo».

Roberto de Mattei si conferma con la sua biografia di Pio V come un grande storico cattolico. La sua opera reca una bella prefazione di mons. Athanasius Schneider, secondo cui «questo libro che appare in un’epoca drammatica per la Chiesa e per la società intera può essere di prezioso aiuto per comprendere alla luce del passato la crisi del tempo presente e operare di conseguenza». «La nuova biografia del professor de Mattei di papa san Pio V – scrive a sua volta il cardinale Burke in una lettera di incoraggiamento agli editori – non solo nutre la mente con la verità, ma ispira i nostri cuori a vivere la verità di amore seguendo Cristo».


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Parole di estima e di apprezzamento dell’opera del prof. de Mattei, sono state espresse dallo storico dell’Università Cattolica Massimo de Leonardis, che definisce l’opera «una biografia rigorosa, documentata e cattolicamente ispirata»; dal prof. Peter Knawieswski, secondo cui l’autore «ha stabilito un nuovo standard in inglese, non solo per la biografia di questa grande figura del sedicesimo secolo, ma anche per i Papi in generale»; dal padre Konrad zu Loewenstein, che loda «la sicura visione cattolica della storia della Chiesa e della cultura europea, che sono diventate i segni distintivi del suo illustre autore»; e dallo scrittore tedesco Martin Mosebach, che sottolinea come san Pio V rappresenta «quella figura di Papa di cui oggi la Chiesa ha disperato bisogno». Perciò, scrive ancora Knawieswski, «egli fu il papa ideale per il suo tempo e rimane una realistica guida e modello per ogni tempo». 

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