San Giorgio e il piccolo Alfie

(di Cristina Siccardi) San Giorgio, patrono dell’Inghilterra, è intervenuto il 23 aprile, nel giorno della sua memoria liturgica, per salvare il piccolo Alfie Evans dalla condanna a morte (condanna che aveva colpito a Londra Charlie Gard, 4 agosto 2016-28 luglio 2017), che si sarebbe dovuta compiere nel giorno di san Giorgio. Ma san Giorgio non lo ha permesso.

Così, come accadono i miracoli, tutto si è risolto in breve tempo, dopo molti giorni di tormento per gli eroici genitori, Tom e Kate Evans che hanno battagliato e sperato fino all’ultimo… riuscendo ad ottenere una dilazione (l’omicidio era previsto per le ore 12:00) per chiarire un aspetto formale della sentenza.

Una giornata memorabile, con un continuo annuncio di notizie prodigiose: dalle proteste fuori dall’Alder Hey Hospital di Liverpool, con le persone che sventolavano le insegne dell’Alfies Army (dieci mesi fa, su facebook, era stato creato il gruppo «Alfies Army Official»), all’urgente interrogazione parlamentare presentata al Parlamento italiano dalla Lega per scongiurare l’omicidio, alle diverse trattative e poi la notizia che i ministri Angelino Alfano e Marco Minniti avevano concesso la cittadinanza italiana ad Alfie per rendere possibile il trasferimento in Italia.

Un dato religioso significativo è il fatto che san Giorgio è anche patrono dei cavalieri, dei soldati e dei martiri inglesi. È evidente che stiamo parlando di una battaglia immane contro una legislazione e una giurisprudenza che decretano la morte quando esse ritengono che una persona non sia più degna di vivere.

Dunque occorrono soldati d’azione e di preghiera, ricoperti dall’armatura della fede, pronti a combattere con coraggio e determinazione per far valere la ragione, così come hanno dimostrato i genitori di Alfie. Allo stesso tempo, la Storia della Chiesa ci spiega che il martirio inflitto a san Giorgio fu spaventoso e terrificanti furono anche i supplizi subiti dai cattolici sotto i Regni di Enrico VIIII, Elisabetta I, Giacomo I, Carlo I, Cromwell e Carlo II. L’Inghilterra è imbevuta di sangue e di sacrifici umani.

San Giorgio, uno dei santi martiri dell’età pre-costantiniana (Cappadocia, 275-285 circa – Nicomedia, 23 aprile 303), venerato come santo megalo martire da quasi tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi, rappresenta uno dei casi più sconcertanti fra le agiografie dei santi cristiani di tutti i tempi.

Il suo nome è familiare in ogni casa e in ogni città, regni e repubbliche lo adottarono come loro protettore; ordini cavallereschi a lui si ispirarono; chiese a lui dedicate sorsero ovunque, introducendo il suo culto in ogni borgo. L’iconografia del soldato in armatura che combatte contro il drago, che rappresenta Satana, è a tutti nota.

Tuttavia, a fronte di una popolarità così vasta e universale, la sua biografia presenta enigmi e incertezze dovute ad informatori non attendibili oppure a varie descrizioni della sua Passio che paiono più leggende che fatti realmente accaduti.

Le principali informazioni provengono dalla Passio sancti Georgii. Era originario della Cappadocia (regione dell’odierna Turchia), figlio del persiano Geronzio e Policromia, che lo educarono cristianamente. Trasferitosi in Palestina, si arruolò nell’esercito dell’Imperatore Diocleziano, dove si distinse per il suo valore, tanto da meritare di essere introdotto fra le guardie del corpo dello stesso Diocleziano, divenendo ufficiale delle milizie.

Subì il martirio proprio sotto Diocleziano (in alcune versioni, invece, avvenne sotto Daciano, Imperatore dei Persiani), il quale avrebbe convocato settantadue re per decidere quali misure prendere contro i cristiani. Giorgio donò ai poveri tutti i suoi averi e, davanti alla corte, si confessò cristiano.

All’invito dell’Imperatore di sacrificare agli dei, egli si negò, fu allora fustigato, sospeso, lacerato e gettato in carcere, dove ebbe una visione: il Signore gli apparve, annunciandogli che la sua passione sarebbe durata sette anni, avrebbe subito tormenti che non gli avrebbero fatto alcun male, sarebbe morto tre volte e per tre volte sarebbe risorto, prima di affrontare il martirio definitivo e raggiungere quindi il Paradiso.

Tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade, Giorgio resuscitò, operando la conversione del magister militum Anatolio con tutti i suoi soldati, martirizzati a fil di spada; entrò poi in un tempio pagano e con un soffio abbatté gli idoli di pietra; convertì l’imperatrice Alessandra, che venne martirizzata. A richiesta del re Tranquillino, Giorgio risuscitò due persone morte da quattrocento sessant’anni e le battezzò.

E giunse la sua ora: venne decapitato, promettendo protezione a chi avesse onorato le sue reliquie, che furono trasferite probabilmente durante l’invasione persiana all’inizio del VII secolo o poco dopo con l’arrivo dei musulmani in Palestina. Sulla sua tomba le grazie si moltiplicarono e da allora non si contano i miracoli avvenuti per intercessione di san Giorgio.

Le sue spoglie riposano in una cripta sotto la chiesa cristiana, di rito greco-ortodosso, nella città di Lod, in Israele; mentre il suo cranio, trovato in Cappadocia da Papa Zaccaria (744-752), è venerato nella celebre basilica di San Giorgio al Velabro di Roma, costruita nel IX secolo.

Quando si legge il capitolo 6 della Lettera agli Efesini di san Paolo, dove il soprannaturale sovrasta i destini della terra, i riferimenti ivi presenti non possono non invitarci a ricondurli alle imprese di san Giorgio Martire: «Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male […] Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio» (Ef 6, 10-17).

Nel 1969, a motivo di una tradizione agiografica di san Giorgio che non soddisfaceva gli appetiti scientifici dell’età contemporanea, più attenta al razionale che al soprannaturale, la Chiesa di Roma ha deciso di declassare il santo nella liturgia a memoria facoltativa… ma la devozione dei fedeli, nonostante tutto, è continuata e continua. Te Deum per Alfie, ora cittadino italiano, testimone davanti al mondo che il drago si può vincere. (Cristina Siccardi)

Donazione Corrispondenza romana