RUSSIA: prove tecniche di guerra fredda

Annuncio dello sviluppo di nuove armi atomiche, nuova richiesta di una data precisa del ritiro dall’Iraq, la “Linea diretta” di Vladimir Putin con i cittadini russi (18 ottobre 2007) si è trasformata in un scontro “indiretto” con gli Stati Uniti.





Annuncio dello sviluppo di nuove armi atomiche, nuova richiesta di una data precisa del ritiro dall’Iraq, la “Linea diretta” di Vladimir Putin con i cittadini russi (18 ottobre 2007) si è trasformata in un scontro “indiretto” con gli Stati Uniti.

Con il pretesto delle domande giunte da tutto il Paese per l’appuntamento annuale via internet, radio e tv, il leader del Cremlino è stato duro sulla questione irachena: «Si può rovesciare un regime dittatoriale come quello di Saddam Hussein, ma non combattere contro un popolo»; polemico sulle voci di attentato precedenti la sua visita in Iran, liquidate come mero «tentativo di impedire il viaggio»; granitico sui dossier militari, da mesi al centro di tensioni tra Mosca e Washington.

Le forze armate russe saranno sviluppate e rafforzate in tutte le direzioni, ha assicurato Putin, e non solo in base alla cosiddetta “triade nucleare” (forze strategiche missilistiche, aviazione strategica, sottomarini nucleari): «Il programma militare adottato sino al 2015 prevede lo sviluppo e la disposizione di ogni tipo di forze», e a corredo delle parole, dalla base di Plesestk, vicino Mosca, è stato trasmesso in diretta il lancio di un missile. Tra i piani elencati da Putin c’è la costruzione di un nuovo sottomarino nucleare, già dal 2008. «La tecnica missilistica sarà sviluppata non soltanto per quanto riguarda il Topol», mentre procedono «con grande successo, i lavori per la creazione di una nuova base missilistica».

Nelle tre ore trascorse a rispondere alle domande, Putin ha parlato pure dello scudo antimissile che gli USA intendono installare in Polonia e Repubblica Ceca. Alla luce della missione negoziale fallita di Condoleezza Rice, il messaggio è lo stesso, con una postilla possibilistica: «La Russia provvederà in modo da garantire la sua sicurezza nazionale se verranno disattesi i suoi interessi riguardo lo Scudo antimissile», tuttavia Washington sta «cercando la strada» per fugare i timori di Mosca e «risolvere il problema».

Insomma, l’edizione 2007 della “Linea diretta” – l’ultima, ha di nuovo assicurato, poiché «nel 2008 la Russia avrà un nuovo Presidente» – è comunque servita a Putin più per attaccare che per difendersi o lanciare ponti.
«Per fortuna la Russia non è l’Iraq e ha abbastanza forze e risorse per difendere i suoi interessi sul suo territorio e in altre regioni» ha ironizzato, per poi stigmatizzare l’intervento militare americano. L’Iraq è «un piccolo Paese, che può a malapena difendersi e che ha enormi risorse petrolifere. E cosa succede lo vediamo tutti: hanno insegnato loro a sparare, ma per ora non sono riusciti a portare l’ordine. E difficilmente ci riusciranno, perché fare guerra a un popolo è cosa senza prospettive. È inaccettabile la prospettiva di mantenere ad oltranza un regime di occupazione». Poi la stilettata sulle «cause» della guerra in Iraq: «Uno degli obiettivi, a mio avviso, era quello di prendere il controllo delle riserve petrolifere».

E non poteva mancare l’Iran, pomo della discordia con gli USA, dopo la visita a Teheran, che ha di fatto rotto l’isolamento internazionale del Presidente Ahmadinejad. «La Persia e la Russia sono sempre stati buoni vicini», ha detto il Presidente russo, e le voci su un possibile attacco kamikaze «non erano altro che un tentativo di impedire la visita» e il dialogo con Teheran, che resta «strumento migliore di quanto possano essere le sanzioni e le minacce politiche».

La Russia continua a fare il suo gioco nella regione del Caspio e tenta di conservare una posizione intermedia tra gli amici iraniani ai quali deve fornire centrali nucleari con combustibile atomico e gli ex grandi amici americani con cui non vuole rompere del tutto. A Teheran – si legge sul “Corriere della Sera” del 17 ottobre – Vladimir Putin si è esercitato in equilibrismo dribblando le domande più imbarazzanti. «Facevo promesse solo alla mamma quando ero bambino», risponde a un giornalista che gli chiede se può promettere l’arrivo dell’agognato combustibile prima della fine del suo mandato (maggio 2007). Comunque ribadisce il sostegno russo al programma nucleare «pacifico» iraniano.

Occasione della visita è stato il vertice dei Paesi che si affacciano sul Mar Caspio: Russia, Iran, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan. «In questa regione non dovremmo nemmeno ipotizzare di far ricorso alla forza» ha detto Putin, con il chiaro intento di controbattere le affermazioni americane sull’Iran, e «dobbiamo concordare sull’impossibilità di utilizzare il territorio di uno di questi Paesi per aggredirne un altro», ha continuato con un chiaro riferimento all’Azerbaigian, da cui la Casa Bianca vorrebbe far partire gli aerei per eventuali missioni contro Teheran. Alla fine del summit la dichiarazione comune ha ricalcato le affermazioni del capo del Cremlino (che ha invitato Ahmadinejad in Russia). (E.G.)

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