RUSSIA: assassinio Politkovskaia, tutti assolti

19 febbraio 2009: liberi gli imputati per l’uccisione di Anna Politkovskaia, giornalista di opposizione uccisa a Mosca nel 2006. I giurati della corte militare di Mosca, dopo tre mesi di processo e meno di tre ore di camera di consiglio, hanno deliberato all’unanimità un verdetto di non colpevolezza che lascia dubbi sulla credibilità del sistema giudiziario russo.

Gli accusati hanno annunciato che chiederanno il risarcimento dei danni per l’ingiusta detenzione, anche se dovranno passare prima per l’appello di rito. Delusione e rabbia fra i parenti della giornalista, gli ex colleghi e i difensori dei diritti dell’uomo, che però sono d’accordo su un punto: rispetto per il verdetto. La colpa semmai è degli inquirenti, che non sono riusciti a realizzate un’inchiesta seria, nonostante le molte evidenze disponibili.

Gli imputati ora a piede libero – l’ex dirigente della polizia moscovita Serghei Khadzhikurbanov e i fratelli Dzhabrail e Ibragim Makhmudov –, tutti ceceni, sono in effetti solo dei comprimari: il presunto killer Rustan Makhmudov, è ricercato all’estero; nessuna indicazione sul mandante. Se l’inchiesta era stata costellata da depistaggi e fughe di notizie, pure il procedimento non s’è svolto in maniera del tutto limpida: all’inizio il presidente aveva tentato di tenerlo a porte chiuse, poi il continuo «balletto» di giurati, incongruenze, contraddizioni investigative, prove scomparse, udienze senza stampa per la citazione di presunti documenti segreti.

«Reporters sans Frontieres», giudica l’assoluzione «conseguenza di un’inchiesta incompleta e trasmessa prematuramente alla giustizia».

Tatiana Lokshina, di “Human Rights Watch” parla di «assoluta mancanza di giustizia su una vicenda che ha sconvolto tutto il mondo». La difesa ha puntato sul fatto che non v’erano tracce del DNA degli imputati sull’arma del delitto e che i tabulati telefonici non permettevano di concludere che gli accusati erano presenti sul luogo dell’omicidio.
«Come prima del processo, quando avevo letto gli atti, anche ora ritengo i quattro imputati in un modo o nell’altro complici nell’uccisione di mia madre» ha commentato Ilià, figlio di Anna Politkovskaia, precisando però di rispettare il verdetto. Sulla stessa onda Serghei Sokolov, caporedattore di “Novaia Gazeta” – testata per cui lavorava la giornalista – il quale ha pure promesso che il giornale «continuerà la sua inchiesta».

Duro il presidente dell’Unione dei giornalisti russi, Vsevolod Bogdanov: «è una vera vergogna. Che razza di investigazione era se i giurati hanno approvato il verdetto all’unanimità? Di fatto, le forze dell’ordine sono incapaci di dire perché o chi è responsabile per l’uccisione di qualsiasi giornalista in Russia».
Così è stato per Vlad Listiev, del primo canale televisivo, ucciso nel marzo 1995; per Paul Klebnikov, direttore dell’edizione russa della rivista americana “Forbes”, assassinato nel luglio 2004: anche nel suo caso gli imputati furono assolti e sono ora irreperibili.

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