Oltraggi blasfemi: Romeo Castellucci secondo il Catechismo

(di Fabrizio Cannone) Secondo il Catechismo della Chiesa cattolica, «la bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento [Non nominare il nome di Dio invano]. Consiste nel proferire contro Dio interiormente o esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui, nell’abusare del nome di Dio […]. La proibizione della bestemmia si estende alle parole contro la Chiesa di Cristo, i santi, le cose sacre […]. La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a Dio e al suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave» (n. 2148).

Evidentemente il Catechismo non intende escludere altre forme di bestemmia che non siano quella vocale, perciò si dice, più genericamente, che bestemmiare è “mancare di rispetto” verso Dio, cosa che può avvenire nei più vari modi che l’empietà umana riesce a moltiplicare all’infinito.

Se il peccato mortale volontario merita l’inferno (cfr. Catechismo, n. 1037), basterebbe questo squallido spettacolo per meritare l’eterna separazione da Dio, a coloro che l’hanno ideato, progettato, realizzato, promosso, pubblicizzato, e infine a coloro che l’hanno difeso contro il sano risentimento popolare e cristiano. «Lo scandalo, sempre secondo il Catechismo, è l’atteggiamento o il comportamento che induce gli altri a compiere il male. Chi scandalizza si fa tentatore del suo prossimo. Attenta alla virtù e alla rettitudine; può trascinare il proprio fratello alla morte spirituale. Lo scandalo costituisce una colpa grave se chi lo provoca con azione o omissione induce deliberatamente altri in una grave mancanza» (n. 2284).

Evidentemente un’opera “teatrale” come quella di Romeo Castellucci che ha per tema predominante quello dell’incontinenza di un anziano padre, il quale sul palcoscenico espleterà platealmente i suoi bisogni fisiologici, è un’offesa singolare alla decenza, alla virtù, alla prudenza, al decoro, al buon senso, e uno scandalo vero e proprio (a prescindere dall’offesa vile al Sacro Volto).

Il male infatti può essere rappresentato solo per essere moralmente condannato, e in nessun caso deve parere suadente, coinvolgente o allettante. Qui il “male” della vecchiaia e della malattia in effetti è reso fin troppo ripugnante… ma soltanto per dar la colpa a Dio e allontanare da Lui le anime degli spettatori. Ciò che si vuole creare nel pubblico è uno stato di eccitazione morbosa per veicolarla, attraverso il maleodore presente sul palco e il senso di disgusto creato ad arte, contro la causa (presunta) di tutti i mali, incontinenza senile inclusa, ovvero la Causa Prima! Castellucci si è dichiarato più volte “cristiano” dopo che in Francia migliaia di cattolici hanno protestato davanti alle sue sozze bestemmie pseudo-artistiche.

Ma proprio questa dichiarazione aggrava la colpa del regista, e non l’attenua punto. E’ più grave infatti il peccato nel cristiano che nel pagano, specie se il peccato è di offesa a quel Dio che il pagano giustamente può dire di non conoscere appieno. D’altra parte si capisce bene dove si vuole andare a parare con queste dichiarazioni sibilline: con la scusa del “cristiano”, si vuole sedurre il credente meno accorto e trascinarlo, come dice il Catechismo, «alla morte spirituale». Certo, «è inevitabile che avvengano degli scandali, ma guai a coloro per cui avvengono» (Lc 17,1).

La pornografia non abbisogna di teologiche definizioni, ma ciò che importa sapere è che il Catechismo ne ricorda la gravità e ne chiede espressamente la censura: «E’ una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici» (n. 2354). Lo “spettacolo” di Castellucci potrebbe sembrare del tutto alieno dalla dimensione pornografica, ma in verità l’essenza della pornografia, anche secondo l’etimo, è l’oscenità in quanto tale, più che la sessualità libertina e sfacciata.

La pornografia infatti è la «descrizione e rappresentazione in opere letterarie, artistiche, cinematografiche e simili [tipo teatrali] di cose oscene» (Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, 1994, p. 1380). Osceno poi, secondo l’autorevole dizionario, è ciò che «offende il pudore» e anche ciò che è «ripugnante per la sua bruttezza» (ibid., p. 1225). L’opera “artistica” e “teatrale” di Castellucci è oscena e ripugnante? Lo si valuti a partire da quanto visto finora.

E’ un’opera che ha al centro escrementi ed è concepita in modo scatologico dalla A alla Z: tutto in essa, a partire dall’idea ispiratrice, ha a che fare con il WC. E’ una parodia satura di violenza, ambiguità, morbosità, immoralità, irreligiosità e indecenza: è infondo un’opera d’arte al contrario, cioè concepita per promuovere il brutto, il laido, l’impuro, il profano, l’arte contemporanea, l’ateismo, il nudismo, la società laica e commerciale, e il profitto (immenso per il suo autore) che da tutto ciò se ne può trarre.

Fin da ora diciamo il nostro GRAZIE a quei cattolici che a Parigi e a Milano, a Roma manifestano, pregano, offrono SS. Messe di riparazione contro uno scempio sacrilego di immane bassezza. Lode dunque a tutti i buoni cattolici, a partire da mons. Negri e il cardinal Martino. Onta a quei “cattolici senza Cristo”, che in un modo o nell’altro, hanno difeso la bestemmia in compagnia dell’armata laica: “Repubblica” (sempre in prima linea), “Il Corriere” (con Battista), “La Stampa”, “L’Unità”, etc.

Se i nostri figli si abitueranno al male, alla violenza, alla droga, all’immoralità, agli spettacoli di Castellucci, la società degenererà rapidamente e la crisi culturale sociale ed economica diverrà mortale. Se al contrario i nostri figli sapranno reagire e lottare contro chi vuole gustare l’ebbrezza infernale già qui prima del tempo stabilito, allora la speranza dell’alba resterà intatta e il futuro sarà un futuro di pace per tutti. (Fabrizio Cannone).

Donazione Corrispondenza romana