Ripercussioni italiane sul caso Alfie

(di Giulio Ginnetti) L’ospedale Alder Hey di Liverpool, su licenza dello Stato, della Corte inglese e con l’avallo della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, si è arrogato il diritto di togliere la vita al piccolo Alfie Evans sottraendo ai genitori il diritto inalienabile di decidere per il bene del proprio figlio. Tutto ciò in nome di una filosofia di vita edonista che avversa il valore cristiano della sofferenza e di una dittatura relativista che vuole estirpare i valori non negoziabili e le radici cristiane della società.

La Nuova Bussola quotidiana, che ha dedicato i più accurati servizi alla vicenda ha sottolineato come Alfie ha retto la rimozione dei sostegni vitali, ma l’ospedale inglese ha negato l’ossigeno portato poi al piccolo senza autorizzazione.

Alfie non è stato alimentato per 36 ore e l’infezione al polmone non è stata curata ma sembrava avere la possibilità di lasciare l’ospedale. È proprio a questo fine che i genitori hanno negoziato il silenzio della stampa. Alfie dunque non è morto per il distacco del ventilatore, ma di fame, di infezione, di farmaci non conosciuti.

Il cardinale di Westminster, Vincent Nichols, che si trovava in Polonia come legato papale, ha però dichiarato all’agenzia Kai di credere che tutto il possibile è stato fatto dall’ospedale per aiutare Alfie Evans; e ha criticato – senza specificare a chi si riferisse – coloro che hanno «cercato vantaggi politici» dalla tragedia, «senza conoscere i fatti». «Si tratta – commenta Marco Tosatti su Stilum Curiae del 27 aprile – dell’ «affacciarsi di un silenzioso, strisciante partito pro-eutanasia nella Chiesa. Non chiaro e esplicito, no, non è quello il modus operante dei clericali. Ma comprensivo, concordante, rispettoso del volere e del desiderio dello Stato, e delle sue caste, Medici e Giudici. La prima sciagurata intervista del responsabile della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Paglia, con l’accenno all’accanimento terapeutico, ne è un esempio. Seguito dall’altrettanto sciagurato – e ingannevole – comunicato dell’arcivescovo di Liverpool, e poi da quello della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles».

Il 27 aprile un cittadino cattolico di Londra, Jean Pierre Casey, nipote del filosofo tedesco  Dietrich von Hildebrand ha indirizzato ai vescovi inglesi una lettera aperta, criticando il loro atteggiamento nel caso di Alfie Evans. La lettera è stata pubblicata da Lifesitenews e tradotta in Italia da La Nuova Bussola.  «Quando vedo la tirannia la riconosco – scrive Casey – Quando vedo l’oppressione la riconosco. Quando vedo l’ingiustizia la riconosco. E lo stesso fanno migliaia di altre persone nel mondo. Se le guide della nostra Chiesa, cioè tutti voi, restano zitte davanti a questa tirannia, a quest’oppressione e a questa ingiustizia, allora non solo vengono meno alla missione di proclamare il Vangelo di Gesù Cristo, non solo vengono meno al dovere di difendere pubblicamente la sacralità e la dignità di ogni vita umana, non solo mancano di difendere i diritti dei genitori in quanto educatori primari e unici custodi legittimi dei figli mancanze da considerare ognuna un grave peccato di omissione , ma diventano anche complici di atti gravemente malvagi, in realtà partecipando attivamente a essi».

«Si dice che la Chiesa nasca dal sangue dei martiri  – afferma Benedetta Frigerio su La Nuova Bussola del 29 aprile –.Allora Alfie James Evans è uno di loro. Alfie ha fatto rinascere la Chiesa. Ha unito un popolo. Prima di lui hanno versato il sangue Charlie Gard, Isaia Haastrup e chissà quanti altri. Alfie ci ha risvegliati, ci ha fatti alzare in piedi per la difesa della verità e della vita, e morendo ucciso dal nazismo anglosassone ci chiama a proseguire».

«Nell’arco di un solo anno – scrive Isacco Tacconi su Riscossa Cristiana del 30 aprile – ben tre innocenti sono stati sacrificati sull’altare del nuovo moloch rappresentato dallo slogan “una vita di sofferenza non è vita”. Charlie Gard giustiziato il 28 luglio 2017, Isaiah Haastrup giustiziato l’8 marzo 2018 e il piccolo Alfie Evans colpito a morte ieri notte 28 aprile 2018. (…) Negli antichi culti a Moloch, Baal, Crom Cruach e Dioniso le vittime più gradite alla divinità erano proprio i bambini, specialmente maschi. Soltanto il Cristianesimo mise fine all’abominio dello sterminio degli innocenti immolati a satana di cui tutte quelle divinità non erano che maschere di terrore che soggiogavano tutta la terra. E ora dopo cinque secoli di scristianizzazione violenta e capillare l’Inghilterra ha ripreso l’antico culto al “dio della morte” però non più in maniera esplicita ma sotto il pretesto umanitario falsamente pietoso dell’‘inutile sofferenza’».

Ormai siamo oltre l’aborto e l’eutanasia, siamo alla legalizzazione dell’infanticidio, come ha denunciato la presidente della Marcia per la Vita Virginia Coda Nunziante in un’intervista a Lifesitenews del 28 aprile. La leader pro-life italiana ha quindi dichiarato: «Chiediamo al piccolo Alfie di assisterci dal Cielo e rendiamo omaggio ai suoi genitori che con tanta determinazione hanno lottato per difenderne la vita portando il suo caso all’attenzione di tutto il mondo. Ma quanti piccoli “Alfie” muoiono ogni giorno in Inghilterra e in tutto il mondo abbandonati alla loro sorte da genitori che si piegano alle leggi ingiuste degli Stati moderni? Anche per protestare contro tutto questo manifesteremo il prossimo 19 maggio a Roma in occasione della VIII Marcia per la Vita». (Giulio Ginnetti)

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