Ricordati a Prato mons. Piolanti e mons. Gherardini

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(Cristina Siccardi) Monsignor Vittorio Aiazzi, parroco del Sacro Cuore di Gesù di Prato e canonico capitolare, ha voluto onorare, sabato 21 novembre scorso, due grandi teologi di Santa Romana Chiesa, monsignor Antonio Piolanti (1911-2001) e monsignor Brunero Gherardini (1925-2017), con una Santa Messa Solenne da Requiem in loro suffragio. Monsignor Aiazzi è sempre stato legato da fraterna amicizia con monsignor Gherardini, di origini pratesi.

Si è trattato di una vera e propria boccata di ossigeno in questi tempi di pandemia non solo sanitaria, ma anche e soprattutto spirituale. Ha comunicato Monsignor Aiazzi: «Piolantie Gheradini, sono stati due giganti della teologia cattolica del XX secolo, esponenti della scuola teologica romana, che si sono idealmente passati il testimone in vari servizi alla Sede Apostolica ed alla Pontificia Università Lateranense».

Nello stesso giorno in cui si celebrava la Solenne Messa da Requiem a Prato, terminava l’evento di Assisi online (19-21 novembre 2020) dal tema The Economy of Francesco. I giovani, un patto, il futuro, incontro rivolto, per volere di papa Francesco, a economisti, imprenditori e promotori di economia sostenibile under 35 di tutto il mondo, al fine di stabilire un nuovo sistema economico sul pianeta. Il Papa ha quindi invitato i giovani a far parte di questa rivoluzione globale in atto: «O siete coinvolti o la storia vi passerà sopra». (Videomessaggio).

Se la salute dell’economia mondiale e di «Sorella Terra» sono ritenute in condizioni pessime, secondo le opinioni di Bergoglio e dei relatori invitati – fra cui la vegetariana Vandana Shiva (leader dell’International Forum on Globalization) e Leonardo Boff (ex frate francescano, ex sacerdote, uno dei più importanti esponenti della Teologia della Liberazione) – in quali condizioni di salute si trova la teologia oggi? Pare che le alte gerarchie della Chiesa siano completamente assorbite dal carattere immanentista dell’esistenza e non si preoccupino delle questioni spirituali, seppure ci troviamo di fronte ad un vero e proprio immane naufragio delle anime, profughe di Santa Madre Chiesa.


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Quando a Gherardini venne posta la domanda circa lo stato di salute della Scuola teologica Romana, a cui sia Piolanti che egli stesso appartennero, rispose in questi termini: «Dopo il Concilio Vaticano II, la voce di questa Scuola, sempre più debole, poteva farsi sentire ancora attraverso due Accademie romane, (la Pontificia Accademia di Teologia e la Pontificia Accademia San Tommaso d’Aquino), le riviste Divinitas e Doctor Communis, e i congressi tomisti. Oggi, quando si riesce ancora a percepirla, si tratta solo di una voce isolata, ammirata da qualcuno, ma più spesso disdegnata e disprezzata. È quello che mi è capitato. Nondimeno, ascoltata o no, essa risuona sempre, e se nella mia voce si riconosce il timbro della Scuola Romana me ne rallegro».

Monsignor Piolanti si laureò in teologia ed In utroque iure all’Ateneo del Pontificio Seminario Romano in Laterano. Ordinato sacerdote nel 1934, dal 1938 al 1955 ha insegnato, a vario titolo, presso l’Ateneo di Propaganda Fide e, dal 1945, come ordinario di teologia sacramentaria, anche alla Pontificia Università Lateranense, con una cattedra appositamente creata per lui. Dal 1955 al 1962, fu decano della facoltà teologica dell’Urbaniana e, fino al 1957, ha ricoperto la stessa carica anche alla Lateranense, divenendone Rettore dal 1957 al 1969. Piolanti è stato uno dei maggiori esponenti della cosiddetta «Scuola Romana» di teologia del secolo scorso e uno dei maggiori studiosi internazionali di teologia dei sacramenti, in particolare dell’Eucaristia, su cui ha scritto numerose monografie. Dal 1969 al 2001 fu vicepresidente della Pontificia Accademia di San Tommaso. In qualità di canonico della Basilica di San Pietro è stato postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione di papa Pio IX, dal 1972 fino alle soglie della morte, fu così in grado di riportare alla luce un iter arenato da molto tempo.

Monsignor Gherardini venne, invece, ordinato sacerdote nel 1948 e si laureò in teologia nel 1952 alla Lateranense con Cornelio Fabro e si specializzò all’Eberhardina Carolina di Tubinga nel 1954-1955. Dal 1949 al 1958 esercitò il ministero pastorale a Prato, insegnando anche nel Seminario della città. Nel 1958 fu chiamato dalla Santa Sede, dove prestò a lungo servizio come officiale dell’allora Sacra Congregazione dei Seminari, all’interno della quale ebbe per dieci anni la responsabilità dell’ufficio preposto ai «Seminari diocesani e regionali d’Italia». Dal 1968 e per trentasette anni fu ordinario d’ecclesiologia alla facoltà teologica della Pontificia Università del Laterano, di cui divenne decano. Docente all’Istituto Ecclesia Mater della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, fu pure membro e responsabile della Pontificia accademia di teologia e della Pontificia Accademia di San Tommaso. Fino alla morte fu consultore della Congregazione delle Cause dei Santi e, dopo la scomparsa di monsignor Piolanti, gli subentrò in qualità dipostulatore di papa Mastai Ferretti, portando a compimento il processo, che lo portò all’onore degli altari il 3 settembre del 2000.


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Dal 1994 alla morte fu canonico della patriarcale basilica di San Pietro in Vaticano, dove risiedeva e dove accoglieva con grande spirito ieratico, simpatia affabile e iridescenza tutta toscana, ospiti e amici. Molto attivo nella disamina del Concilio Vaticano II e del postconcilio, negli ultimi anni di vita è stato illuminante e propulsivo il suo saggio Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare (Casa Mariana Editrice, Frigento 2009), che ha spalancato le porte ad un forte e vivace dibattito teologico, storico e culturale.

La sobria solennità della Messa da Requiem è stato un momento importante ed intenso, caratterizzato da un particolare ed intimo raccoglimento per il suffragio di due elette anime, che non solo hanno servito Santa Romana Chiesa, ma l’hanno anche beneficata e santificata. Celebrata dal canonico don Robert Vignaud dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote e secondo prefetto del Seminario, la Santa Messa ha avuto il servizio liturgico curato dai chierici e seminaristi dello stesso Istituto. Infatti, non solo la parrocchia pratese ha rapporti di amicizia fraterna con Cristo Re ed il Seminario, ma i fondatori, monsignor Gilles Wach ed il canonico Mora, attuali Priore generale e Rettore del Seminario stesso, maturarono il loro progetto di fondazione a Roma, proprio in quel circolo di sacerdoti che si ritrovava intorno a monsignor Piolanti prima e a monsignor Gherardini dopo, fra di loro anche il canonico don Enrico Bini del clero pratese, e monsignor Rudolph Michael Schmitz, attuale Vicario dell’Istituto.

Per il Santo Sacrificio che si è celebrato a Prato hanno fatto pervenire il loro saluto orante il cardinale Raymond Leo Burke, il cardinale Angelo Comastri, monsignor Mario Oliveri e la Madre superiora delle Suore Adoratrici del Cuore Regale di Gesù Cristo Sommo Sacerdote, ramo femminile dell’Istituto di Cristo Re.


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Nella sua mirabile omelia il canonico Bini ha tratteggiato le figure, lo spessore umano, la grandezza sacerdotale, la profondità dottrinale, filosofica e teologica dei due compianti monsignori. Molto significativa l’immagine che ha riproposto, propria di san Tommaso d’Aquino, secondo il quale i Dottori della Chiesa sono cinti dalla corona del martirio, perché il loro studio e la loro ricerca della Verità è un vero martirio che li unisce alla schiera infinita dei Martiri e delle Vergini.

Non poteva esserci rappresentazione più ideale ed efficace in questo particolare e doloroso periodo della storia della Chiesa: monsignor Piolanti e monsignor Gherardini, ancora una volta, avrebbero di certo vissuto il loro sacerdozio e la loro sapienza teologica come un martirio incruento, nella totale fedeltà alla Chiesa di Cristo ed alla sua perenne Romanità.

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