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Riccardo Muti: basta con le canzonette in chiesa!

(ASCA) – Trieste, 21 mag – ”Non capisco le canzonette in chiesa”, durante le celebrazioni liturgiche. Lo ha detto il maestro Riccardo Muti, che a Trieste ha ricevuto la cittadinanza onorarfia.

”La storia della musica deve molto alla Chiesa e non mi riferisco solo al periodo gregoriano che e’ strepitoso, ma anche ai giorni nostri. Ora io non capisco le chiese, tra l’altro quasi tutte fornite di organi strepitosi, dove invece si suonano le canzonette – ha detto -. Probabilmente questo e’ stato apprezzato all’inizio come un modo di avvicinare i giovani, ma e’ un modo semplicistico e senza rispetto del livello di intelligenza delle persone.

Perche’ allora – precisa – mettere quattro-cinque ragazzi di buona volonta’ a strimpellare delle chitarre o degli strumenti a plettro con testi che non commento? E poi – ha continuato Muti – se si sente l’Ave Verum di Mozart in chiesa, sicuramente anche la persona piu’ semplice, piu’ lontana dalla musica puo’ essere trasportata in una dimensione spirituale. Ma se sente invece canzonette e’ come stare in un altro posto”.Soffermandosi, invece, sugli spirituals, Muti ha osservato che ”questa e’ un’altra cosa, un altro livello, e’ un’altra cultura: antica e profonda, cantano e danzano con il corpo. E comunque e’ una cosa che non ci appartiene. Quello che ci e’ appartenuto con Perosi, Rossini a Verdi sono cose importantissime per la chiesa e per lo spirito. Perche’ tutto questo sta sparendo quando e’ nostro patrimonio di cui se ne sta impadronendo altre nazioni? La Cina oggi ha milioni di pianisti e violinisti con le fabbriche di strumenti che si sono centuplicate, e si sta impossessando della nostra cultura. Ma noi no della loro.

E allora se noi non ci fortifichiamo nella consapevolezza della nostra cultura finiremo in pochi anni di diventare il museo del mondo”.

Muti ha concluso sottolineando che ”pittura, scultura e musica fanno parte della nostra grande storia dell’arte, ma a differenza della pittura e della scultura che nei licei si fanno, la musica viene abbandonata come qualcosa di fastidioso e dilettantesco.

Ma cosi’ diventiamo solo il paese della canzonetta, dimenticando il contributo fondamentale dell’Italia al mondo.

Basta pensare alle scuola napoletana nel ‘700. E noi abbiamo anche dato il nome alle note. E poi ci siamo fermati. Ma non e’ colpa di nessun governo, e’ imputabile a decenni e decenni di abbandono della cultura, come elemento che puo’ accomunare un popolo e identificarlo”.