Rendiamo a Dio quello che è di Dio. Con la testimonianza

Parlamento_in_seduta_(di Danilo Quinto) Nel corso del dibattito che si è sviluppato negli ultimi mesi sulla legge contro la cosiddetta omofobia – approvata dalla Camera dei Deputati e che sarà discussa a breve dal Senato – si è detto quasi tutto. Si è dato conto del comportamento dei parlamentari che nel loro ruolo di legislatori si richiamano al Magistero della Chiesa Cattolica. Taluni hanno “scoperto”, in quest’ambito, molte posizioni ondivaghe e di compromesso, tendenti a realizzare l’obiettivo del “male minore”, com’è peraltro accaduto sulla legge sull’aborto, sulle proposte relative al testamento biologico e su tutte le posizioni laiciste degli ultimi anni.

Si è appreso che per la Conferenza Episcopale Italiana – come ha dichiarato il Cardinale Bagnasco a Torino, nei giorni scorsi, nella sua prolusione alla Settimana Sociale – punto cruciale è la «riconciliazione tra i generi», non è quello di impedire che una “legge ingiusta”, come quella che è stata votata, metta il bavaglio alla libertà di opinione e soprattutto leda, in maniera irreparabile, la libertà religiosa. Episodi di discriminazione nei confronti degli omosessuali si verificano certamente, così come accade nei confronti di altre categorie: i bambini o le donne o gli anziani. Per nessuna di queste “categorie” si pensa di varare leggi “ad hoc”.

Per gli omosessuali, sì. Oltretutto, le norme che colpiscono gli autori di reati ci sono e sono applicabili. Non ci sono, quindi, esigenze reali di tutela. L’impostazione della legge è solo ideologica e prelude, in base alle stesse dichiarazioni dei proponenti, all’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e all’adozione di bambini. Di fronte alla prospettiva di misure di tal fatta, si sarebbe potuto pensare di invitare i parroci a leggere, in un giorno prestabilito, in tutte le Chiese, la lettera di San Paolo ai Romani, al fine di ribadire la dottrina della Chiesa riguardo l’omosessualità. Quest’iniziativa non avrebbe certamente inficiato la questione del rispetto che si deve a ciascun essere umano e della misericordia che Dio concede a tutti coloro che Lo cercano. Avrebbe forse chiarito – e forse ce n’è bisogno – che la misericordia dev’essere, appunto, cercata. Non viene dispensata comunque, qualunque azione si commetta, senza il pentimento.

Altri, in sede politica, avrebbero potuto disobbedire ai diktat dei loro partiti e alle improvvide indicazioni che ricevono da chi dovrebbe avere a cuore solo la dottrina della Chiesa – quella del sì, sì, no, no, s’intende ‒ e si sarebbero potuti dimettere da parlamentare, ad esempio. È chiedere troppo alle coscienze dei parlamentari cattolici? Non è forse la coscienza, insieme all’amore per la verità e per la libertà, l’unico vincolo che essi dovrebbero avere? O qualcuno pensa che possa fare a meno il legislatore cattolico delle doti della credibilità e della coerenza? Invece, che cosa è accaduto? L’approvazione di una legge che minaccia in maniera profonda – come nessuna legge prima d’ora ha fatto – i principi dell’ordine naturale e precede leggi ancora peggiori. Un rimedio a questo stato di cose c’è ed è una cosa che si guarda bene dal dire.

Se la legge sarà approvata in maniera definitiva, sarà necessario organizzare un’azione di disobbedienza civile. Così come si dovrebbe fare nei confronti di tutte le leggi umane che ledono la legge di Dio. Non bastano più le parole. Occorrono i fatti. Si dovrà rischiare il carcere per dire che Dio ha creato l’uomo maschio e femmina? Bisogna essere pronti a rischiarlo. I nostri figli che vanno alle scuole medie sono chiamati ad imparare, in base alla direttiva dell’ex Ministro Fornero, la teoria del gender e la sua accettazione? Ai genitori cattolici spetta il dovere di non dare il consenso perché questo accada. Quella della testimonianza rimane l’unica strada da praticare, perché di fronte alle leggi umane ingiuste non si può restare inerti. Sarebbe un peccato contro Dio. (Danilo Quinto)

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