Record di partecipanti alla March for Life inglese: il male arretra dove il bene si schiera! 

Record di partecipanti alla March for Life inglese: il male arretra dove il bene si schiera! 
FONTE IMMAGINE: March For Life UK (https://www.facebook.com/MarchForLifeUK)

Lo scorso 5 settembre si è svolta a Londra l’undicesima edizione della March for Life inglese, a cui hanno partecipato quest’anno diecimila persone e ben quindici vescovi. Sua Santità Leone XIV ha anche indirizzato un messaggio a tutti i partecipanti e impartito la propria benedizione apostolica.

È interessante riflettere sulle parole dell’organizzatrice, Isabel Vaughan-Spruce, che ha tenuto dal palco della Marcia un appassionato discorso di dieci minuti sull’importanza della pubblica testimonianza. La vita umana – ha affermato – «non inizia alla sesta settimana, alla ventiquattresima settimana o alla nascita, a nove mesi di distanza, ma il primo giorno: il concepimento […] Quando si ha un test di gravidanza positivo, non ci si chiede cosa nascerà tra nove mesi; si sa che sarà umano allora perché è umano adesso. L’aborto è la fine intenzionale di quella vita umana» e nessun giro di parole o eufemismo può cambiare questo fatto. L’Abortion Act, legge approvata in Inghilterra 58 anni fa, priva ogni uomo del fondamentale diritto alla vita ma, ma lo Stato, non contento, «vuole anche calpestare i diritti di coloro che si schierano a favore dei concepiti» ha sottolineato la Vaughan-Spruce. Questa donna coraggiosa ha ricordato come, nel dicembre 2022, è stata arrestata per aver pregato silenziosamente in una strada pubblica. In passato, anche dalle colonne di CR, si era toccato il tema delle cosiddette “Safe Access Zones” (qui) che stabiliscono un reato di interferenza con l’accesso o la fornitura di servizi abortivi, per cui finanche una persona “colta in fragranza” a pregare silenziosamente almeno a 150 m da una struttura dove vengono eseguiti aborti, può essere arrestata e processata. Isabel è stata vittima di un processo durato una settimana e solo per una preghiera, nemmeno vocale! Nella nostra società – ha ricordato la leader pro-life – «dobbiamo tutti sottometterci al dio dell’aborto. Ma io dico questo: per il bene dei bambini non ancora nati e per il bene delle madri e dei padri ingannati, non ci sottometteremo mai. Il diritto alla vita, il diritto di pregare – questi sono entrambi sacri e inviolabili. Nessun governo, nessun operatore medico, nessun agente di polizia, nessuna autorità legale al mondo ha il diritto di usurpare la giurisdizione spirituale che appartiene a Dio solo».

A seguire, ha rilevato come i segnali di una crisi profonda del sistema si avvertono anche all’interno della stessa classe medica. Recenti inchieste giornalistiche hanno evidenziato come in Galles il personale sanitario si rifiuti massicciamente di praticare aborti tardivi (late-term abortions), disincentivando così l’aborto oltre la diciottesima settimana. Tale obiezione di coscienza, aspramente criticata dai principali “provider” di aborti come il British Pregnancy Advisory Service (BPAS), merita invece il profondo plauso della società civile: essa rappresenta la dimostrazione che l’integrità professionale e morale può ancora opporsi a pratiche profondamente ingiuste.

La Vaughan-Sprouce ha anche ricordato che il quadro normativo britannico presenta vistose asimmetrie: mentre per la chirurgia estetica è previsto un periodo di riflessione obbligatorio di due settimane, per l’aborto non sussiste alcuna reale tutela preventiva. La diffusione delle procedure domiciliari tramite pillole consente l’aborto fino al termine della gestazione senza conseguenze legali, mediante la prescrizione a distanza di farmaci abortivi da parte di medici che spesso non hanno mai incontrato né interloquito con la paziente. Per chi avesse perso la notizia, la Vaughan-Sprouce si sta riferendo al Crime and Policing Act 2026, un emendamento all’Abortion Act mirante a depenalizzare l’aborto in qualsiasi fase della gestazione, votato a larga maggioranza dalla Camera dei Comuni nel giugno 2025 (qui), approvato in via definitiva il 19 marzo 2026 dalla Camera dei Lord e che lo scorso 29 aprile ha ricevuto il Royal Assent da re Carlo III.

E ora – ha aggiunto – «stiamo discutendo la legalizzazione dell’uccisione anche degli anziani e dei malati, tutto sotto la parvenza di assistenza sanitaria e in nome della compassione». 

Ella ha poi voluto ricordare il ruolo fondamentale della famiglia: «prima di cancellare le ultime vestigia di moralità dalle nostre leggi, ricordiamo cos’è la famiglia. Una famiglia si prende cura di tutti i suoi membri, dal più giovane nel grembo materno al più vecchio, al più fragile, al più malato. Questo è ciò che fa la famiglia, questo è ciò che è la famiglia. Non solo un gruppo di persone con una comunanza di sangue, ma legate dall’amore. Senza una famiglia, non c’è futuro. E schierarsi contro l’aborto non può significare solo opporsi in linea di principio quando non ci costa nulla, ma schierarsi per la vita anche se ci costa tutto. Questa non è semplicemente una discussione di politica o di ideologie; questa è una questione di vita o di morte».

È interessante constatare come, a pochi giorni da questa “chiamata alle armi”, l’11 settembre, il Parlamento inglese abbia respinto l’ennesimo tentativo di legalizzare il Terminally Ill Adults (End of Life) Bill, disegno di legge sul suicidio assistito. Non si può stabilire un diretto nesso di causalità tra lo svolgimento della Marcia per la Vita inglese e il naufragio dell’iniquo progetto di legge, ciononostante si può sempre constatare come il male prospera laddove il bene difetta. La metafisica aristotelico-tomista insegna che solo il bene ha una sua essenza, mentre il male è definibile unicamente come privazione o corruzione di bene (Summa Theologiae, Ia, q. 48, a. 5). Quando gli uomini e le donne di buona volontà si alzano in piedi e testimoniano pubblicamente il bene e la verità, il male e l’errore non hanno margine di manovra: più tale bene si diffonde, più il male necessariamente arretra.

Il fatto che 10.000 persone, accompagnate da 15 vescovi cattolici, a cui si saranno unite spiritualmente e moralmente tante altre persone, si siano alzate in piedi per denunciare l’iniquità degli attentati alla vita umana innocente, in qualsiasi fase, è una luminosa testimonianza di bene che non può rimanere priva di effetti positivi. In particolare, la presenza di vescovi, uomini con la pienezza del sacerdozio, esorcisti delle proprie Diocesi, che rispondono alla chiamata al proprio dovere di successori degli Apostoli, fa tremare gli agenti del male, tanto quelli visibili quanto quelli invisibili. Non v’è nulla di più efficace di un Vescovo che non tace ed è dunque motivo di grande gioia che tale mobilitazione di anime abbia assistito a questa edificante testimonianza.

Il discorso di Isabel Vaughan-Sprouce si è concluso ricordando che, anche in assenza di potere politico o di rilevanza mediatica, ciascun individuo esercita un ruolo di leadership e di testimonianza nella propria quotidianità, nella propria famiglia e all’interno della comunità. Ognuno ha la facoltà e il dovere di determinare un cambiamento. Questo esempio è certamente destinato a suscitare nuove voci in difesa della vita innocente non solo in Inghilterra, ma anche al di fuori dei confini nazionali inglesi. Confidiamo che, anche nel nostro paese, sempre più vescovi abbandonino la retorica del compromesso per schierarsi con convinzione e chiarezza in difesa della verità e del bene. 

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