RECENSIONI LIBRARIE: una rivalutazione della figura di S. Tommaso

«De Maria numquam satis», dicevano i medievali; ma anche «de Thoma», ovvero di san Tommaso d’Aquino (†1274) potrebbe dirsi la medesima cosa: leggere e rileggere la sua vita e le sue opere è sempre arricchente e si vorrebbe avere il tempo per meditare ogni frase, ogni parola dell’immenso maestro di filosofia e di teologia cattolica.


Se il Vaticano II ha raccomandato in due punti la dottrina di san Tommaso – raccomandazione peraltro ripresa sia dal Codice di Diritto canonico del 1983 che dal Catechismo della Chiesa cattolica del 1992 – per vari e segnalati motivi negli ultimi decenni v’è stato un triste decadimento negli studi tomistici e i grandi autori del passato, da padre Garrigou-Lagrange a padre Raimondo Spiazzi, si incontrano con grande difficoltà nel panorama filosofico attuale.

Benedetto XVI, nell’indefessa opera di restaurazione culturale cattolica, si è nettamente inscritto in questi primi 5 anni di Pontificato contro il decadimento di cui sopra e per un chiaro rilancio del tomismo e più in generale della Scolastica: si vedano, oltre all’emblematica allocuzione di Ratisbona (il cui cuore non era affatto l’Islam, ma la ripresa della filosofia perenne al servizio della fede), gli splendidi elogi alle figure medievali come s. Bonaventura, Pietro Lombardo (il Maestro delle Sentenze) e in due discorsi importantissimi tenuti nel giugno 2010 sul Gigante d’Aquino.

Fa piacere dunque vedere riproposti ad un prezzo accessibile e da una illustre casa editrice alcuni scritti tomisti, forse caduti in oblio e di sicuro di non facile reperibilità (cfr. San Tommaso d’Aquino, Compendio di teologia e altri scritti, casa editrice UTET, Torino 2010, € 15, 90). Si tratta di un volumetto maneggevole, benché conti oltre 800 pagine, in cui sono raccolti testi pregevolissimi dell’Aquinate, da sempre lasciati un po’ in ombra dal lettore non specialista, in quanto meno completi e meno sistematici delle opere che hanno reso immortale il domenicano italiano, come la Summa Teologica e la Summa contro i Gentili. Il Compendio di teologia, come nota il curatore Agostino Selva, fu scritto da san Tommaso dopo le opere più celebri (probabilmente tra il 1272 e il 1273) e il suo autore è «un Teologo nella piena maturità del suo pensiero, un Maestro che fra i molti e gravi impegni sa trovare lo spazio per dedicare al suo segretario [fra Reginaldo da Piperno, oggi Priverno] una sintesi del mistero cristiano, un’opera che può essere giustamente considerata un Catechismo per gli adulti […]. Il Compendio può essere ritenuto il testamento di un Santo, del “Dottore Comune della Chiesa” la cui dottrina è stata assunta dalla Chiesa» (pp. 10-11). In effetti ricorda il Selva che, se il titolo di Dottore Comune è stato conferito a san Tommaso ufficialmente nel 1923 da Pio XI, esso risale già al 1317.

Di non minore importanza o attualità sono i tre restanti scritti, noti come opuscoli o opere polemiche, che occupano metà del volumetto accanto al Compendio. Come spiega il loro eccellente curatore padre Tito S. Centi, «i tre opuscoli di S. Tommaso che presentiamo costituiscono, tra le opere del Santo, una sola monografia apologetica sulla vita religiosa» (p. 359). In effetti, nel periodo basso-medioevale gli Ordini religiosi mendicanti, specie i domenicani e i francescani, si inserirono con grande perspicacia nelle Università e nell’attività di ricerca scientifica, teologica e filosofica: basti pensare ai domenicani Alberto Magno (†1280) ed Egidio Romano (†1316), e ai grandi francescani Antonio da Padova (†1234), Alessandro di Hales (†1245) e Giovanni Duns Scoto (†1308).

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