Recensioni librarie: un nuovo libro sul Concilio Vaticano II

(di Fabrizio Cannone) Il 2012 sarà un’occasione propizia per fare il punto sulla storia e la teologia del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965), a 50 anni dalla sua apertura. Se il post-Concilio è stato innegabilmente, da qualunque punto di vista lo si osservi, un periodo critico e di decadenza per la Chiesa cattolica universale, l’analisi del Vaticano II non fa assolutamente l’unanimità presso gli studiosi, neppure presso i soli studiosi cattolici.

Recentemente un articolo del teologo mons. Fernando Ocáriz sull’“Osservatore Romano” ha fatto notare, per la prima volta in una veste ufficiale, che alcuni passaggi conciliari (per ora imprecisati) non richiedono alcun assenso di fede. Purtroppo però, la giusta precisazione dell’organo vaticano, mezzo secolo dopo i fatti, viene un po’ tardi: sono migliaia ormai i manuali di teologia che hanno preteso di dogmatizzare proprio quei passaggi, ambigui o meramente ipotetici o solo descrittivi.

Ed anzi tanti teologi di grido, da Rahner a Schillebeckx, hanno tentato di rileggere il Magistero certo della Chiesa proprio alla luce del nuovo tenore presente in quei passaggi i quali, sebbene non lo chiarisca mons. Ocáriz, ispessiscono abbondantemente documenti come Gaudium et spes, Unitatis redintegratio, Nostra aetate e Dignitatis humanae… Allora più che mai è bene che il tema Concilio resti vivo nei dibattiti e si analizzi in chiave sia storica, sia teologica che ermeneutica come richiesto da vari autorevoli teologi della cattolicità.

In tal senso, si era tenuto a Roma nel dicembre 2010, organizzato dai Francescani dell’Immacolata, un importante convegno teologico di cui ora sono usciti gli atti (cfr. AA.VV., Concilio Vaticano II. Un Concilio pastorale. Analisi storico-filosofico-teologica, Casa Mariana editrice, Frigento 2011, pp. 365, euro 30).

Gli interventi, tra gli altri, di mons. Luigi Negri, mons. Brunero Gherardini, mons. Schneider, mons. Marchetto e mons. Velasio de Polis hanno fatto luce su punti controversi dell’Assise ecumenica rivelandone o le cattive interpretazioni susseguenti, o le imprecise formulazioni pastorali, o le omissioni ermeneutiche volute e ricercate da una certa teologia post-conciliare più in sintonia con Lutero che con san Tommaso.

Secondo il curatore, l’ottimo padre Serafino Lanzetta, sebbene la pastoralità sia una dimensione importante dello stesso magistero dogmatico, la pastorale eretta quasi a dogma, pur nelle migliori intenzioni del mondo, di fatto «ha portato a sposare supinamente ed allegramente il dato delle acquisizioni moderne nei vari campi dello scibile: dall’evoluzionismo al comunismo; dal filantropismo alla negazione della Chiesa» (p. 6). Inoltre «pur di dialogare con il mondo (…) si è preferita la filosofia prevalente nella modernità, agnostica e scettica quanto al mistero, dubbiosa e formalmente fenomenica: il mondo, in tal modo, avrebbe capito meglio il messaggio di Cristo. È risultato però che il mondo è entrato nella Chiesa, largamente, ma la Chiesa è ancora fortemente combattuta dal mondo» (pp. 6-7).

Recenti testi del prof. de Mattei (Apologia della Tradizione), di Gnocchi-Palmaro (La Bella addormentata) e di padre Cavalcoli (Riforma nella continuità, che parla di «errori pastorali» nei documenti conciliari) mostrano, pur con angolature diverse, che è giunto il momento di aprire un dibattito critico e libero su quel Vaticano II che finora restava l’ultimo tabù di un mondo cattolico pronto a discutere su tutto (Scrittura e Tradizione incluse). (Fabrizio Cannone)

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