RECENSIONI LIBRARIE: perché non possiamo essere atei

Francesco Agnoli è ormai noto al grande pubblico per la collaborazione che da anni lo lega al quotidiano di Giuliano Ferrara “Il Foglio”.
In realtà, la sua produzione letteraria spazia in molteplici campi del sapere e si interessa col medesimo acume intellettuale e con esplicita fedeltà al magistero della Chiesa alla storia e alla teologia, alla politica e alle scienze, alla filosofia e alla letteratura, alla bioetica e alla liturgia.

Nel panorama culturale cattolico contemporaneo sono scarse le voci, come la sua, realmente radicate nella Tradizione cattolica e al contempo pronte al dibattito con le istanze avverse, senza pregiudizi e ipocrisia, e però senza neppure alcun complesso d’inferiorità. In quest’ultimo testo (F. Agnoli, Perché non possiamo essere atei, Piemme, 2009), il giovane docente trentino fa un po’ la sintesi e la rielaborazione piana e puntuale di tanti suoi studi pubblicati e di varie ricerche approfondite in anni di lavoro, di conferenze e di insegnamento.

Il libro vuole essere una risposta chiara e scientifica, ma di grande accessibilità, alle provocazioni anticristiane e scientiste, tornate di recente assai di moda nella carta stampata e al cinema, e dovute in massima parte ad autori come Richard Dawkins, Christopher Hitchens, Michel Onfray o ai nostrani Augias, Odifreddi, Piovani, etc.

Abbiamo lo spazio per descrivere solo sommariamente il contenuto del volume il quale, diviso in tre parti, dimostra l’inconsistenza epistemologica dell’“ateismo metodologico”, oggi divulgato e persino imposto nelle scuole e nelle facoltà, negli ambiti scientifico (cap. 1), storico (cap. 2), e medico (cap. 3).

Il legame tra i tre ambiti è assai consistente: il darwinismo scientifico e le teorie atee dell’evoluzione (nate nell’800) e ormai sperimentalmente infondate, come causarono una visione parziale della scienza e dell’antropologia (si pensi a Marx, a Comte o a Lombroso), così furono all’origine del razzismo e dell’eugenetica (nella prima metà del 900), e restano (nel XXI secolo) la giustificazione di fondo delle recenti “conquiste” dell’aborto, della selezione umana, della contraccezione e dell’eutanasia.

La visione cristiana invece, rispettando il Creatore e l’ordine cosmico da lui voluto, rispetta anche la creatura umana, l’ambiente naturale e l’intero universo.

«Senza Dio – conclude Agnoli – l’uomo viene ridotto a infinitamente meno di ciò che è» e dunque: «Solo il riconoscimento della nostra figliolanza, della nostra dipendenza, della nostra destinazione eterna può fondare un vero umanesimo, il quale, appunto, o è teocentrico, oppure non è» (p. 313).

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