RECENSIONI LIBRARIE: perché dobbiamo dirci cristiani

Perché dovremmo dirci cristiani? Oggi siamo liberali, perciò non c’è bisogno di rivolgersi al Cristianesimo per giustificare i nostri diritti e libertà fondamentali. Siamo laici, perciò possiamo considerare le fedi religiose credenze private.

Siamo moderni, perciò crediamo che l’uomo debba farsi da sé, senza bisogno di guide che non derivino dalla sua propria ragione.

In Europa stiamo per unificarci, dunque dobbiamo evitare di dividerci menzionando il Cristianesimo fra le radici dell’identità europea. Nel mondo stanno rinascendo guerre di religione, dunque dobbiamo evitare di accendere altri focolai. Integriamo in casa milioni di islamici, dunque non possiamo chiedere conversioni di massa al Cristianesimo…

Marcello Pera (Marcello Pera, Perché dobbiamo dirci cristiani. Il liberalismo, l’Europa, l’etica, Mondadori, Milano 2008, pp. 196, €) rifiuta questi «perciò» e questi «dunque»: «La mia posizione è quella del laico e liberale che si rivolge al Cristianesimo per chiedergli le ragioni della speranza», una «speranza» per la nostra società, per la politica, per le istituzioni, in particolare per la vecchia Europa, «la terra più scristianizzata dell’Occidente e se ne fa un vanto», dove vivere come se nessun Dio esistesse «non sta dando i frutti promessi».

Un Continente che deve ritornare al Cristianesimo «se vuole davvero unificarsi in qualcosa che assomigli ad una nazione, una comunità morale». Marcello Pera si mette sulle orme di Kant, («La speranza comincia soltanto con la religione», Critica della ragion pratica) e di Benedetto Croce («Non possiamo non dirci cristiani»), ma segue pure la lezione «scientifica» di Locke (La ragionevolezza del Cristianesimo), dei Padri fondatori della nazione americana e di Tocqueville. Sulla base dell’analisi dei problemi drammatici di ordine morale, politico, religioso della convivenza umana contemporanea (dalla bioetica a all’integrazione multiculturale) supera il «non possiamo non dirci» e giunge al «dobbiamo dirci cristiani».

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