RECENSIONI LIBRARIE: nuovi orizzonti della legge naturale

La legge naturale – vecchia, lo dice la parola come il mondo! – potrà mai essere soppiantata dalla più moderna “legge positiva”, redatta secondo le esigenze di ogni singola società? Il tentativo di seppellirla una volta per tutte, etichettandola come superata e logora è una tentazione ricorrente, dalla fine del Medioevo fino ai recenti tentativi di regolarizzare aborto, eutanasia, manipolazione genetica, etc.

A difendere l’irrinunciabilità alla legge naturale è solitamente la Chiesa, prima e migliore interprete di essa; ma sono sempre più i laici che scoprono l’importanza insostituibile del dettato naturali: tra questi, ultimamente, si è fatta avanti la cosiddetta Scuola Neoclassica, un cui esponente è il filosofo australiano John M. Finnis, docente ad Oxford e membro laico della commissione teologica internazionale della Santa Sede. Per Finnis la ragione ha una natura intrinsecamente pratica, perché la ragione conosce il fondamentale principio autoevidente della natura umana: «Il bene deve essere sempre perseguito, il male sempre rifiutato»; di conseguenza, la razionalità pratica dichiara irrazionale qualsiasi azione che non abbia come proprio scopo appunto il bene. Sull’argomento è appena uscito un saggio di Tommaso Scandroglio (Tommaso Scandroglio, La legge naturale in John M. Finnis, Editori Riuniti, p. 188 € 14).

Scandroglio, dottorando di ricerca in Filosofia del Diritto presso l’Università degli studi di Padova e assistente di Filosofia del Diritto e Filosofia Teoretica presso l’Università Europea di Roma e particolarmente sensibile al tema del diritto naturale – ha pubblicato, tra l’altro, un saggio sul diritto naturale di stampo tomistico dal titolo La legge naturale. Un ritratto (Ed. Fede & Cultura) – disegna un ritratto sintetico del pensiero di Finnis sulla legge naturale, mettendone in luce gli elementi di indiscussa originalità, ma rilevandone anche le contraddizioni. Se l’operazione del filosofo australiano, che parte dall’insegnamento di Aristotele e soprattutto di San Tommaso D’Aquino – utilizzando però metodologie di indagine proprie della analytical jurisprudence – è sicuramente innovativa, d’altro canto può risultare rischiosa, in quanto la sua ardita sintesi può generare un duplice effetto. Da un lato Finnis riesce nell’intento di attualizzare la teoria classica sulla legge naturale e renderla rispondente alla sensibilità moderna; dall’altro però fonda una morale naturale svincolata da un aspetto metafisico, non radicata cioè nella natura umana, ma in elementi di per sé mutevoli, in cui la liceità morale dell’atto si sottrae a criteri assoluti e universali e tende a dipendere dal soggettivismo.

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