RECENSIONI LIBRARIE: Libertà per l’Europa. Robert Schuman

Il 9 maggio 1950 Robert Schuman, ministro degli esteri francese, entra nella storia d’Europa per la sua «dichiarazione». Forte dell’intesa con il cancelliere tedesco Konrad Adenauer





Il 9 maggio 1950 Robert Schuman, ministro degli esteri francese, entra nella storia d’Europa per la sua «dichiarazione». Forte dell’intesa con il cancelliere tedesco Konrad Adenauer, propone e ottiene che Francia e Germania condividano la gestione delle risorse siderurgiche della Ruhr: “se con il carbone e l’acciaio si è fatta la guerra – sostiene – con lo sfruttamento comune di essi si può ora costruire la pace”. Ma il piano, che ha una sponda anche nel premier italiano Alcide De Gasperi, guarda all’Europa intera così che, in quel 9 maggio, è riconosciuto l’inizio del processo di unificazione che ha portato alla moneta unica e all’Unione europea di oggi.

Dunque Schuman – di cui lo storico Maurizio De Bortoli ricostruisce il pensiero e la vita come in un romanzo (Libertà per l’Europa. Robert Shuman, Ares, Milano 2007, pp.184, € 14,00) – è uno dei padri dell’Europa moderna. Un padre tradito, però, obbietta l’autore – a cui fa eco, nella Prefazione, Marcello Pera (Europa, il tradimento del padre) –, perché nell’intuizione dello statista la comunione fra i popoli europei non si realizza nel collante dell’economia, ma attinge dalle radici culturali e religiose che ne fondano l’identità attraverso i secoli. Osserva il senatore Pera: «Il 19 marzo 1958, di fronte al Parlamento europeo, Schuman disse: “Tutti i Paesi dell’Europa sono permeati dalla civiltà cristiana.

Essa è l’anima dell’Europa che occorre ridarle”. Lo stesso avevano detto De Gasperi e Adenauer. Erano tre credenti cristiani cattolici. Ed erano, come si dice con la più ambigua delle espressioni in uso solo in Francia e in Italia, tre “laici”. Nessuno di essi si sarebbe sognato di imporre il cristianesimo come religione degli europei. Nessuno di essi ne avrebbe tratto un prontuario comunitario. Ma nessuno di essi avrebbe potuto immaginare che l’Europa potesse farne a meno».

Donazione Corrispondenza romana