RECENSIONI LIBRARIE: le brutalità della guerra

Sedotto e abbandonato: può capitare anche ad un uomo. E la traumatica esperienza è in grado di sconvolgere la sua intera esistenza ed avere pesanti conseguenze sulle persone che vengono a contatto con lui.

Così il protagonista di questo racconto lungo (Emilio Biagini, Labirinto oscuro, Il Filo, Roma 2008, p. 102, € 14) – che rimarrà senza nome, perché in fondo anonima è la vita che conduce, nonostante il successo lavorativo – porterà per sempre la ferita di un’avventura (che per lui avventura non era) con una donna che non l’amava realmente, ma voleva solo «divertirsi»: lo renderà quindi incapace di amare profondamente e, di conseguenza, incapace di crearsi una famiglia.

Egli rimarrà solo, con il continuo rimorso di aver accettato di consumare un atto superfluo ed aver banalizzato il rapporto amoroso fra uomo e donna.

L’autore, docente di geografia presso l’Università di Cagliari, si cimenta con un tema scabroso, senza mai non dico cadere, ma neppure sfiorare la volgarità.

La vicenda del protagonista, che si intreccia con altri importanti temi – le inutili brutalità della seconda guerra mondiale, vissuta dal protagonista tra l’incudine dei bombardamenti alleati (in uno dei quali perde la vita la madre) ed il martello delle vendette partigiane; la mancanza di spiritualità della generazione post-bellica e le false lusinghe della cultura pop nonché delle sette sataniche; la guerra fredda ed il dilagante edonismo occidentale –, dimostra come un approccio materialista alla vita ed un atteggiamento di fuga non possa portare ad un reale appagamento. Infine, a sessant’anni, direttore generale di una grande azienda, egli si domanda che senso possa avere la vita senza una vera religiosità: nonostante il proprio successo egli è solo; senza una casa (metafora della famiglia), poiché ha sempre scelto di vivere in albergo per non sentirsi in alcun modo radicato; senza affetti, avendo rinunciato a quello di Franca, sulla quale aveva inconsciamente deciso di rivalersi per l’affronto subito in gioventù da un’altra donna.

E a poco a poco emerge l’esile figura della sorella di Franca, Anna, morta in odore di santità, che anche dall’oltretomba riesce ad avere un influsso benefico su chi la ha conosciuta, direttamente o indirettamente.

Uno scritto amaro, quello di Biagini, che però ha un finale luminoso in cui porta allo scoperto il tema della Fede che, quasi carsicamente, lo attraversa tutto, con il protagonista che si rivolge con intensità al Signore e, come il buon ladrone, gli chiede perdono nonostante una vita di peccati.

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