RECENSIONI LIBRARIE: l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944

Qualche tempo fa Ernesto Galli della Loggia contrappose la concreta e diffusa resistenza italiana all’inesistente resistenza tedesca, limitata ai soli casi dell’attentato di von Stauffenberg e ai velleitari volantini della Rosa Bianca, affermando che, sostanzialmente, l’intera Germania si riconosceva nel nazionalsocialismo mentre in Italia con la guerra civile si era evidenziata una spaccatura che rivelava la non accettazione dell’ideologia fascista da parte di gran parte della popolazione italiana.

Quella di Galli della Loggia è invero una opinione molto diffusa: la resistenza antinazista, in Germania, fu assolutamente minoritaria e per nulla paragonabile a ciò che avvenne nelle altre nazioni. Numericamente risibile e quindi neppure considerabile ai fini di uno studio sociologico.

In realtà l’attentato del 20 luglio 1944 non fu un episodio sporadico ideato da un eroico ufficiale, ma fu uno dei tanti tentativi, poco noti e poco studiati, di eliminare Hitler per evitare l’entrata in guerra prima, la capitolazione poi. E dietro la bomba posta da von Stauffenberg c’era un complotto che radunava la crema dell’aristocrazia guerriera tedesca, l’élite dell’esercito, di antica tradizione cristiana, contrapposto, come si sa, all’Ordine Nero delle SS, di matrice prevalentemente borghese e di principi paganeggianti (nonostante il suo capo supremo, Heinrich Himmler, fosse di educazione cattolica).

Il puntuale lavoro di Luciano Garibaldi (Luciano Garibaldi, Operazione Walkiria, Ares, Milano 2008, pp. 192, euro 13), che riassume varie inchieste giornalistiche condotte decenni fa e che gli permisero di intervistare direttamente i protagonisti dell’epoca, ricostruisce tutti i retroscena della preparazione del colpo di stato che avrebbe dovuto seguire la morte del Führer, con l’arresto delle SS e la decapitazione (metaforica) dei vertici del partito nazista.

E – fatto poco noto ai più – il colpo di stato partì effettivamente, in seguito alla falsa notizia della morte di Hitler, con pieno successo a Parigi (dove le SS vennero disarmate) ed anche, inizialmente, a Berlino. Fu la eccessiva correttezza nei confronti della vecchia guardia a tradire i cospiratori: mettere il comandante militare della piazza di Berlino agli arresti in una stanza in cui era presente un telefono permise al “prigioniero” di avvertire le caserme di non seguire gli ordini emanati da chi lo aveva sostituito. Destituire gli alti ufficiali e ordinare loro di consegnarsi nelle proprie abitazioni fu il modo migliore per permettere a questi di organizzarsi e contrastare l’operazione “Walkiria”, consistente nella “denazificazione” della Germania ed il suo passaggio nelle mani di una giunta militare di stile tradizionalista.

Già qualche anno fa era uscito Per l’onore. Aristocratici tedeschi contro Hitler di Dönhoff Marion (Il Minotauro, Roma 2002, prefazione di Roberto de Mattei) in cui l’autrice tracciava i profili dei principali partecipanti alla cospirazione, tutti di origine aristocratica e di tradizione cristiana; Luciano Garibaldi allarga il campo di studi alle altre resistenze tedesche, prima fra tutte quella della Rosa Bianca, sottolineando l’educazione cristiana e cattolica della maggior parte dei suoi appartenenti e soprattutto evidenziando come il movimento di resistenza anti-hitleriana sia stato molto più diffuso di quanto viene solitamente ritenuto. L’autore nota anche il ruolo che ebbero l’insipienza degli Alleati (che liquidarono l’attentato come opera di una “cricca di ufficiali ambiziosi”) e il tradimento della Russia staliniana nei confronti dei congiurati: l’equilibrio geopolitico sarebbe mutato considerevolmente con una Germania possibile alleata delle potenze occidentali, quindi Stalin preferiva che il potere rimanesse nelle mani di Hitler, capace di spaventare talmente Inghilterra, Usa e Francia da spingerli a stringere un patto con i comunisti.

Alla ricerca storica Garibaldi aggiunge una serie di interessanti documenti, a partire dalla famosa (ma non troppo letta) enciclica di Pio XI del 1937 Mit Brennender Sorge (che, da sola, smentirebbe la leggenda sui silenzi del Vaticano…) e che permettono di comprendere meglio come l’unica vera resistenza antinazista in Germania sia stata quella sorta intorno alla Chiesa cattolica (laddove quella protestante, invece, accettava il sorgere di “chiese nazionali” prone al nuovo potere politico).

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