RECENSIONI LIBRARIE: l’aborto e i suoi retroscena

Oltre trent’anni di legalizzazione dell’aborto volontario con la conseguente narcosi delle coscienze non hanno posto la parola fine al dibattito politico e culturale su ciò che può essere considerata come una delle più grandi tragedie materiali e spirituali causate dall’umanità.


Malgrado l’argomento venga sistematicamente ignorato o distorto dai mass media e dall’opinione pubblica,  vi è un nutrito gruppo di “disobbedienti” che non intende piegarsi ai dogmi del politicamente corretto e tra questi vi sono magistrati, politici, bioeticisti, psicologi, docenti universitari di grande spessore professionale ed umano. Il libro L’aborto e i suoi retroscena. Vite e maternità spezzate a cura di Alessia Affinito e Virginia Lalli (Ed. IF Press 2010, pp. 246, euro 18,00), raccoglie dieci saggi di altrettanti seri professionisti impegnati nella impari lotta in difesa della verità e della vita innocente, tra cui citiamo il prof. Mario Palmaro, il magistrato Giacomo Rocchi e l’onorevole Olimpia Tarzia.

Ognuno di loro esamina l’aborto legale sotto diverse angolazioni avendo cura di mettere bene in evidenza gli aspetti più censurati e taciuti dall’establishment politico e culturale, come la grande emergenza sanitaria prodotta dalla sindrome post-abortiva, la deriva antropologica innescata da norme contrarie al diritto naturale, l’ipocrisia e la malvagità della legislazione vigente (in Italia, la legge 194/1978) ed altri scottanti temi. Il libro è impreziosito da una notevole introduzione di Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, che ricostruisce il percorso storico-giuridico che ha condotto all’aborto legale.

Fonti ufficiali evidenziano come i crimini commessi contro l’infanzia sono in continuo aumento in Italia e presumibilmente nel mondo intero. La società tenta di interrogarsi sui motivi che spingono una madre o un padre a maltrattare fino ad uccidere il proprio figlio anche molto piccolo, ma non riesce a fornire delle spiegazioni che siano plausibili e convincenti; questo perché l’analisi si ferma ad un livello superficiale che non tiene conto dello stravolgimento morale prodotto dalla pretesa degli Stati di rendere legale l’uccisione dell’essere umano in assoluto più innocente ed indifeso: il bambino non nato. Le leggi abortiste (e prima ancora le leggi sul divorzio) hanno innescato un processo irreversibile in cui non vi è più alcuna barriera etica che non possa essere scavalcata o infranta. Solamente il ripristino della vera legalità potrà risollevare l’umanità dalla condizione di decadenza materiale, morale e spirituale in cui è sprofondata e tale verità è tenacemente e coraggiosamente affermata dagli autori di questo prezioso lavoro.

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