Recensioni librarie: la storia di un ragazzo chiamato Gesù

(di Federico Catani) Gennaio, con il suo clima ancora natalizio e con la celebrazione, almeno secondo il rito antico, della festa della Santa Famiglia, è il periodo ideale per leggere l’ultima fatica del prof. Paolo Risso, Un Re di dodici anni. Gesù Bambino presenta se stesso, (Casa Mariana Editrice, 2011). Non a caso si tratta del mese dedicato tradizionalmente a meditare l’infanzia di Nostro Signore.

Il libro di Paolo Risso ad una prima lettura può sembrare un racconto quasi fiabesco, dedicato ai fanciulli. In realtà, è un testo molto più profondo, che mette in luce quella che era la vita quotidiana della Santa Famiglia di Nazareth. Tutto ciò che è narrato è vero o perlomeno verosimile, come spiega lo stesso autore nel preludio.

Attingendo a fonti sicurissime come le opere di padre M.J. Lagrange, di Carsten Pieter Thiede, di don Nicola Bux, ma anche di don Dolindo Ruotolo, Giuseppe Ricciotti, San Bonaventura, San Tommaso d’Aquino e di altri Maestri spirituali, Risso ricostruisce il periodo che va dai dodici ai quindici anni della vita di Gesù.

I Vangeli non si dilungano sui trent’anni trascorsi dal Messia nel nascondimento, eppure non è difficile immaginare i pensieri, i discorsi e le azioni di Gesù e persino il giudizio di chi gli stava attorno, primi fra tutti Maria Santissima e San Giuseppe. Il libro stronca inesorabilmente quelle false dottrine teologiche che di fatto svuotano Gesù della sua divinità, facendolo diventare un uomo come tutti gli altri.

Non è raro incontrare infatti “esimi” studiosi che sostengono senza vergogna l’ignoranza di Cristo verso la sua missione: per questi sedicenti teologi Nostro Signore avrebbe scoperto il suo ruolo salvifico e il suo destino con il passare del tempo. Il professor Risso, invece, riprendendo la più pura e tradizionale dottrina cattolica, scrive di come Gesù, fin da ragazzino, avesse piena consapevolezza del compito Lui affidato dal Padre: redimere l’umanità con il sacrificio espiatorio della Croce. Ecco quindi che, pur essendo di natura divina, il piccolo Gesù, da autentico uomo, piange quando nel giorno di Pasqua vede sgozzare l’agnello nel Tempio, perché sa bene che un giorno sarà Lui ad essere immolato, appeso al legno della croce.

Dal libro appare un ritratto fresco e quotidiano di Gesù, un ritratto che però mette bene in evidenza l’eccezionalità del “figlio del carpentiere” rispetto a tutti i suoi coetanei. Fin da piccolo, Cristo emanava un fascino tutto particolare che attirava molti, pur suscitando le invidie di altri. Pregava a lungo Gesù, soprattutto prima che sorgesse il sole e conosceva tutte le Scritture a menadito, sapendone cogliere l’autentico significato, tanto da stupire i grandi dottori della Legge di Gerusalemme.

Accanto a Gesù appaiono in tutta la loro luce anche la Vergine Maria e il suo castissimo Sposo San Giuseppe, anch’essi scientemente partecipi all’opera della Redenzione e  pienamente consapevoli del grande dono che il Padre aveva loro fatto in Gesù.  (Federico Catani)

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