RECENSIONI LIBRARIE: la letteratura devota di san Giovanni Bosco

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San Giovanni Bosco (1815-1888), fondatore della Congregazione dei Salesiani, pubblicò numerose opere rivolte al popolo e ai giovani per divulgare la dottrina cattolica. In molte di esse Don Bosco attinse ai temi tradizionali dell’apologetica della Chiesa, in particolare per contrastare la penetrazione dell’eresia protestante in Italia, favorita dagli ambienti liberali fautori del Risorgimento.


A Torino il Santo aveva frequentato il “Convitto Ecclesiastico” di san Giuseppe Cafasso, dove non si era persa l’eredità delle “Amicizie” del ven. Pio Bruno Lanteri, la cui azione era protesa alla diffusione della buona stampa cattolica contro gli errori del tempo. L’oratorio salesiano di Valdocco, dove fu poi costruita la chiesa in onore di Maria “Auxilium Christianorum”, divenne il punto di riferimento dei cattolici antiliberali della città, tra cui una delle più importanti benefattrici di Don Bosco, la vandeana Giulia Colbert, Marchesa di Barolo.

Nel 1853, con l’aiuto di mons. Moreno, vescovo di Ivrea, appartenente all’ala intransigente dell’episcopato, Don Bosco iniziò la pubblicazione delle “Lettere Cattoliche”, efficace mezzo di istruzione popolare, edificante e devota, che avranno un’altissima tiratura di copie in tutta Italia. L’operetta teatrale Una disputa tra un avvocato ed un ministro protestante (Giovanni Bosco, Una disputa tra un avvocato ed un ministro protestante, Amicizia Cristiana, Chieti 2009, pp. 64, € 5,00) rientra in questo genere di letteratura; nel breve lavoro Don Bosco, in modo divertente, illustra le «note della Chiesa», mette in berlina i ministri protestanti e smaschera i mezzi di corruzione da essi utilizzati per adescare nuovi adepti.

Durante le famose «passeggiate autunnali» nelle parrocchie piemontesi, la popolazione attendeva con impazienza la recita di queste operette da parte degli alunni di Don Bosco nei teatri comunali.


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Sia pure non eccelso dal punto di vista letterario e dichiaratamente didascalico, il testo è però capace di mettere in scena, senza mai annoiare, una disquisizione teologica, fornendo gli spettatori di utili strumenti per la propaganda dottrinaria. Inoltre si avvale di una cornice interessante e presa da un caso realmente accaduto: la conversione, ottenuta mediante la promessa di aiuti economici, di un disoccupato e quindi la richiesta, dietro minaccia di sospensione degli emolumenti, di una conversione estesa all’intera famiglia, che scatena l’ira violenta del disoccupato – ormai abituatosi a ricevere un sostegno economico (e a consumarlo all’osteria) senza dover lavorare – nei confronti di moglie e figli, per nulla disposti a mutare credo religioso.

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