RECENSIONI LIBRARIE: la “guerra gentile” contro il “drago rosso”

Il 5 maggio 2009 Rebiya Kadeer, leader del movimento per l’autonomia del Turkestan orientale (Xinjiang), ha tenuto un’audizione riservata al Comitato Diritti Umani della Camera dei Deputati sulla violazione dei diritti umani perpetrata dalla Cina nei confronti del popolo uiguro, minoranza mussulmana della Repubblica Popolare Cinese. La donna è in Italia per il lancio del libro La Guerriera gentile. Una donna in lotta contro il regime cinese scritto con la giornalista Alexandra Cavelius (Corbaccio, Milano 2009, pp. 396, € 22,60) in libreria dal 7 maggio.

Rebiya Kadeer, di etnia uigura, si racconta in queste pagine che sono anche la fotografia drammatica di un regime brutale. Ha assistito al disastro del Grande balzo in avanti (costato 30 milioni di morti, per la carestia che ne seguì fra il 1958 e il 1962), ha subito la Rivoluzione culturale, con la famiglia di etnia Uiguri e religione musulmana è stata cacciata più volte dalla propria terra e più volte ha dovuto ricominciare tutto daccapo. Nata nel 1948 tra i monti dell’Altaj, prima lavandaia, poi imprenditrice e miliardaria, Rebiya Kadeer è stata simbolo della donna emancipata della Cina convertita al neocapitalismo e ha partecipato alla IV conferenza mondiale sulle donne dell’ONU (Pechino 1995).

Nel 1999 è stata processata ed imprigionata dalle autorità cinesi con l’accusa di aver rivelato segreti di Stato, per aver inviato ritagli di giornale al marito Sidik Rouzi, espatriato negli Stati Uniti e attivista contro la politica cinese verso gli Uiguri. È stata sottoposta a una feroce persecuzione e i suoi undici figli hanno subito ritorsioni e rappresaglie. Imprigionata, ha trascorso in carcere fino al 2005, poi rilasciata in seguito a un accordo con gli Stati Uniti, dove attualmente risiede insieme al marito e a sei dei figli, e da dove continua a tenere alta l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani da parte della Cina. Candidata tre volte al premio Nobel per la pace, nel 2004 ha ricevuto il premio Rafto per i diritti umani.

Così come in Tibet, anche nella regione (nominalmente) autonoma del Xinjiang il regime comunista della T’ien Anmen applica la sistematica violazione dei diritti umani e la repressione di ogni forma di espressione culturale del popolo uiguro.

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