RECENSIONI LIBRARIE: Il tentativo scientista di eliminare la Provvidenza nel mondo

(di Giuseppe Brienza) Il mistero del Male e i castighi di Dio (Fede & Cultura, Verona 2011, pp. 94, € 10,00), raccogliendo il testo di due trasmissioni tenute dal prof. Roberto de Mattei su “Radio Maria” il 16 marzo e il 20 aprile 2011, fa stato della “battaglia delle idee” sulla negazione e conseguente difesa dell’interpretazione tradizionale del ruolo della Provvidenza nella storia, che si è avuta nei media per diversi mesi a commento del devastante terremoto recentemente scatenatosi in Giappone.

Nella prima delle due trasmissioni, de Mattei ha sostenuto che le grandi catastrofi, «o sono un richiamo paterno della bontà di Dio, o sono esigenze  della divina giustizia, che infligge un castigo meritato, o sono un tratto della divina misericordia, che purifica le vittime aprendo loro le porte del Cielo» (pp. 12-13). Con ciò non faceva che ribadire la verità, da ultimo riaffermata nel Catechismo della Chiesa Cattolica, per cui anche alla ragione naturale è perfettamente possibile riconoscere «la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna» (n. 324).

Ma agli argomenti scientisti e laicisti scagliati contro de Mattei e contro la lettura metastorica delle catastrofi naturali, non pochi commentatori (e media cattolici) si sono pavidamente sottratti, rispondendovi invece vari intellettuali laici ed ecclesiastici, i cui interventi sono riportati nel libro, fra cui quello della saggista Cristina Siccardi (Nozioni fondamentali di Teodicea, pp. 41-44), del prof. Corrado Gnerre (Per capire il rapporto tra Cristianesimo e male fisico, pp. 56-61), del domenicano Padre Giovanni Cavalcoli (La concezione cristiana del Male, pp. 70-76), e, soprattutto, quelli di Padre Serafino Lanzetta, dei Francescani dell’Immacolata (Quando di Dio si perde l’orizzonte, pp. 41-44) e Mons. Antonio Livi, professore emerito della Pontificia Università Lateranense (Le ragioni di un intellettuale cattolico e l’irrazionalismo dei laicisti, pp. 45-49).

Padre Lanzetta ha confermato come per «la fede cattolica, illuminata da una ragione forte» Dio Padre e Provvidenza «sa trarre da ogni male un bene: mentre non ha nessun legame col male, essendo però la Causa prima  e necessaria di tutto, tollera e permette il male (morale o fisico) per un fine di bontà; e questo in ragione del fatto che le cause seconde (le cause dipendenti nell’essere da Colui che è l’Essere e la Vita: gli uomini, gli eventi naturali, ecc.) sarebbero incapaci di agire senza la Causa prima, la quale tutto governa» (p. 42).

Mons. Livi, anche in qualità di promotore dell’Unione apostolica “Fides et ratio” per la difesa scientifica della verità cattolica, ha concentrato la sua analisi nella critica dello pseudo-argomento per cui «Dio non è un argomento ‘scientifico’, perché per ‘scienza’ bisognerebbe intendere soltanto la fisica”, trattandosi di una “illogicità che – al di là delle intenzioni malvagie – va severamente denunciata” (p. 46). Che ogni evento naturale o provocato dagli uomini siano da riportare a Dio, infatti, «non solo è dogma di fede ma è innanzitutto un’evidenza della ragione: perché Dio è la causa prima che governa il mondo con perfetta giustizia, e le cause seconde (consapevoli o meno) non tolgono il primato metafisico della potenza infinita di Dio.

In conclusione: le affermazioni di chi ha attaccato il professor Roberto de Mattei sono illogiche proprio perché, partendo da presupposti falsi, hanno negato in modo ottusamente dogmatico la legittimità di opinioni che dogmatiche non pretendevano di essere ma si richiamavano doverosamente al dogma autentico, ossia alle verità inconfutabili, sia di ragione che di fede» (pp. 48-49). (Giuseppe Brienza)

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