Recensioni Librarie: il Novecento, un secolo senza croce

(di Giuliano Guzzo) Il Novecento rimane, all’alba del Terzo Millennio, un secolo suggestivo. È la nostra storia più recente. Soprattutto è una storia ancora in parte viva, con le sue ferite, i suoi drammi, le sue suggestioni politiche e culturali. Molto del Novecento lo abbiamo alle spalle: oggi, per dirne una, l’Europa e gli Usa non sono più i primi attori sulla scena mondiale. Ma molte realtà sorte nel secolo scorso sono ancora operanti: basti pensare al comunismo cinese, creato da Mao nel 1949, che oggi rimane incontrastato al potere in un Paese destinato ad essere sempre più protagonista del prossimo futuro.

Il Novecento ha visto lo scoppio della I Guerra mondiale, con i suoi 10 milioni di morti, i milioni di mutilati e di invalidi e l’incendio devastante, solo pochi anni dopo, causato da un II conflitto mondiale, che ha cosparso il pianeta di ben oltre 50 milioni di deceduti. Ma soprattutto, il Novecento è stato l’epoca dei totalitarismi: il fascismo, ma, soprattutto, il comunismo ed il nazional-socialismo. Con i loro dittatori, le polizie segrete, gli stermini di massa e i campi di concentramento (lager, gulag, laogai). Che non sono finiti per sempre, visto che ne esistono tutt’oggi, e non pochi, in Cina, Corea del Nord e forse altrove.

Qualcuno ha definito il Novecento il «secolo breve», forse con la speranza segreta di archiviarne al più presto il doloroso ricordo. Ma forse c’è una definizione più appropriata per comprendere a fondo cosa è accaduto: da dove provenga davvero una esplosione di male che non ha precedenti, che ha annichilito interi popoli. Il Novecento, come scrive Francesco Agnoli nel suo ultimo bel saggio (Novecento. Il secolo senza croce, SugarCo, Milano 2011, pag. 158, euro 16), è stato «il secolo senza croce»: l’epoca in cui si è deciso di creare «il regno dell’Uomo», di scacciare definitivamente Dio dalla storia del mondo, dai governi dei potenti, dalla vita degli individui. Per sostituirlo con nuove divinità, ben rappresentate dalle immense statue dei dittatori disseminate per ogni dove, nell’ex URSS o nella Germania nazionalsocialista.

Il Novecento è stato l’epoca delle ideologie che sono diventate dottrine escatologiche di salvezza; dei politici che sono stati acclamati come dei “messia”; della Chiesa di Cristo sostituita, per quanto possibile, dalle chiese-partito. L’epoca in cui la croce di Cristo, da cui è nata l’Europa post-romana, è stata violentemente avversata, affinché lasciasse spazio alla croce uncinata e alla falce e martello. L’uomo del Novecento ha voluto creare una società nuova: senza classi, senza Fede e senza Chiesa, convinto di edificare il Paradiso in terra. Invece è nato l’inferno. Non solo per l’esplosione di violenza di cui si è detto; non solo per i milioni di internati nei lager, nei gulag, nei laogai; ma anche per la disgregazione familiare, per la distruzione dell’umanità più profonda che ne è conseguita. Distruzione dei nuclei familiari, aborto di massa, infanticidi, uxoricidi, milioni di bambini ridotti ad orfani e a vagabondi, diffusione senza precedenti del suicidio: anche questa è una faccia, spesso trascurata, del «secolo senza croce». (Giuliano Guzzo)

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