RECENSIONI LIBRARIE: il “genere gender”

È difficile per noi oggi, ad oltre 40 anni dalla rivoluzione sovversiva del 1968, non constatare amaramente tutti i frutti avvelenati lasciatici in eredità dal femminismo.
Dalle suffragette di inizio ’900 sino alla più recente teoria del gender, la storia del femminismo dietro alibi efficacissimi, quali anzitutto la “liberazione dal dominio del maschio”, è riuscito pienamente nella sua opera di demolizione morale, sociale e culturale.

Questa ideologia è certamente una delle più forti componenti di quella scristianizzazione tipicamente occidentale che oggi, avendo ribaltato il costume e la tradizione patriarcale di netta marca cristiana, tenta di schiacciare i suoi avversari attraverso l’uso di nuovi paradigmi e di leggi promulgate per perseguitare chi si ostina a sostenere la necessità della famiglia monogamica eterosessuale e indissolubile (con un uomo per capofamiglia), la illegittimità dell’aborto e del divorzio, e la naturale (e non culturale) differenza biologica tra uomo e donna.

Quest’ultimo punto è trattato con dovizia di particolari nell’ultimo libretto, sintetico e di facile lettura, della storica Giulia Galeotti (Gender. Genere. Chi vuole negare la differenza maschio-femmina?, ed. VivereIn, Roma 2009, € 5). Secondo l’Autrice, «la teoria del gender sostiene che non esistano differenze biologiche tra femmine e maschi, essendo la femminilità e la mascolinità costruzioni culturali indotte, dalle quali bisogna liberarsi per stabilire un’autentica uguaglianza fra gli esseri umani» (p. 9). La teoria del gender rispecchia “orwellianamente” (vedi il celebre romanzo 1984) una vera e propria «rivoluzione del linguaggio» (p. 10), attuata strumentalmente per destabilizzare gli assunti della tradizione cristiana e della stessa auto-comprensione naturale (e sessuata) dell’umanità, con l’obiettivo, a volte celato, di mostrare la naturalità dell’omosessualità, della perversione, e di ogni istanza liberale e libertaria.

L’analisi della dott.ssa Galeotti dimostra che, oltre all’ONU e all’Organizzazione Mondiale della Sanità, uno «sponsor molto attivo dell’ideologia del gender è quindi l’Unione Europea. Basti pensare che tra il 2000 e il 2006 il Fondo Sociale Europeo [sic] ha destinato la non trascurabile somma di oltre 3 miliardi e 500 milioni di euro per sostenere ogni tipo di azione atta a promuovere l’ideologia del gender. A questo scopo, il nostro paese ha ricevuto ben 837 milioni di euro. Ciò dimostra la rapidità e il successo con cui anche nella nostra cultura nazionale si è diffusa (in modo spesso inconsapevole) questa ideologia» (p. 67).

Ma chi sono i fautori di questa ideologia malata e pericolosa? L’Autrice, citando Dale O’Leary, individua sette correnti principali: «1. il gruppo che si occupa del controllo della popolazione; 2. quello dei libertari della sessualità; 3. gli attivisti de diritti dei gay; 4. i promotori multiculturali del politically correct; 5. la componente estremista degli ambientalisti; 6. i neo-marxisti; 7. i decostruzionisti/postmodernisti. L’Agenda è sostenuta anche dai grandi liberal governativi e da alcune corporazioni multinazionali» (p. 67).

Insomma il femminismo laico e anticristiano, oltre ad opporsi alla Chiesa e alla fede cattolica (anche per essere Dio Padre e non Madre, e Cristo un uomo che ha scelto 12 uomini come fondamenta della sua religione), è una minaccia che pesa sulla società e sulla cultura, sulla scienza e sull’educazione, sul bene comune e la stessa moralità umana.

Donazione Corrispondenza romana