RECENSIONI LIBRARIE: il celibato sacerdotale

La riscoperta del valore del celibato, della castità e della verginità pare a noi assolutamente prioritaria oggi, non solo in ordine alla formazione di una più solida identità sacerdotale e religiosa, ma soprattutto per riannodare il cattolicesimo contemporaneo con la sua essenza più profonda che resta quella, secondo le ispirate parole di san Tommaso, di «distogliere gli uomini dalle cose terrene e nel renderli attenti a quelle spirituali».

In tale ottica va certamente diffuso, specie tra i seminaristi, un aureo libretto appena ripubblicato che spiega il senso e la dimensione spirituale del celibato, alla luce della Scrittura e della Tradizione (cfr. Card. Alfons Maria Stickler, Il celibato sacerdotale. La sua storia e i suoi fondamenti teologici, ed. Chirico, Napoli 2010, euro 11).

Il cardinale salesiano, che fu anche prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, con acribia da storico e con la vivace convinzione dell’uomo di fede, smonta le fantomatiche teorie di un celibato nato ex abrupto nel IV secolo, sotto san Gregorio VII (XI sec) o perfino col Concilio Lateranense del 1139!

La stessa variazione di secoli e di contesti, nei fautori della relatività del celibato sacerdotale, mostra bene l’assoluta acriticità di teorie e letture usate ex post per demitizzare una tradizione ecclesiastica che, se ben capita nella sua vera essenza, non può che essere di origine apostolica e divina.

In effetti, come spiega Stickler, se «ci risulta dalla stessa Sacra Scrittura che l’ordinazione di uomini sposati era cosa normale se san Paolo prescrive ai suoi discepoli Tito e Timoteo che tali candidati dovevano essere stati sposati solo una volta (1 Tm 3,2; 3,12; Tt 1,6)», d’altra parte l’insegnamento di Cristo (cfr. Lc 18, 28-30) evidentemente comportava «la continenza da ogni uso del matrimonio dopo l’ordinazione e che da essa obbligatoriamente deriva. In questo obbligo consisteva realmente il senso del celibato che oggi è quasi comunemente dimenticato» (pp. 16-17).

Così dunque la norma che appare per la prima volta nel Concilio di Elvira nella Spagna del IV secolo – secondo cui i vescovi, i sacerdoti e anche i diaconi già sposati debbono, dal momento dell’ordinazione sacra, astenersi da ogni uso del matrimonio – era una lex scritta che presupponeva uno ius orale antico quanto la Chiesa stessa, e incarnato al meglio da Cristo, Sommo sacerdote, vergine e celibe. Non erano previste allora eccezioni per diaconi non destinati al sacerdozio. Su questo, visti gli argomenti storici e teologici portati dall’Autore (vedi le pp. 33-76), non si può più nutrire alcun dubbio.

Concludiamo con una notazione di fondo del salesiano la quale ci aiuta a cogliere le ragioni profonde (e terribilmente coerenti) che spingono oggi i laicisti e tanti nemici interni ed esterni della cristianità a lottare contro il celibato cattolico: «Dove viene meno la fede diminuisce anche la forza di perseveranza, dove muore la fede muore anche la continenza. Prove sempre nuove di questa verità sono tutti i movimenti eretici e scismatici che si susseguono nella Chiesa. Una delle prime conseguenze presso i loro seguaci è sempre la rinuncia alla continenza clericale» (p. 72). Ma come la poca fede porta al disprezzo della castità, il disprezzo della castità conduce presto o tardi all’apostasia o all’indifferentismo.

Al contrario dunque l’amore e l’onore che diamo al valore del celibato, e più in generale alla purezza e alla verginità, ci diranno quanto amiamo Cristo, il Vangelo e la S. Chiesa di Dio.

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