RECENSIONI LIBRARIE: il catechismo di S. Roberto Bellarmino

Che la conoscenza della dottrina cristiana – una volta detta comunemente il “Catechismo” – sia oggi in uno stato di assoluta negligenza, è una constatazione ovvia e persino banale, anzi nell’attuale situazione ecclesiale desolante non sono rari né i cresimati che non ricordano neppure il Padre Nostro e l’Ave Maria, né i genitori praticanti (!) che evitano di battezzare i propri figli per lasciarli liberi di decidere da grandi…

Da qualche tempo però si nota felicemente una riproposizione della catechesi classica, esemplificata in testi memorabili come il Catechismo di s. Pio X (pubblicato dalla Ares) e il Catechismo Tridentino (per i tipi della Cantagalli).

Una piccola casa editrice italiana, specializzata in testi di rara reperibilità, ha colmato un’altra lacuna con la riedizione dell’ottimo catechismo del Bellarmino (cfr. Roberto Bellarmino, Dottrina Cristiana breve, ed. Amicizia Cristiana, Chieti 2010, € 6. Si può richiedere al tel. 0871.63210). Secondo quanto scrivono gli editori, il manualetto «fu pubblicato nel 1597 dietro espressa richiesta del papa Clemente VIII, il quale esortava “i venerabili patriarchi, arcivescovi, vescovi, abbati, parroci e sacerdoti di qualunque parte del mondo perché facciano ogni sforzo” per farlo adottare nelle loro chiese, diocesi, parrocchie» (dalla seconda di copertina): il che è più di una garanzia sul suo valore dottrinale e teologico.
Non si dimentichi che S. Roberto, vescovo e gesuita in un tempo di controversie dottrinali per certi versi simile all’attuale – vista la radicale opposizione dei novatori di ieri e di oggi alla fede tradizionale – venne dichiarato Dottore della Chiesa da Papa Pio XI nel 1930, ovvero esattamente 80 anni fa. Auspichiamo di cuore che questo anniversario porti i nostri pastori a riproporre la sua splendida e magistrale dottrina la quale spazia in tutti gli ambiti della Divina Rivelazione. Questo suo breve catechsimo è suddiviso in 4 parti (o classi) in cui, col sistema facile delle domande e risposte, si espone in modo piano tutto il nocciolo della fede cattolica, unendo sapientemente il Credo, i comandamenti, i sacramenti e il Pater (come avviene anche con il Catechismo della Chiesa cattolica del 1992). La definizione di “Dottrina cristiana” ce la offre l’autore stesso scrivendo che essa è «un breve compendio di tutto ciò, che Cristo nostro Signore ci ha insegnato, per mostrarci la via della salute» (p. 22).
Nell’impossibilità di ripercorrerlo tutto, notiamo alcuni punti significativi, più o meno disattesi dalla catechesi attuale, ma in realtà di evidente fondazione evangelica. Si inizia come è giusto con la creazione e la sua ragion d’essere: «Per qual fine [Dio] ci ha creato, e ci conserva? Perché noi lo conosciamo, lo amiamo, e lo serviamo in questa vita, e poi nell’altra lo godiamo sempre in Paradiso» (p. 13). E subito si è messi davanti al bivio esistenziale della vita e della responsabilità: «Che darà [Dio] a’ cattivi, che muojono in peccato mortale? L’inferno, dove sono tutti i mali, e si è privo di Dio, e si brucia per sempre» (p. 17).
Ogni affermazione del Simbolo degli Apostoli è spiegata con brevi e sapienti cenni dal grande Dottore: la Chiesa cattolica (art. 9) per esempio è definita come «la Congregazione di tutti i fedeli Cristiani, che sono battezzati, credono, e confessano la Fede di Cristo nostro Signore e riconoscono per Vicario di esso Cristo in Terra il Sommo Pontefice Romano» (p. 28-29). La resurrezione della carne (art. 11) consiste nel credere che «alla fine del Mondo tutti gli uomini hanno da resuscitare, ripigliando i medesimo corpi, che prima avevano; e questo per virtù di Dio, al quale non è cosa alcuna impossibile» (pp. 29-30).
Uguali spiegazioni sono offerte per il Decalogo e i 7 Sacramenti. Nel primo comandamento secondo san Roberto, «ci avverte Dio, che Esso è il nostro vero e supremo Padrone, e per[ci]ò siamo obbligati ad ubbidirlo con ogni diligenza. Appresso ci comanda, che non abbiamo a riconoscere alcun altro per Iddio; pel che peccano gli infedeli, i quali adorano le creature, in cambio del Creatore [e non quindi il vero Dio con altri nomi!]; ed anco i Stregoni, e le Fattucchiere, che tengono il Demonio per loro Dio» (p. 37). Il sacramento della Cresima, la cui importanza oggi è tale che moltissimi sono i battezzati che non lo ricevono più, è quel santo segno che «Fortifica l’uomo, acciocché non abbia paura di confessare la Fede di Cristo nostro Signore; e così ci fa diventare Soldati veri del Salvatore» (p. 42).

Tanti altri i punti degni di nota e che rendono davvero raccomandabile l’opera, specie a quelle famiglie che vogliono cibo solido per i propri cari. Alla domanda circa il male che «avrebbe chi non credesse anche una sola delle cose proposte dalla Chiesa», la risposta del Bellarmino è che «farebbe un gravissimo peccato di eresia» (p. 48). Bella la riflessione del santo sul vero amore di Dio: «Da che si conosce che uno ama Dio sopra ogni cosa? Dalla premura che ha di star lontano dal peccato» (p. 52). Il Dottore quindi, dopo aver ricordato che «non si può amar Dio, se non si ama il prossimo», si chiede se nel prossimo siano inclusi «anche gli Eretici, i Turchi e i Cattivi» (categorie che oggi potremmo ampliare a dismisura grazie ai benefici di un’immigrazione incontrollata) e risponde positivamente, «perché possono convertirsi e salvarsi» (p. 54).
Sul battesimo, la cui valenza oggi è spesso ridotta a “sociologia ecclesiale”, il Bellarmino riassume la dottrina comune (e immutabile): se il peccato originale «è quello, con il quale tutti nasciamo, e l’abbiamo come per eredità dal nostro primo padre Adamo», esso viene cancellato con «il Santo Battesimo; e per[ci]ò chi muore senza Battesimo va al Limbo, ed è privo in perpetuo della gloria del Paradiso» (p. 58).

In conclusione, davvero dulcis in fundo, per «mantenere la devozione» il grande gesuita, chiaro figlio del grande padre s. Ignazio, consiglia «il Rosario della Madonna», in «si contiene la Vita di nostro Signore Gesù Cristo» (p. 60).

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