RECENSIONI LIBRARIE: i padroni della terra

Siamo davvero troppi sulla Terra? C’è cibo sufficiente per sfamare l’intera popolazione mondiale? Le fonti di energia fino a che punto sono rinnovabili? Sono interrogativi che corrono sulla bocca della gente comune ormai da alcuni decenni.

Le risposte degli esperti di settore (o sedicenti tali) sono in genere negative, e hanno condizionato non soltanto la cultura dominante ma anche le politiche concrete, in special modo quelle degli organismi sovranazionali. Con soluzioni spesso peggiori del male che si intendeva combattere.

Il saggio I padroni del pianeta (Piemme, Casale Monferrato 2009, pp. 205, euro 13,50), scritto a quattro mani da Antonio Gaspari e Riccardo Cascioli, rovescia questa impostazione catastrofista e riporta l’uomo, quale artefice positivo del destino dell’umanità, nella sua convivenza con la natura e nella sua capacità di sfruttare adeguatamente le risorse che l’ambiente fornisce. L’indagine di Gaspari e Cascioli fa scaturire un quadro ben più roseo di quello che gli ambientalisti, i demografi e i dirigenti delle principali ONG intendono trasmetterci.

Il primo luogo comune che viene disintegrato è quello della “bomba demografica”: aveva torto Thomas Malthus quando, due secoli fa, sosteneva che la popolazione mondiale sarebbe cresciuta più rapidamente rispetto alla produzione di cibo. Non solo lo sviluppo demografico non si è manifestato secondo le previsioni malthusiane ma, al contrario, laddove l’incremento della popolazione ristagna, è più difficile che i motori dell’economia e della produzione possano ruotare a pieni giri. L’uomo è quindi una risorsa e non un ostacolo per il miglioramento della qualità della vita su tutta la terra. Una ragione di più per incoraggiare, soprattutto in Europa, politiche familiari che pongano un freno al cosiddetto “inverno demografico”.

Il secondo luogo comune che va in frantumi è relativo alla presunta scarsità di risorse. A partire dal petrolio, la cui disponibilità e produzione è largamente aumentata negli ultimi quarant’anni, a differenza di quanto sostenevano negli anni ’70 i pionieri dell’ambientalismo del Club di Roma. Con il passare degli anni sono migliorate le tecniche estrattive e gli aumenti ciclici del prezzo del greggio sono dovuti essenzialmente a politiche speculative.

Un discorso analogo vale per l’acqua e il cibo, che, in realtà, non sono scarsi, ma non equamente distribuiti. Così come bisogna guardare con fiducia all’energia nucleare per troppi anni ingiustamente demonizzata. L’ingegno umano, inoltre, sta spalancando le porte all’utilizzo degli organismi geneticamente modificati che, se non fosse per gli interessi delle multinazionali e le campagne di disinformazione portate avanti dagli ecologisti, potrebbero davvero rappresentare una chiave di volta nel decollo delle economie in via di sviluppo. L’uomo, in definitiva, non è affatto il cancro della Terra ma l’unico tra gli esseri viventi in grado di rendere più abitabile il mondo in cui vive. Con buona pace dei verdi, dei sostenitori del surriscaldamento globale e di chi vive nell’incubo dell’imminente collasso del pianeta…

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