RECENSIONI LIBRARIE: gli ultimi libri di Francesco Agnoli

Non c’è più bisogno di presentare al pubblico il giovane giornalista trentino Francesco Agnoli, classe 1974: ottimo apologeta cattolico, collaboratore di molte testate di primo piano (tra cui “Il Foglio”, “Il Timone”, “Il Settimanale di Padre Pio e Radici Cristiane”) e autore assai prolifico, ci offre, sul finire di questo convulso e intenso 2011, due nuovi saggi di riflessione critica e di battaglia (cfr. Novecento. Il secolo senza croce, Sugarco, Milano 2011, 160 pp., euro 16 e Case di Dio e Ospedali degli uomini, Fede e Cultura, Verona 2011, pp. 130, euro 13,50).

Il primo saggio vuole presentare una sintesi culturale e spirituale del cosiddetto Secolo Breve, visto alla luce della fede e della morale cattolica, mostrando così tutte le carenze, le incoerenze e le follie di “un secolo unico”, per certi versi affascinante e irripetibile, ma «senza dubbio il più violento e sanguinario della storia umana» (p. 7).

Il secolo XX infatti «ha visto lo scoppio della Prima guerra mondiale, con i suoi dieci milioni di morti, i milioni di mutilati e di invalidi; l’incendio devastante, solo pochi anni dopo, causato da un secondo conflitto mondiale, che ha cosparso il pianeta di ben oltre cinquanta milioni di morti» (p. 7). Ma al di là delle cifre drammatiche di cui sopra, che comunque lo classificano come il periodo più tragico della storia umana – contro chi si ostina a ricordare, con vera parzialità, i morti legati a fenomeni di tutt’altro genere come le crociate e l’inquisizione – il Novecento è stato soprattutto «l’epoca in cui si è deciso di creare “il regno dell’Uomo”, di scacciate definitivamente Dio dalla storia del mondo, dai governi dei potenti, dalla vita degli individui» (p. 8).

Avendo voluto, sia nelle forme totalitarie del comunismo e del nazismo, che nelle forme laiche e democratiche, tagliare i ponti con la Tradizione, con la Chiesa e con la Bibbia, le società novecentesche hanno dato luogo ad un vero inferno in terra, pur nell’incredibile sviluppo economico, tecnico e dei commerci. «Distruzione dei nuclei familiari, aborto di massa, infanticidi, uxoricidi, milioni di bambini ridotti ad orfani e vagabondi, diffusione senza precedenti del suicidio…: anche questa è una faccia, spesso trascurata, del “secolo senza croce”» (pp. 8-9).

Con penna agile, lo scrittore trentino passa in rassegna il periodo della Grande guerra (pp. 11-37), la filosofia di fondo del comunismo (pp. 39-66), il nazional-socialismo tedesco (pp. 67-89), il rapporto tra autorità spirituale e potere temporale (pp. 91-98), il maoismo (pp. 99-107), il castrismo (pp. 109-133) e infine il rapporto tra ateismo e suicidio (pp. 135-147): chiudere la pagina triste e atea del Novecento si impone ormai come un dovere agli uomini di buona volontà.

Nel secondo saggio, assai più specifico, l’Autore si chiede quale sia stata la visione del mondo che ha favorito e giustificato la nascita dell’Ospedale e la cura misericordiosa ed efficace del malato. Agnoli segue due direttrici di ricerca, una storica e una teorica. Quella teorica vuole capire e spiegare le ragioni del rapporto tra cristianesimo e attenzione ai malati. Quella storica, di grande interesse documentario, rintraccia la genesi e lo sviluppo di Ospedali e Case di cura, nel periodo luminoso e innovativo, anche da questo punto di vista (oltre che dal punto di vista artistico, scientifico, letterario, musicale, etc.) del Medioevo cristiano.

«Nel mondo antico, prima di Cristo, la presenza di ospedali ha carattere molto sporadico e limiti ben precisi» (p. 9). Sin dall’epoca tardo antica però, dopo la svolta costantiniana, nacquero, spesso legati a figure di famiglie nobili e di matrone facoltose (Fabiola, Marcella, santa Elena…), centri di assistenza per malati e mendicanti; poi, in seguito al movimento benedettino e allo sviluppo del monachesimo in Europa, si arriverà alla fondazione di vere e proprie istituzioni di cura, dette a volte Case di Dio, con lo scopo di assistere qualunque genere di infermità: da qui i vari hospitalia, brefotrofi, orfanotrofi, nosocomi, manicomi, ruote degli esposti, xenodochi, etc.

Tutti sanno qualcosa degli Ospedali fondati recentemente da insigni uomini di Chiesa come il Gemelli di Roma, la Casa Sollievo della Sofferenza di Padre Pio o le mille iniziative missionarie e assistenziali di Madre Teresa di Calcutta. Ma già molti secoli fa davanti al flagello della lebbra, era «stata in generale le Chiesa ad assumersi l’onore dell’assistenza e ad aprire i primi lebbrosari» (p. 35).

Il primo in assoluto sarebbe stato fondato nel 460 presso l’abbazia di Saint-Oyan. «Sembra che nella sola Francia, nel XII secolo, vi fossero 2000 lebbrosari» (p. 35). Sono inoltre numerosissimi i santi e gli uomini di Dio che si occuparono direttamente, a volte donando la propria stessa vita, della cura dei malati, basti pensare alle Misericordie (o Confraternite della Misericordia) nate a Firenze nel 1244 (cfr. pp. 54 ss.) ed estesesi presto in tutta Italia e oggi diffuse nel mondo intero, o alle varie scuole mediche sorte presso conventi e monasteri (per esempio alla Certosa di Trisulti o all’abbazia di sant’Eutizio).

Ordini religiosi particolarmente gloriosi in tale ambito furono i Fatebenefratelli di s. Giovanni di Dio (1495-1550) o i Chierici regolari ministri degli infermi che, per volontà del loro santo Fondatore Camillo de Lellis (1550-1614), ebbero un IV voto oltre ai tre tradizionali: curare gli ammalati, anche nauseabondi e contagiosi, usque ad finem.

Insomma Agnoli ci offre uno spaccato della storia della carità cristiana verso malati, poveri, pazzi e moribondi, notando che, chi ha davvero a cuore l’anima del prossimo (con le 7 opere di misericordia spirituale, le più importanti) è portato coerentemente, a prendersi cura anche delle debolezze dei corpi (con le 7 opere di misericordia corporale), con lo zelo di chi è stato, da Dio in Cristo, amato e curato per primo. (Fabrizio Cannone)

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