RECENSIONI LIBRARIE: Europa “molle” di fronte al duro Islam

Islam intollerante ed Occidente codardo: questa in sintesi l’analisi che il gesuita Samir Khalil Samir, di origini egiziane e tra i massimi esperti di Islam fa dei rapporti tra la civiltà cristiana e quella musulmana. Corrispondente di AsiaNews, padre Samir sintetizza nel suo Islam. Dall’apostasia alla violenza (Cantagalli, Siena 2008, p. 223, € 16,80) con scrittura da giornalista, ma con profondità da studioso (insegna all’Université St. Joseph di Beirut ed all’Istituto Orientale di Roma), gli ultimi anni di vita dei Cristiani nelle terre in cui essi sono una minoranza, schiacciati dalla ingombrante presenza islamica.

Alla durezza degli islamici in Oriente fa eco la mollezza degli Occidentali in Europa: le istanze dei musulmani vengono immediatamente recepite, dalla censura alle parole di Papa Benedetto XVI alla richiesta di eliminare dai luoghi pubblici crocifissi e presepi “offensivi”, dalla pretesa di sempre nuovi e maggiori spazi per la preghiera all’imposizione sul nostro territorio di tribunali islamici (che sono già diventati una realtà nel Regno Unito).

Per evitare il conflitto di civiltà – conclude l’autore – occorre che l’Europa recuperi la pienezza dei propri valori cristiani e che il pensiero islamico apra le sue porte alle sfide della modernità ponendo l’essere umano e la sua dignità al centro di tutto. Un’ipotesi che sembra poco probabile, dato che la cultura islamica – la quale, storicamente parlando, fin dal suo apparire si è posta in una prospettiva di guerra volta alla sottomissione del resto del mondo – scambia la mano tesa, propria della cultura occidentale, come segno di resa, confermandosi nella strada di continue pretese e di chiusura ad ogni tipo di integrazione alla maniera di vivere all’occidentale.

Ecco perché l’idea che gli immigrati in Europa da aree musulmane perderanno la loro identità – o anche solo la parte peggiore della loro identità – è pura utopia. Lo dimostra – ed è un esempio fra i tanti – l’attacco astioso al Papa in seguito al discorso di Ratisbona. Ma cosa disse effettivamente Benedetto XVI di tanto offensivo?

In realtà il Santo Padre si limitò a citare un brano dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo: «Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio», un asserto perfettamente logico per la mentalità cristiana, inaccettabile per chi considera Allah onnipotente e quindi non legato ad alcun vincolo, foss’anche di natura perfettamente razionale. In un mondo dove non è utile studiare le leggi della fisica, perché Allah potrebbe cambiarle a suo piacimento – meglio, capriccio – in qualsiasi momento (e per questo nel corso dei secoli la civiltà islamica non è particolarmente progredita dal punto di vista tecnico), non si può accettare la “limitazione” razionale di Dio.

L’intera vicenda è riassunta in un elegante libro delle Edizioni Studio Domenicano, Logos. La ragione di Dio (Bologna, 2008, p. 130, € 14), che raccoglie, accanto al testo della Settima Lettera di Manuele II Paleologo, l’intero intervento di Benedetto XVI a Ratisbona, una riflessione del card. Carlo Caffarra, una del card. Angelo Scola ed un saggio del teologo padre Giuseppe Barzaghi o.p., docente presso l’Università Cattolica di Milano, lo Studio Teologico Accademico Bolognese e l’Ateneo domenicano di Bologna, nonché direttore della rivista “Divus Thomas”, incentrato sul termine “ragione” negli scritti di San Tommaso d’Aquino.

Il volume, pubblicato nella collana Le Frecce, è un efficace strumento per risalire ai testi originali che dettero vita alla polemica e, nel ricostruire l’intera vicenda, evidenzia la distanza tra le due concezioni, cristiana ed islamica, dell’idea di Dio.

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