RECENSIONI LIBRARIE: Cristianesimo e Islam a confronto

Islam e Cristianesimo sono compatibili? Qualcuno sostiene addirittura che siano le due facce della stessa medaglia: si fa notare come Allah significhi Dio e si cerca di far passare il concetto di sostanziale uguaglianza tra le varie fedi.


I più colti parlano di “unità trascendente delle religioni”, secondo cui qualsiasi credo porterebbe alla salvezza, per cui non ci sarebbe da temere il diffondersi dei maomettani in Europa.

Ma Cristianesimo e Islamismo sono davvero così simili?

A questo quesito dà una risposta un “Quaderno del Timone” (Silvia Scaranari, Islam. Elementi per un confronto, I quaderni del Timone, Art, Novara 2008, p. 64, € 6), che arricchisce la collana storica (in cui gli ultimi volumi pubblicati sono stati quelli di Rino Cammilleri sul caso Galilei, di Marco Invernizzi sul magistero di Giovanni Paolo II e di Marco Meschini sulle Crociate) di una interessante e puntuale guida alla religione di Maometto che, dopo averne redatto una sintetica storia e tracciato un quadro antropologico, passa a tracciare un parallelo con il Cristianesimo per poi affrontare il problema dei rapporti tra le due religioni.

In effetti a prevalere sono le diversità più che le similitudini: il concetto di Dio è completamente diverso (unico e inflessibile nell’Islam, contro il Dio cristiano uno e trino, amore infinito, ragione assoluta), Gesù è soltanto un profeta e non certo il Figlio di Dio, mentre Maria è semplicemente l’esempio di come debba essere una buona fedele (altro che Corredentrice!).

Inoltre il valore della preghiera è diverso, il muezzin non è un sacerdote, ma un semplice fedele e non esiste una gerarchia ecclesiastica né una teologia paragonabili a quella della Chiesa cattolica.

Un punto fondamentale, che spesso passa inosservato, è che l’Islam si definisce non semplicemente come una religione, bensì come la sintesi di religione, società e Stato: di conseguenza mira a egemonizzare tutti i luoghi che si ritiene spinto, per mandato divino, a sottomettere (ricordiamo che islam significa appunto “sottomissione”).

Dati questi presupposti, suggerisce la Scaranari, anche se il cristiano deve essere ben disposto verso il prossimo, da chiunque venga rappresentato, deve soprattutto guardarsi dal relativismo («ci sono tante religioni, tutte portano ugualmente a Dio, quindi è indifferente scegliere l’una o l’altra») ed evitare il dialogo senza che esso sia accompagnato dall’annuncio: va bene confrontarsi con le altre religioni, ma senza dimenticare di portare loro la Verità, cioè Cristo.

È un dovere del cristiano, ribadito sia da documenti della Chiesa post-conciliare che dal Vangelo («Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» scrive Marco, 16, 15-16, ripreso dagli altri sinottici).

E quello di non presentarsi come subordinati o paritari è un atteggiamento necessario in particolare con gli islamici, abituati a considerare la mano tesa come un segno di inferiorità.

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